Ricordate l'intervista di Daniele Luttazzi a Marco Travaglio in una delle ultime puntate di Satyricon? Travaglio, invitato a presentare il proprio libro, parlò di "un'agghiacciante intervista" a Paolo Borsellino sui rapporti tra lo "stalliere" mafioso Mangano, Dell'Utri e Berlusconi, scatenando un vespaio di polemiche, le dimissioni dei consiglieri di amministrazione della Rai e la discussione della questione in ambito parlamentare. Sapere che cosa realmente avesse affermato Paolo Borsellino nell'intervento citato da Travaglio era, fino a qualche tempo fa lusso di pochi: l'intervista andò "smarrita". RaiNews24 l'ha poi ritrovata e trasmessa, purtoppo a notte fonda.
Ecco su Clarence i video e la trascrizione dell'intervento che Paolo Borsellino rese ai giornalisti Moscardo e Calvi il 19 maggio 1992, quarantotto ore prima che il giudice Falcone venisse ucciso a Capaci.
L'intervista a Borsellino sui rapporti tra Berlusconi, Dell'Utri e la mafia. Il libro di Travaglio e Veltri sui soldi di Sua Emittenza. Quanto è controverso il passato dell'uomo che vincerà le prossime elezioni? Ha davvero avuto contatti con Cosa Nostra oppure è un perseguitato politico? Discuti con noi e dì la tua!
Corrono gli anni settanta: la mafia sbarca a nord con ingenti capitali, tramite propri uomini che fanno da ponte tra la Sicilia e il mondo dell'imprenditoria. Uno di questi è Vittorio Mangano, che trova un'occupazione grazie al delfino berlusconiano Marcello Dell'Utri. Due giornalisti, Fabrizio Calvi e Jean Pierre Moscardo intervistano il giudice Paolo Borsellino a proposito della sentenza di rinvio a giudizio dell'estate '85 e del maxiprocesso del febbraio '96. Sono interessati in particolar modo ad uno dei 475 rinviati, Vittorio Mangano, appunto. Borsellino traccia un preciso profilo del mafioso, raccontando dei suoi legami, delle connessioni, e delle sue telefonate intercettate dagli inquirenti in cui la parola "cavallo" sta per "droga", da consegnare presso un prestigioso hotel milanese. Ecco la trascrizione integrale dell'intervista, comprese tutte le ripetizioni e le incertezze tipiche del discorso diretto.
Chi era il Paolo Borsellino, il giudice che ha lottato contro la mafia e in certi casi contro lo Stato? Un uomo la cui integrità morale ha valicato gli schieramenti e fatto sì che sia la destra che la sinistra lo adottassero come bandiera dell'impegno contro la criminalità. Il giudice che ha conquistato l'affetto della gente e un posto riservato nella memoria della società civile. Ecco la sua storia: la nascita nel quartiere palermitano della Magione, durante il fascismo; l'iscrizione al FUAN, i primi incarichi da magistrato; la gloriosa stagione del Pool Antimafia di Palermo; l'amicizia con Falcone stroncata sull'autostrada per Capaci; i dissidi con le istituzioni di uno Stato che non sempre ha lottato da dietro la stessa barricata; il rapporto con la famiglia, il lavoro e i collaboratori, fino all'autobomba di via D'Amelio del 19 luglio 1992 e la morte assieme a tutti i componenti della scorta.
Il primo capitolo del libro "L'odore dei soldi" di Elio Veltri e Marco Travaglio, nel quale si tratta dell'"intervista scomparsa" che Clarence pubblica in questa pagina.
Premessa. Un mafioso ad Arcore
Quando sia arrivato nella villa di Arcore, nessuno esattamente lo sa. Chi dice nel 1974, chi nel 1975. E anche la data e le modalità del suo allontanamento restano un mistero. Ma una cosa è certa: per alcuni anni un boss di prima grandezza della mafia siciliana, Vittorio Mangano, ha soggiornato nella villa di Silvio Berlusconi, con moglie e due figlioletti, ufficialmente per svolgervi le mansioni di «fattore» o di «stalliere». Grazie alla raccomandazione di un conterraneo e amico di vecchia data: Marcello Dell'Utri.
Nato a Palermo il 18 agosto 1940, giovane emergente della famiglia mafiosa di Porta Nuova (quella di Pippo Calò e Tommaso Buscetta), fin dai primi anni '70 Mangano fa la spola fra la Sicilia e Milano...