Giuseppe Reitano, Roma
Ciao a tutti, sono Giuseppe Reitano di Roma. Penso che andrò a Genova per unire il mio singolo, nonché pacifico e pacifista, dissenso verso ciò che potremmo tranquillamente definire "nuovo ordine del mondo" a quello di tanti altri cittadine/i, ovvero per trasformare il mio dissnso da personale a politico. La forma pacifica di protesta dovrà essere un obbligo anche per chi, al contrario del sottoscritto, non condivida il pensiero pacifista e nonviolento; altrimenti ciò di cui si parlerà saranno solo ed esclusivamente gli scontri e le vetrine rotte, con i contenuti della protesa dimenticati da ogni organo informativo; certo che la demenziale "dichiarazione di guerra" (con tutto quanto di simbolico e di concreto si può ricondurre all'uso di siffatta terminologia) da parte delle tute bianche non aiuta in questo senso, ma d'altronde loro hanno più volte ribadito che quello che interessa loro è ottenere visibilità mediatica. Fortunatamente altri gruppi (dagli stessi sindacati a "Pax Christi", dal "Movimento delle Donne" ai movimenti ambientalisti) hanno deciso di recarsi a Genova sì per dissentire, ma con criterio e raziocinio, senza cedere alle provocazioni e con l'intento di costruire percorsi di pace e di solidarietà "globali".
Chiudo dicendo di non condividere la condanna tout court al concetto di globalizzazione, che è un processo storico, e per tanto forse è inarrestabile, ma che comunque in sè non è né positiva né negativa, il punto è su come la si governerà: se sarà una globalizzazioni dei popoli e delle culture le darò il benvenuto, se invece sarà una globalizzazione dei soliti potenti mi impegnerò a fondo per costruire una seria e duratura opposizione ad essa.
Ciao a tutti e grazie.
Josi De Martino, Napoli
Non ho partecipato alle manifestazioni anti-globalizzazione tenute nella mia città, e non parteciperò a quelle che si terranno a Genova in occasione del G8, poichè le considero esclusivamente violente e assolutamente improduttive. Tali episodi di violenza infatti vengono sempre poi strumentalizzati dai media del sistema (leggi tg Mediaset) e si ottiene l'effetto contrario: chi contesta diventa nell'immaginario collettivo l'anarchico, il fomentatore senza motivo, addirittura (volendo riprendere le parole dell' ancora-tristemente-sindaco di Milano Albertini per i giovani dei centri sociali) "terreno fertile per il terrorismo del domani". Ormai anche in Italia come negli USA governo siginifca industria e multi nazionali, oltre oceano per il petrolio e qui per la tv (ma non dimentichiamo anche le banche e le società assicurative), e se alla situazione di governo=grandi aziende si aggiunge anche media e quindi manipolazione dell'opinione pubblica, sarebbe meglio pensare a reinquadrare gli obiettivi del popolo di Seattle, quanto meno di quello italiano. Prima che ad una dversificazione delle culture e dei "poteri decisionali" nel mondo, pensiamo in piccolo, pensiamo ad apportare queste tesi nel nostro Paese e nelle sue cariche istituzionali ed economiche...
Stefano Bigioni
Il termine globalizzazione è improprio in un mondo nel quale, nella maggior parte dei paesi non industrializzati, non esistono nè sindacati nè diritti sociali e dove il è il potere economico a gestire le decisioni dei governi che sono costrettia subirne i ricatti o convinti a farlo dietro compensi. Forse è meglio cominciare a parlare di schiavitù moderna, perchè ormai si tratta di questo.
La nostra finta ricchezza ormai è il risultato di uno spostamento di maggior parte delle aziende nei paesi in via di sviluppo dove la mano d'opera costa due lire e nesuno può rompergli le Balle con i diritti o l'ambiente.
La cosa più grave è che per anni il FMI ha incentivato tutto questo finanziando quasi totalmente queste aziende con la scusa di aiutare i paesi in via di sviluppo. Premesso che per aiuto non si può intendere lo sfruttamento di mano d'opera,il problema più grande è che i prodotti provenienti da quei paesi danno un profitto quadruplicato alle aziende occidentali e avendo un prezzo più accessibile, vengono acquistati in maniera spasmodica o da chi vive da finto ricco o dal disoccupato che così fa in modo di rimanerci per i prossimi 100 anni.
Secondo il mio modesto parere andare a manifestare al G8 è quasi inutile, forse l'unico modo per sconfiggere questo tipo di economia è istruire i consumatori. Boicottare i prodotti provenienti da paesi come quelli descritti prima, fare volantinaggio per le strade, davanti ai supermarket, alle sedi delle multinazionali, cioè iformare quotidianamente le persone di quali siano i prodotti da non comprare e le aziende da boicottare e il perchè farlo. Questo forse è quello che riuscirà a spaventarli, non credo che manifestando davanti alle sede del G8 dove ci saranno soltanto le persone che hanno tutto l'interesse a mantenere questo stato di fatto possa risolvere il problema, l'unica cosa è che faranno notizia gli scontri così noi anti-global. passeremo per terroristi e non per persone culturalmente più coscienti.
Se Clarence potrà o vorrà farlo, si potrebbe creare uno spazio all'interno del quale si possano elencare le aziende con i relativi prodotti da boicottare. Comunque l'unica battaglia che potremmo fare è bombardare di fax il parlamento europeo affinchè approvi una legge, con annessi organismi di controllo europei, che vieti l'importazione di prodotti da paesi non firmatari della legge sul diritto del lavoro. Inoltre sui prodotti che provengono da tali aziende fuori sede si potrebbe applicare una piccola tassa che dovrebbe rientrare negli stessi paesi come aiuti umanitari.Alla base,comunque, c'è il boicottaggio che è l'unica arma che possa spaventare il mercato globale.
GLOBALÌZZATI CON CLARENCE
Che cosa ne pensi della "Globalizzazione"? Sei favorevole o contrario? Pensi di andare a Genova per manifestare, ovviamente in maniera pacifica e non violenta, oppure a Genova non andrai proprio? Qualunque sia la tua opinione, se vuoi inviarci un tuo contributo, consiglio o articolo fallo ora compilando lo spazio qui sotto. Oppure scrivi una mail a Clarence, Speciale Globalizzazione.
NO GLOBAL, IL RITORNO
Sembrava scomparso, risucchiato dalle macerie delle torri di New York. Ma ecco che torna alla ribalta. Il popolo no global si è dato appuntamento a Porto Alegre, in Brasile, per il secondo Forum Sociale Mondiale.
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