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ELEZIONI 2001
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  IN CAMPAGNA!
Maurizio Baruffi con la sua LunaL'ANTEFATTO
La politica per me è una scelta di vita (chi azzecca per primo il riferimento a un'opera autobiografica vince una cena col candidato), una passionaccia, una malattia. La subiscono i miei genitori, le mie fidanzate (uso il plurale non in senso sincronico), gli amici. Ho organizzato la prima assemblea di classe - congiunta: genitori, studenti, insegnanti - per protestare contro la prof di matematica in seconda media. Poi, al liceo, sono stato rappresentante di classe e di istituto. Anche contemporaneamente. Vi risparmio poi il racconto dai 18 ai 33 anni, ma state certi che il copione non cambia molto. E arriviamo al 2001.
Quest'anno ho pensato: "Ci sono le politiche, le comunali, l'elezione dei consigli di zona. Ma io non mi candido. No, voglio stare tranquillo. Al massimo per il mio consiglio di zona mi metto in lista buono buono, tanto per riempire e fare il numero sufficiente di candidati. Non si può stare sempre lì, a stressare gli altri, a chiedere i voti". Poi, cosa succede? Me ne vado un fine settimana a Londra a trovare una carissima amica che vive lì, stacco il cellulare, mi rilasso. Erano i primi giorni di marzo. Quando torno a Malpensa, riaccendo la protesi dell'orecchio e, zac!, c'è una chiamata dei Verdi di Milano. "Stiamo facendo le liste, non ti piacerebbe provare quest'avventura, perché non ti candidi...". Credo di averci pensato non più di 5 secondi. Forse 6. Mi si deve essere aperto un sorriso ebete, ho iniziato a pensare ai volantini, ai manifesti, a tutti quelli che potevo chiamare, a come sarebbe stato bello arringare la folla in Piazza del Duomo... un vero delirio d'onnipotenza in meno di 30 secondi. Narcisismo? Credo sia inevitabile in politica.
LA PREPARAZIONE DELLA CAMPAGNA
E veniamo ad aprile: prima di Pasqua si raccolgono le firme per le liste. La campagna deve ancora partire. Io sento già un pruritino. Vado in garage, controllo i vecchi materiali: volantini, manifesti, cartoline... Il secchio è lavato, la scopa per attacchinare deve essere sostituita, c'è un avanzo di colla. Uhm, cosa vedo... Ho ancora una ventina di manifesti usati alle provinciali di due anni fa. Lo slogan era "C'è Baruffi nell'aria". Una delle scelte più controverse e divertenti delle mie campagne politiche. Pensate che c'è addirittura una mia amica che teneva il volantino con lo slogan e la mia faccia che sale al cielo simile a un palloncino attaccata sul frigorifero a distanza di mesi... dice che non aveva mai visto nulla di così kitsch! Bene, quei vecchi manifesti non posso mica buttarli. Con tutti quei tabelloni elettorali già pronti in viale Argonne e vuoti vuoti. Fra pochi giorni attaccare sarà impossibile perché ci saranno i soliti prepotenti che coprono ogni superficie. Che faccio? Lo faccio. Zac, una bella pecetta verdona sulla scritta "Alle provinciali" e rimane: "Vota Baruffi". Il resto è perfetto. Il partito non è cambiato, sempre i Verdi (è dal 1989 che sono fedele a questa casacca, tra un po' batto il record di Franco Baresi). E convinco la fidanzata alla prima attacchinata della campagna elettorale. Ci ho rimediato un mal di gola che è durato due settimane, cazzo!!! Le elezioni a giugno sono molto meglio, fa caldo.
ENTRIAMO NEL VIVO
17 aprile. Primo ostacolo politico. Io vivo in periferia a Milano, in zona Città Studi. Sto nei Verdi, credo nella città multirazziale e multietnica, antirazzista, bla, bla, bla. Cosa appare sul portone di casa (nella parte interna) il 17 aprile? Un gentile bigliettino della democratica signora del secondo piano, che ho sempre considerato una mia grande elettrice: "Attenzione, chiudere bene il portone, perché gli zingari vogliono entrare!". Mi sa che sarà una strada in salita... Oggi è il 23 aprile e il biglietto è ancora lì! Ogni giorno mi dico: "Bene, ora vado a trovarla. Busso alla porta. Lei apre. La saluto cordialmente. Ricambia cordialmente. Le dico che anche quest'anno mi candido e conto sul suo appoggio. E lei mi chiede cosa ne penso della sicurezza, della microcriminalità, di tutti questi stranieri che ci sono in giro... E io? Io, pacato, fermo, sereno, le spiego che la sicurezza è un valore fondamentale, ma lo è anche l'integrazione. Che non serve l'ordine pubblico, ma una politica sociale attenta ai bisogni degli esclusi. Si accettano scommesse su come andrà a finire...
