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SPECIALE GLOBALIZZAZIONE
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  L'ERA DELLA GLOBALIZZAZIONE
Alan Greenpan Molti anni fa sarebbe suonato strano sentire che il sonno di schiere numerose di appartenenti alla middle class del Belpaese soffrisse di misteriose insonnie dovute al crollo del Nasdaq. Milioni di italiani vivevano tranquillamente, difendendo il valore dei propri risparmi, comprando i Bot... Oggi, invece, nell'era del turbocapitalismo avanzato è diventata una consuetudine forzata diversificare il proprio esiguo portafoglio d'investimenti e trovare il proprio gruzzolo depositato nelle casse di fondi d'investimento che operano sui mercati d'oltreoceano o dell'estremo Oriente. Cosa è accaduto? E' molto semplice: siamo entrati, senza troppi entusiasmi nell'epoca della Globalizzazione.
In sintesi, l'impulso neo-liberistico del capitalismo avanzato ha travolto in fretta e in furia tutti gli steccati. E ha imposto il suo dogma: nessuna restrizione ai movimenti di merci, persone e capitali. La forza della concorrenza globale e planetaria, a parere dei dei profeti e dei visionari del Turbocapitalismo, è il valore supremo, che renderà efficiente il sistema del'economia-Mondo. In barba ai fatiscenti ed obsoleti Stati-Nazione.
La realtà economica sta mutando pelle. La globalizzazione economico-finanziaria non ci farà dormire tranquilli. Lo abbiamo già sperimentato. La crisi delle Tigri asiatuche del 1997, e soprattutto, quella russa dell'anno successivo ebbero profonde ripercussioni sui mercati finanziari di tutto il mondo. L'integrazione monetaria europea, il varo dell'Euro e la sottoscrizione dell'accordo di Maastricht, sanciscono la marcia all'unisono dell'economia europea. Da tempo le vicende politiche interne, persino le elezioni politiche e i cambi di maggioranza, non influenzano l'andamento delle Borse. Il futuro delle nostre tasche dipende sempre meno dal volere di un Berlusconi o di un Rutelli, sempre più dalla volontà di un austero e ignoto signore olandese, l'enigmatico Wim Duisenberg, il reggitore delle sorti dell'Euro.
L'era della globalizzazione ha sottratto gli stati la sovranità monetaria. Nuove entità economiche governano i flussi finanziari del mondo, impongono le scelte alle nazioni. Il famigerato W.T.O, l'esoterico F.M.I., il criptico N.A.F.T.A sono gli organi vitali del funzionamento del nuovo sistema capitalistico planetario. Sotto questa pioggia di sigle, di acronimi indecifrabili, si nascondono i nuovi poteri forti, le nuove lobby internazionali che, con l'appoggio delle grandi corporates multinazionali, consigliano, ma soprattutto impongono le scelte fondamentali in termini di tutela dell'ambiente, di diritti sociali, di salute, nei cinque continenti.
In altre parole, il Turbocapitalismo aggredisce le nostre condizioni di vita più elementari. Per questo motivo l'esame critico dei processi economici di globalizzazione è della massima importanza. L'aria ch respiriamo, il cibo che ci nutre, il nostro modo di lavorare e trascorrere il tempo libero, sono a rischio e dipendono dal vorticoso movimento, pericolosamente sottratto al controllo dell'opinione pubblica, dei flussi finanziari. La nostra vita è diventata piena di pericoli. Invisibili e impalpabili. Adesso, però, un nuova coscienza sociale sembra sollevarsi intorno a questi problemi. Il popolo di Seattle, un'espressione di rivolta, confusa e contraddittoria, priva di una chiara organizzazione di forme tradizionali di rappresentanza, ma vitale e rivoluzionaria, sembra essere sempre più folto. La critica dela globalizzazione raccoglie simpatie e consensi. Spesso frutto soltanto della paura e delle emozioni più ataviche. Il rischio, però, è che se a Prevalere sarà tra i contestatori della globalizzazione soltanto il timore, piuttosto che l'esercizio della ragione, ci troveremo di fronte a nuovo oscurantismo. La globalizzazione economica è un processo carico di opportunità. Bisogna governarlo.

Speciale Globalizzazione | Archivio Turbocapitalismo

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  di Igino Domanin
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   data: 08 giugno 2001 protezione contenuti: assente Aiuto  

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