"Alla fine contano i programmi", amano ripetere molti osservatori delle faccende politico-elettorali. Contano, probabilmente, ma non sempre. Soprattutto per chi di politica ne mastica poca e non è in grado di districarsi fra aliquote fiscali, privatizzazioni, strategie per l'occupazione, riforme istituzionali. In questa categoria rientrano molti dei giovani che si affacciano per la prima volta al voto per le elezioni politiche, che il prossimo 13 maggio saranno circa 3 milioni. Loro - per la maggior parte - con i programmi hanno ancora poca dimestichezza e valutano con altri criteri i candidati in campo. Quali sono questi criteri? Alcune indicazioni emergono dal Focus group realizzato da People Swg su 8 ragazzi di 18 anni (compiuti entro l'aprile 2001), di cui 4 maschi e 4 femmine, equamente divisi fra studenti e lavoratori o disoccupati (la prima parte di questo Focus è stata pubblicata su Diario delle elezioni n. 18).
Fra i primi elementi di valutazione che i giovani intervistati hanno indicato c'è la "chiarezza di esposizione". La preferenza va a chi parla con "frasi brevi e concluse, prive di subordinate e relative che smentiscono quanto detto nella principale", sintetizza Paola Domenichini di People Swg. Secondo uno degli intervistati, "Berlusconi quando parla è tutto d'un pezzo, ma spesso non risponde alle domande", mentre Rutelli "fa discorsi vaghi". Ma sul fronte della chiarezza, i personaggi che conquistano il primato sono Fausto Bertinotti e Gianfranco Fini.
Spesso i ragazzi applicano alla politica la loro quotidianità, e così le cifre snocciolate dai candidati sull'economia del Paese diventano una sorta di "prova di matematica", sulla quale il giudizio è perentorio: "Berlusconi ha contestato i dati di Amato sullo stato dell'economia italiana, Rutelli lo ha accusato di dare i numeri sul fisco, ma come si fa a capire chi ha ragione? Probabilmente barano entrambi, la matematica non è un'opinione".
Interessante (e indicativo) l'atteggiamento verso le accuse rivolte a Silvio Berlusconi "dal centrosinistra" (che in realtà su questo fronte è sempre stato freddino; le accuse sono arrivate da libri e giornali). "Se avessero avuto le prove avrebbero dovuto tirarle fuori in tutti questi anni, ma allora è ancora più grave". I giovani, insomma, confondono i politici con i giornalisti e la politica con la giustizia. Ma non è colpa loro, visto che fanno altrettanto - se non peggio - numerosi, autorevoli commentatori.
Anche il fair play nel condurre la campagna elettorale è visto come un elemento positivo. Solo che di fair play, in giro, se ne vede pochino: "Ho visto in trasmissione Rutelli con una cravatta blu a pallini bianchi, stile Berlusconi, e gli ha copiato i manifesti". Oppure: "Berlusconi non ha mai nominato Rutelli, non vuole neanche incontrarlo in televisione". E ancora, "le casalinghe hanno denunciato Berlusconi per il fotomontaggio fatto usando la loro immagine".
Sempre in tema di correttezza della campagna elettorale, ai debuttanti del voto non piace l'atteggiamento del centrodestra nei confronti del governo ulivista, e in particolare "il progetto di smontare quanto fatto dal governo, la dichiarata volontà di azzerare un lavoro collettivo più per spirito di vendetta che per reale e dimostrata necessità", sintetizza Paola Domenichini. "Tra le minacce di Bossi, tenute a bada ma comunque presenti come voce di sottofondo, di realizzare programmi secessionisti e le promesse di Berlusconi di riscrivere la Costituzione e annullare le riforme attuate, l'attuale opposizione dimostra intenti distruttivi 'quasi per principio'". I giovani intervistati sottolineano che "prima si finiscono le cose incominciate e poi se ne fanno altre", perché "il bene del Paese è più importante delle spinte personali".
Anni di esperienza su e giù dalla pedana della cattedra offrono agli studenti un ultimo criterio di valutazione. Posto che entrambi i candidati ripetono concetti preparati da altri, "Rutelli sembra più incerto e generico rispetto a quando parlava da sindaco di Roma, Berlusconi ha mantenuto la sua capacità naturale di attore riuscendo a vendere come farina del suo sacco le indicazioni ricevute". (mp)