Sabato 28 aprile Appena iniziata la campagna elettorale avevo chiesto alle due persone con cui ho condiviso esperienze e battaglie politiche di questi anni un breve testo da utilizzare come "certificato di sana e robusta costituzione". Quasi non ci speravo più, quando, sabato mattina, come d'incanto, si materializzano sul pc, uno via l'altro, i due poemetti. La mia commozione è somma. La rapidità di esecuzione nel coinvolgere grafico e tipografo per sfruttare al meglio questi due regali, altrettanto.
Manconi lo metto in bella vista IN UNA LETTERA, Corleone me lo sparo dietro la cartolina UN SEME DI LIBERTA'... e chi ha orecchie per intendere intenda. Grazie Franco, grazie Luigi. Ho imparato molte cose da voi due. La più importante è che ci sono persone che fanno politica per passione, con intelligenza e con grande dignità. Voi siete fra queste. Domenica 29 aprile: tutti via per il fine settimana e il ponte del 1 maggio. Io qui, a Milano, a lavorare come un certosino ai miei indirizzi, alle buste da chiudere, alla spedizione da fare. Nella città deserta, forse solo semideserta, mentre vado a comprare i giornali mi imbatto in uno dei manifesti elettorali più inquietanti che abbia mai visto. C'è un tale, di un partito che una volta era fuori dall'arco costituzionale e che poi un imprenditore brianzolo ha sdoganato alla democrazia, un tale dicevo che si è fatto il manifesto così: faccia cattiva, camicia nera (o bruna), basco da parà della Folgore. E' un parà della Folgore. Non contento di spaventare i bambini col poster elettorale ha anche riempito i tabelloni con le sei lettere del suo cognome scritte a caratteri cubitali sui colori della bandiera italiana. Una roba da brivido. E se lo incontro una sera mentre mi attacco il mio manifestino del sole che ride e gli dico con gentilezza, "Un sole sopra ogni testa, una piantina su ogni balcone"? Quello mi accartoccia e mi fa fare un lancio di prova dalla Torre Velasca. Senza paracadute. Alla larga!!! Martedì 1 maggio: siccome è la festa del lavoro, io lavoro. Buste, mail, telefonate. La cosa più divertente è procedere all'organizzazione della cena con la clarenciana che ha indovinato il quesito della prima puntata. Quello sulla "scelta di vita". Ha azzeccato il riferimento all'autobiografia di Giorgio Amendola (Una scelta di vita, Rizzoli B.U.R. 1979, introvabile) e mi ha detto che vota Ds. Io le ho risposto "Dammi una chance per farti cambiare idea" e lei "Va bene. Organizzo una cena a casa mia con qualche amico. Se ti va bene ti conquisti dei voti". Sabato sera sarà la prova del fuoco! (No, parà, scherzavo! Non voglio saltare nel cerchio di fuoco e nemmeno camminare sui carboni ardenti. Sono uno dello slow food, io).
Nel giorno festivo ho anche riflettuto sul fatto che in questa campagna elettorale è davvero difficile far passare qualche proposta politica. Per esempio, a me piacerebbe discutere, anche pubblicamente, dell'istituzione a Milano di un'agenzia comunale sulle tossicodipendenze. Ne ho scritto su FUORILUOGO e ho provato a rilanciarlo alle pagine milanesi dei giornali. Zero carbonella, questo il risultato. E allora sapete che vi dico? Io vado ad attaccare i manifesti! Martedì 1 maggio, notte: ultimi rimasugli di quelli delle provinciali con la pecetta, simbolone dei Verdi, e via. Cosa mi succede al secondo tabellone mentre rientro in macchina col mio amico che, stoico e valoroso, si è prestato alla bisogna? La scopa è nel secchio, che sta davanti con il passeggero attento a non far tracimare l'acqua con la colla sui pantaloni e sui tappetini dell'auto del babbo. Ma la scopa è lunga e non entra bene se non si esercita una alchimia particolare nell'articolazione dell'equilibrio fra le ginocchia del passeggero + l'estensione del manico della scopa x la circonferenza della pancia dell'attacchino - la radice quadrata della supercazzola che permette di chiudere la portiera... In breve: spingi, tira, forza. E il manico si spezza. Una cosa mai vista in 15 anni di attacchinaggio e lotta politica democratica e antifascista! (anche ecologista, mi suggeriscono dal partito. I Verdi). Per fortuna la casa della mamma è vicina, un'altra scopa è disponibile (nuova di pacca, domani bisogna comprarne un'altra alla genitrice...) e il danno è rimediato. Semplicemente 30 minuti buttati via. E una sfiga mai vista prima! Giovedì 3, sera: la serata appena trascorsa è quella a cui accennavo all'inizio. Ambiente: casa grande e molto bella in centro a Milano. E' un salotto importante e riconosciuto (ogni giovedì, da dieci anni, molte decine di persone mangiano insieme, ospitate da un simpatico signore, che fa l'avvocato di mestiere). Una tradizione unica in Europa. Poi ci sono degli spettacoli, dei concerti, dei dibattiti. Questa sera si presentavano i peones delle liste di sinistra alle comunali di Milano. Una decina di persone con quattro minuti a testa per parlare e a me è toccato di aprire le danze. Ho ricordato il referendum sul traffico del 1985, vinto dagli ambientalisti, che trasformò Milano nella città europea più all'avanguardia nella limitazione del traffico automobilistico privato. Peccato che poi, prima la Lega e poi la giunta di Albertini, abbiano smantellato quel risultato, contribuendo non poco a rigettare la città nel caos. Ho fatto appello a tutti i presenti perché in questi giorni si attivino, perché si deve ancora lottare per vincere, alle politiche e alle comunali. Ho ricordato un motto, di oltre 70 anni fa: "Non mollare" (mi raccomando! Non è quello dei fascisti...). Chi lo riconosce per primo - esclusi i presenti alla serata - conquista una cena col candidato. Ps: nessuno ha ancora indovinato il ristorante citato nella seconda puntata. Ps2: qualcuno vuole venire a mettere su i manifesti dei Verdi insieme a me nelle prossime sere? Qualcuno che non abbia fatto il parà, intendo...