Franz '80 Il "pericolo-globalizzazione" è una vera e propria fregnaccia. Alcune considerazione in proposito:
1. Ma cosa vuol dire "il dominio del capitale"? Se la Coca-cola fa 2 miliardi di dollari di fatturato o 20, qualcuno di noi sarà meno libero di fare un po' quel che gli pare? Se ci sono persone che passano la vita a scervellarsi su come speculare sul Nasdaq, a tutti noi altri che ce ne frega? E poi non è che automaticamente ogni S.p.A. che prospera e arricchisce un nuovo capitalista un contadino muore o un operaio viene messo in schiavitù...
2. Non esiste dire che ci sono 8 "padroni" e 6 miliardi di "schiavi": gli 8 non sono 8 Darth Vader, ma 8 rappresentanti di 8 governi democraticamente eletti: loro sono noi... il concetto di "democrazia rappresentativa" significa proprio che si elegge qualcuno perché ci rappresenti e prenda certe decisioni al posto nostro!!!
3. Il "popolo di Seattle" non è uno spontaneo movimento planetario frutto dell'insofferenza popolare: gli originali di Seattle erano una massa di sbandati che volevano protestare per le loro condizioni sociali contro il governo Usa, e hanno preso a pretesto la prima manifestazione di rilevanza internazionale che gli si è presentata davanti. Poi in seguito sono stati presi a modello (e strumentalizzati) da molte altre associazioni e gruppi che con loro c'entravano ben poco.
3.bis: attualmente il Genoa Social Forum, nipote presunto del popolo di Seattle e prossimo paladino dei popoli liberi della Terra, ha una composizione che se si guarda senza paraocchi ideologici è molto più grottesca e ridicola che eroica e stoica (e io lo so bene perché sono di Genova e ne conosco parecchi): sessantottini nostalgici e piuttosto ingrigiti, talebani ambientalisti, anarchici figli di papà, preti-zapatisti, associazioni cattoliche simil-boy scout, pseudo-filosofi che fanno fatica a comporre una frase in un italiano almeno decente, e purtroppo molta (e vi assicuro che è molta) gentaglia che se ne sbatte della globalizzazione e ha solo voglia di menare un po' le mani con i celerini...
Per concludere vi lascio con un ultimo appello: a tutte le brave persone pronte a sputare sangue per combattere il drago-globalizzazione: il nemico non è lì, ci sono molte altre porcherie peggiori a questo mondo da affrontare e che meriterebbero ben più attenzione di 'ste buffonate.
Riccio Penso che qualcosa stia cambiando e immagino, forse con troppa fantasia quando i miei figli guarderanno al popolo di Seattle come un qualcosa di mitico, il corrispondente di ciò che è stato e che è per noi il '68. Globalizzazione vuol dire visitare una città a centinaia di migliaia dalla propria e non notare alcun cambiamento, sbattere contro la stessa mentalità, che purtroppo è quella sbagliata, e trovare nei negozi gli stessi prodotti del megastore sotto casa. Forse mi sbaglio, forse è giusto che ci siano paesi più forti e paesi più deboli, che i più deboli vadano sfruttati e soppressi come dice Nietzsche, è giusto anche che al capo di quello stato che s'impone come superpotenza mondiale ci sia uno stupido ed analfabeta che dice che l'anidride carbonica non fa male, la respiri lui allora! E' giusto anche che chi è a capo delle superpotenze debba prendere le sue decisioni in base alle necessità delle multinazionali che sfruttano i bambini, è giusto che non ci sia alcun problema a varcare un qualunque confine per le merci destinate alle grandi imprese, mentre sul confine con il Messico ci sono i sensori di terra e guardie pronte ad uccidere per evitare che INUTILI messicani varchino il confine, ma spero per una volta di non sbagliarmi.
Gaspare Ultimamente sento spesso parlare di globalizzazione come se fosse un mostro che divora i bambini. Partendo dalla ovvia considerazione che è facile protestare quando non si hanno problemi, vorrei ricordare che la integrazione dei mercati è un processo antico, nato con il commercio e che ha sempre permesso lo scambio di cultura e di ricchezza, non a caso i popoli isolati sono stati quelli che si sono ritrovati tecnologicamente arretrati. Per questo motivo mi sento di potere giudicare come positiva la globalizzazione. Inoltre dobbiamo considerare che, quando ci lamentiamo di una ditta che sfrutta i bambini, noi ci fermiamo solo a quando la fabbrica incriminata chiude...e poi?? Abbiamo realizzato più problemi... Non sono per lo sfruttamento dei minori, ma forse quella fabbrica permetteva a quelle famiglie di sopravvivere. Quindi se protestiamo dobbiamo farlo non per fare chiudere la fabbrica, ma perché la fabbrica utilizzi adulti per i suoi lavori.
Infine, vorrei ricordare che la globalizzazione permette il libero scambio di merci e di idee, con notevoli riduzioni sui costi e con vantaggi per il libero pensiero.
Paolo P. Trovo semplicemente scandaloso che chicchessia usi i propri bilanci aziendali come sostituti referendari per dimostrare (a torto) di essere amato senza riserve da tutti e perciò di poter fare tutto ciò che gli pare. Io mi sento tradito, umiliato ed offeso dagli atteggiamenti e dal modo di comportarsi in pubblico e in privato dei "signori della globalizzazione", dei beni di consumo e delle multinazionali che essi rappresentano degnamente. Assistiamo all'infinito ripetersi del rito degli specchietti e delle perline donati agli indigeni in cambio dell'oro, ormai ci avranno pure preso gusto però non possono pretendere che il meccanismo funzioni all'infinito. Forse è stato il desiderio di prolungarlo nel tempo che un benedetto giorno avranno pensato di porre rimedio al logorio propagandistico trasformandolo in dittatura: o mangi la minestra o... Ma qualcosa non ha funzionato, forse davano per scontato che nessuno si sarebbe opposto o lamentato e ancora non ci possono credere che si sbagliavano di grosso: nel modo reale la vita delle persone e il loro destino non sono una mera questione di marketing o di bilancio aziendale, quantomeno non dovrebbe essere così. Probabilmente è tutto inutile, riusciranno a farci credere che anche questo è necessario e che in fondo si stanno dando da fare per il nostro bene. Non mi rimane che ringraziarli per tanto disturbo, anche se non richiesto.
Macaire Manimba, Kinshasa, Congo Io sono un prete cattolico di Kinshasa, in Congo. Mi piacerebbe andare a Genova per manifestare, ma non ne ho i mezzi. Intanto vi incoraggio molto per questa vostra iniziativa. Adesso i grandi di questo mondo capiscono benissimo che non possono sempre fare ciò che vogliono, per gli interessi di una minoranza egoista. Fino ad adesso non ho ancora capito in che misura la globalizzazione aiuterà a promuovere i diritti e l'uguaglianza delle "chances" per tutti. Perciò suggerisco che la vostra associazione aiuti anche i paesi del terzo mondo a costituire movimenti anti-globalizzazione. Perché, in fin dei conti, sono questi paesi poveri a subire la più grande umiliazione della famosa globalizzazione. Grazie!
Che cosa ne pensi della "Globalizzazione"? Sei favorevole o contrario? Pensi di andare a Genova per manifestare, ovviamente in maniera pacifica e non violenta, oppure a Genova non andrai proprio? Qualunque sia la tua opinione, se vuoi inviarci un tuo contributo, consiglio o articolo fallo ora compilando lo spazio qui sotto. Oppure scrivi una mail a Clarence, Speciale Globalizzazione.
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