20 aprile. Primo festone elettorale. O meglio. Prima mossa strategica. I miei amici volevano organizzare un party danzante per salutare il ritorno a Milano per un paio di settimane di una coppia che da dicembre è andata a vivere a Chicago (due voti sicuri, persi!!!). Ma non trovavano il posto. Ed ecco che, rapido come una lince, astuto come una volpe, preciso come Beppe Furino, il candidato esce dal cilindro la soluzione. Per fortuna c'è un carissimo vecchio sodale di mille battaglie che produce i pupazzi più belli del mondo e che ha un capannone lungo il viale Monza. Lo vado a trovare, gli piace l'idea della festa, gli piace che io mi candidi come ai vecchi tempi (mi sono sparato le amministrative del '90-'93-'95-'99, ho lavorato per altri alle politiche del '92-'94-'96 e vi risparmio le europee). Gli amici sono contenti, parte il tam tam e più di 100 persone si ritrovano a ballare e bere fino alle 5 del mattino. Quasi tutti escono felici e salutano quel falchetto appostato alla porta, con la cartolina nella mano sinistra e la destra tesa ad abbracciarli, che gli dice: "Mi raccomando, ricordati che sono candidato, dai qualche cartolina ai tuoi parenti, aiutami...". Per fortuna mi vogliono bene. Credo. Almeno gli ho trovato il posto per la festa... Pensa che alle 4 del mattino quello che si era incaricato di affittare l'impianto dice: "Domani non posso andare a restituire lo stereo. Chi ci va?". Ed ecco che balza dalla penombra uno e un solo volontario: disponibile, cordiale, premuroso! L'ho incontrato due sere dopo e mi ha detto "Guarda che volevo già votarti, ma dopo che sei stato così gentile a riportare lo stereo non ho più dubbi. Ti sei guadagnato il mio voto!". La classe non è acqua... E i professionisti son gente seria.
21 aprile. Mi telefona quello del laboratorio della festa: "Senti, ci ho pensato. Devi proprio essere eletto a Palazzo Marino"; "Grazie, grazie. Hai qualche idea per aiutarmi?"; "Secondo me devi puntare su dei voti di lobby trasversali"; "Sono d'accordo: tutte le mie battaglie libertarie di tanti anni vanno in questa direzione... diritti civili, legalizzazione di hashish e marijuana"; "No fermati, non dico quelle robe lì. Parlo di una lobby molto potente e non tutelata da nessuno"; "Quale (già conto i possibili voti, con uno sguardo alla Paperon de' Paperoni)?"; "I clienti delle prostitute, che non devono essere criminalizzati!"; "Posso pensarci qualche giorno, prima di decidere?".
22 aprile. Sto scrivendo le prime lettere e sono le 3 di notte ormai. Ne devo mandare una a quel mio carissimo cugino con cui giocavo sempre da piccolo e che non vedo da 7-8 anni, ma mi vuole un sacco di bene e quando ci scambiamo gli auguri di Natale ricordiamo sempre con gioia i bei tempi andati... Sì, ma cosa gli scrivo? E' tardi e la fantasia scarseggia. E vabbe', facciamola facile: "Più Subbuteo per tutti!".

 NELLO SPECIALE ELEZIONI 2001:
Una tragedia italianaUna tragedia italiana
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BerlusgotchiIl Berlusgotchi
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Urna nel silenzioUrna nel silenzio
Dispacci quotidiani da Lia Celi per chi non sa né eleggere né escrivere.
I banner tarocchiI banner tarocchi
Le gallery con le vostre "proposte" pubblicitarie per Berlusca e Rutelli.
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Le storiche gallery dei banner e dei manifesti contraffatti sul Web.
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Par condicio: manifesti reinterpretati anche per il Piacione.
Quella sagoma del BerluscaQuella sagoma del Berlusca
Berlusconi in realtà non esiste, è solo un nano di cartone.
Diario del candidatoDiario del candidato
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  di Maurizio Baruffi
gli stessi argomenti su:   NESSUNO  
   data: 24 aprile 2001 protezione contenuti: assente Aiuto  

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