C'è da chiedersi, francamente, come certi personaggi possano, oggi, sorridere e gongolare davanti alle telecamere nazionali, dopo che su di loro Aldo Moro scrisse quello che scrisse. Ci sarebbe non tanto da seppellirsi dalla vergogna, dal momento che Moro è stato seppellito fisicamente, e non per metafora. Ci sarebbe da ritirarsi: extrema ratio di un pudore che il dramma dell'ex presidente dc richiederebbe a chi possiede un briciolino di etica, o di dignità personale.
Se non siete interessati a leggervi, nelle minime pieghe, i giudizi e le verità estreme di Aldo Moro (pubblicate integralmente nel memoriale che è riprodotto nella Banca Dati della Memoria di Clarence), eccovi la crème. Di che sostanza questa crème sia fatta, poi, giudicatelo voi...
Andreotti e i democristiani
"Andreotti è restato indifferente, livido, assente, chiuso nel suo cupo sogno di gloria. Se quella era la legge, anche se l'umanità poteva giocare a mio favore, anche se qualche vecchio detenuto provato dal carcere sarebbe potuto andare all'estero, rendendosi inoffensivo, doveva mandare avanti il suo disegno reazionario, non deludere i comunisti, non deludere i tedeschi e chi sa quant'altro ancora. Che significava in presenza di tutto questo il dolore insanabile di una vecchia sposa, lo sfascio di una famiglia, la reazione, una volta passate le elezioni, irresistibile della D.C.? Che significava tutto questo per Andreotti, una volta conquistato il potere per fare il male come sempre ha fatto il male nella sua vita? Tutto questo non significava niente. Bastava che Berlinguer stesse al gioco con incredibile leggerezza. Andreotti sarebbe stato il padrone della D.C., anzi padrone della vita e della morte di democristiani e no, con la pallida ombra di Zaccagnini, dolente senza dolore, preoccupato senza preoccupazione, appassionato senza passione, il peggiore segretario che abbia avuto la D.C. (...) On. Andreotti, per nostra disgrazia e per disgrazia del Paese (che non tarderà ad accorgersene) a capo del Governo, non è mia intenzione rievocare la grigia carriera. Non è questa una colpa. Si può essere grigi, ma onesti; grigi, ma buoni; grigi, ma pieni di fervore. Ebbene, On. Andreotti, è proprio questo che Le manca. Lei ha potuto disinvoltamente navigare tra Zaccagnini e Fanfani, imitando un De Gasperi inimitabile che è a milioni di anni luce lontano da Lei. Ma Le manca proprio il fervore umano. Le manca quell'insieme di bontà, saggezza, flessibilità, limpidità che fanno, senza riserve, i pochi democratici cristiani che ci sono al mondo. Lei non è di questi. Durerà un po' più, un po' meno, ma passerà senza lasciare traccia. Non Le basterà la cortesia diplomatica del Presidente Carter, che Le dà (si vede che se ne intende poco) tutti i successi del trentennio democristiano, per passare alla storia. Passerà alla triste cronaca, soprattutto ora, che Le si addice. Che cosa ricordare di Lei? La fondazione della corrente Primavera, per condizionare De Gasperi contro i partiti laici? L'abbraccio-riconciliazione con il Maresciallo Graziani? Il Governo con i liberali, sì da deviare, per sempre, le forze popolari nell'accesso alla vita dello Stato? Il flirt con i comunisti, quando si discuteva di regolamento della Camera? Il Governo coi comunisti e la doppia verità al Presidente Carter? Ricordare la Sua, del resto confessata, amicizia con Sindona e Barone? Il Suo viaggio americano con il banchetto offerto da Sindona malgrado il contrario parere dell'Ambasciatore d'Italia? La nomina di Barone al Banco di Napoli? La trattativa di Caltagirone per la successione di Arcaini?".
La stampa italiana
"Rizzoli è abile giocatore e dominerà fino al limite del possibile con un apporto che è difficile immaginare italiano se non nella firma. La stessa macabra grande edizione sulla mia esecuzione può rientrare in una logica, della quale forse non è necessario dare ulteriori indicazioni. Solo un istante mi soffermo sul Messaggero, conteso tra comunisti (forse Scalfari, forse Pratesi) e socialisti cui era stato dato nel quadro di un pacifico rapporto di centro-sinistra, poi deterioratosi, lasciando il giornale in grandi incertezze e, per così dire, diviso in pagine, ciascuna data in appalto a qualcuno (idealmente, s'intende). La tensione tra Caracciolo e Rizzoli è forte ed il Messaggero è fortemente desiderato da entrambi o, quanto meno, è desiderato che non passi nel dominio dell'altro. La D.C. cerca di non impegnarsi. Il Tempo, che segue la D.C., è in grossa difficoltà. Stampa, Corriere, Resto, Nazione e, per la sua proprietà, il Giorno hanno una posizione normale. Ma per il resto è tutto in discussione".
Cossiga
"Figlioccio e prediletto del Presidente Segni, ne seguì a lungo, affettuosamente la vicenda politica, ma non mancò di correggerlo, quando occorreva (ed occorreva) in senso progressista. Come gruppo interno si trovò così (ma la cosa non è innaturale) da doroteo che era basista e tale è ancor oggi considerato, cioè come fortemente spostato a sinistra. Di derivazione sarda ed imparentato con Berlinguer, ha la sua base elettorale e psicologica in Sardegna, dove spesso vivono i familiari".
Gli Agnelli
"Nelle ultime elezioni vi è una pressante offerta di candidatura alla confindustria nelle liste del PRI. Ma per molteplici ed anche comprensibili ragioni Gianni Agnelli rifiuta, mentre la sorella Susanna entra, a titolo proprio e senza problemi, nel Gruppo Parlamentare PRI. Rimane il problema di Umberto Agnelli che ha una certa ascendenza cattolica almeno nella scuola che ha frequentato. Credo che si tratti di una scelta personale, fondata molto semplicemente sulla convinzione che una politica di rilievo e con risvolti efficaci si fa solo in un grande partito. E la D.C. è, tra quelli presi in considerazione, il solo che abbia queste caratteristiche. Del resto non mi pare che Umberto Agnelli abbia problemi ideologici da risolvere, ma solo problemi pratici di essere accettato in una famiglia (litigiosa e piuttosto cattiva) che ha le sue suscettibilità. Agnelli è dunque il puro eurocrate, con tutta la formazione propria della categoria, che entra nel gruppo a lui più congeniale, per fare quella politica che reputa la più idonea ai tempi. E in questo corrisponde, ad un alto livello, a quel tipo di sostanziale agnosticismo ed opportunismo che, anche a livelli diversi, ha caratterizzato la D.C. Egli quindi non è nel cuore dei gruppi d'ispirazione cristiana (che sono pochi), ma in quell'alone di indifferenti-simpatizzanti, ai quali interessa di fare politica".
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