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IL FANTASMA DI ALDO MORO
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  CHI E' ALDO MORO

Aldo MoroL'eredità di Aldo Moro non è tanto in beni terreni o patrimonio ideale. La sua visione delle cose italiane (il processo di scaricamento, da parte degli Usa, della DC, a favore di una classe politica e tecnocratica in odore di Fondo Monetario Internazionale) non è soltanto scritta nero su bianco nelle citazioni opportune effettuate da Sergio Flamigni, il massimo esperto sull'affaire-Moro. L'eredità di Aldo Moro è la paura. La paura che aggredisce chi è perseguitato da uno spettro. Chi deve avere paura?
Secondo Romano Prodi, Romano Prodi è un fervente cattolico. Senza la patente di cattolico, col cavolo che si pigliava la poltrona dell'Iri in tempi assai sospetti. Che cosa pensava di quella poltrona Aldo Moro? Lo dice lui stesso, e pare incredibile che l'uomo di cui sta parlando è lo stesso che, bonariamente, continua a occupare poltrone anche senza patenti cattoliche (forse ne avrà di protestanti o, magari, di qualche altra setta). Ecco le staffilate di Moro a questo buontempone bolognese che, rubicondo e gioioso, deve fare un sacco di fatica a mantenere il sorriso con un simile giudizio che gli grava addosso: "E' vero che, nello sviluppo dei tempi, il potere della D.C. è andato largamente fondandosi sul predominio in materia bancaria. All'inizio non era così (anche per una certa eredità liberalmassonica) e ci si lamentava in campo democristiano dello scarso potere detenuto nel settore bancario. Oggi certo non è più così, specie se si abbia riguardo al settore delle casse di risparmio, banche popolari, banche rurali e sopratutto a quello delle grandi banche d'interesse pubblico che fanno capo all'Iri. Intendo dire come potere esercitato dall'Iri".
Il fervente cattolico Romano Prodi ha vari amici a Bologna, come l'ex ministro Clò o l'ex ministro Andreatta. Insieme a Clò (che anche lui deve essere iscritto a qualche setta, perché i buoni cattolici non fanno cose simili), Prodi partecipò a una seduta spiritica, da cui emerse, con la legittimazione dell'Aldilà, il nome di Gradoli: il luogo supposto dove Moro era carcerato. Cercarono, come è noto, nel paese di Gradoli, mentre Moro stava a via Gradoli, in Roma.
Altre fasi non tanto equivoche venute in luce durante l'inchiesta della commissione Flamigni? Per esempio quando, rivolgendosi ad Andreotti, Moro nominò l'intenzione degli americani di scaricare la DC, per sostituirla con un centro più laico e tecnocratico, che parli un "buon inglese", e cresciuto sotto l'ala protettiva di Henry Kissinger. Un nome a caso tra quelli dei rampantissimi tecnocrati citati da Moro? Il "giovane Mariotto Segni". Prendere i libri di Flamigni per credere.
Un'ultima notazione. Francesco Cossiga ha scritto: "Io sono tra quelli che ricordano e anzi rivendicano (sempre più pochi e sempre meno convinti...) di avere, dopo il rapimento di Aldo Moro e le richieste e proposte di scambi o comunque di trattative con i terroristi, concorso a decidere e a sostenere la linea del rifiuto, chiamata altrimenti la linea della fermezza, a difesa della legalità repubblicana e dello Stato democratico. E ciò nel pieno rispetto da parte mia di chi fu di differente avviso o lo è anche oggi. Feci quella scelta con profondo dolore, per l'affetto che nutrivo per Aldo Moro e di cui Egli mi aveva da tempo fatto generoso dono". Cosa scrisse, invece, Moro di Cossiga? Ecco, che cosa scrisse: "Di derivazione sarda ed imparentato con Berlinguer, ha la sua base elettorale e psicologica in Sardegna, dove spesso vivono i familiari. Conosce naturalmente a Roma ai più alti livelli, ma non è, come Andreotti, un romano e non ne ha oltretutto la mentalità. Se dovessi esporre con una certa riservatezza il mio pensiero, direi che in questa vicenda mi è parso fuori di posto, come ipnotizzato. Da chi? Da Berlinguer o da Andreotti? Se posso avanzare una ipotesi, era ipnotizzato da Berlinguer piuttosto che da Andreotti con il quale lega a prezzo di qualche difficoltà. Io voglio dire questo: I La posizione non mi è parsa sua e cioè saggia, motivata, riflettuta ed anche guidata. Perché Cossiga ha bisogno di essere guidato, per rendere bene nei suoi compiti; II la posizione gli era evocata per suggestione e in certo modo, inconsapevolmente imposta. E' chiaro che una cosa è che si subisca un'imposizione, un'altra che si sia accompagnati fino a persuadersi che quel che si fa, sia il meglio da farsi. Insomma; non era persuaso, ma subiva. Forse se gli avessi potuto parlare l'avrei sbloccato, invece è rimasto con la sua decisione sbagliata che gli peserà a lungo". Alla faccia dell'affetto profondo...

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