Sabato 5 maggio: cena da una clarenciana. Ricordate che nelle altre puntate ponevo sempre un interrogativo sollecitando le risposte? (altri chiamano questa circonlocuzione QUIZ). Bene, una clarenciana ha risposto azzeccando e da lì è nata una breve corrispondenza che ha generato una cena, a casa sua, con alcuni amici. Il mio compito era quello di convincere lei in primo luogo - ha sempre votato un altro partito - e i suoi ospiti in seconda battuta, al voto per il sottoscritto. Non so se ci sono riuscito, però è stata una serata molto carina e rilassante, perché si è piacevolmente e amabilmente discusso di tante cose, non solo della campagna elettorale. La cosa più divertente è che - siccome la rete copre il mondo intero, nel web si trovano le persone più lontane e quella dei 6 gradi di separazione è una teoria fasulla - lei abita esattamente a 350 metri da casa mia (forse 400, ma non di più). Buffo vero? Lunedì 7 maggio: la sveglia suona alle 4.30 del mattino. Il fine settimana è stato durissimo: ho spedito tutte le buste, incontrato amici e conoscenti in aperitivi, cene e merende. Sono ingrassato almeno un paio di chili. Ma la sveglia suona alle 4.30 del mattino, implacabile. Devo andare a Pisa, al carcere, a trovare una persona che è detenuta lì e che non meriterebbe di esserci. Soprattutto perché sono assolutamente convinto - e lo sono molti altri - che sia innocente. Adriano Sofri ha lanciato una richiesta, attraverso la sua rubrica quotidiana su Il Foglio, in cui chiedeva venissero regalate dalle società di calcio le maglie delle squadre ai detenuti, per un torneo interno al carcere. Ho girato la richiesta a Milly Moratti e ho ottenuto quelle dell'Inter, la prima e la seconda divisa. E così vado, consegno e torno. Alle 14 sono di nuovo a Milano. E' stata solo una piccola pausa. Martedì 8 maggio: un segnale positivo e di incoraggiamento. Una mia cugina mi scrive in posta elettronica che il rododendro che le ho dato in custodia quando nel vaso non ci entrava più e che doveva essere piantato in giardino è in fiore ed è splendente. Secondo lei questo è un segnale positivo e di incoraggiamento. Sarà una coincidenza ma 10 minuti dopo scendo dal fruttivendolo sotto casa e incontro la signora del mio palazzo che, a Pasqua, ha affisso un bigliettino all'interno del portone, invitando a chiudere bene perché "gli zingari vogliono entrare". Mi chiede come va, le dico bene. "Ah, sa che sono candidato?", sudo freddo, perché penso che adesso possa partire una discussione su sicurezza-immigrazione-emarginazione-zingari etc etc. E invece, "Bene, dammi un po' di volantini che ti voto e ti faccio votare". Sarà che mi conosce da quando sono bambino e che questo è, più di ogni altra cosa, il migliore argomento da campagna elettorale... Mercoledì 9 maggio: la giornata delle cacche. Dunque, tutto il giorno impegnato in discussioni, volantinaggi, incontri e chi più ne ha più ne metta. Alle 18 devo partecipare alla presentazione di un libro, da Tikkun, una libreria che a Milano è un vero luogo di piacere, perché non si limita a vendere libri, ma produce una grande quantità di iniziative, incontri, dibattiti. Bene, sono naturalmente in ritardo, di corsa, trafelato. Ho appena portato vino e salatini a casa di un'amica che dopo il libro ospiterà un aperitivo mangereccio per una quarantina di persone e... zac! Metto il piede su una cacca terrificante. La suola della scarpa è di quelle con tutti i buchini sotto, per cui liberarsi dell'inconveniente (che ne dite di questo eufemismo?) è assai complicato. Vi risparmio i dettagli (i coprofili possono scrivermi per averli), ma ciononostante arrivo quasi in orario e con un magnifico sorriso da vero candidato. Naturalmente dopo il libro e l'aperitivo c'è il turno dell'attacchinaggio. Seconda merda della giornata! Il mio socio e volenteroso amico attacchino (quello che si è offeso perché nella scorsa puntata ho citato la sua panza fra i principali imputati per la rottura della scopa, fatto unico nella storia dell'attacchinaggio mondiale) sorride: "Porta buono!"; "Sì, va bè. Ma le scarpe le lavo io!". Giovedì 10 maggio: comincia il rush finale. Scrivo queste righe e già sono con la testa fuori, penso ai negozianti del quartiere: il pasticciere l'ho già catechizzato (anche perché con tutti gli acquisti degli ultimi giorni per dare da mangiare pizzette e cannoncini ai miei elettori, come minimo quello si augura una nuova campagna ogni tre mesi), il macellaio anche. Il barbiere poi è scatenato e offre sconti a chi promette di votarmi. Mi mancano il prestinaio e il gommista. Tabaccaio e giornalaio sono enigmatici, il barista invece è contro. Ma punto sul cappuccino di sabato mattina per l'ultimo tentativo. Domani sera grande festa finale dall'amico dei pupazzi. Chi vuole partecipare mi scriva. A tutti quelli che hanno avuto la pazienza o il piacere di seguirmi fin qui un grazie. E un appello, ovviamente. Se ciascuno convince altri 5, è fatta! Ricordatevi: scheda azzurra, simbolo dei verdi, scrivere Baruffi.
Alla redazione di Clarence, che non ha ricevuto nemmeno un bignè - per ora - una proposta: e se dopo "il diario del candidato" facessimo "il diario del consigliere"? (La nostra risposta? Vediamo come vanno le elezioni, noi siamo già pronti a fare un triplo salto della quaglia... neh, ragazzi, qua non si scherza più..., ndr.).