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  I VOSTRI INTERVENTI
I vostri interventiAle
Cosa si può dire di nuovo e interessante che non sia stato già detto? Mi chiedo solo quanto io in prima persona contribuisca al bene e male delle cose, vedo i tg e non sopporto chi infrange vetrine, sento sociologi e pensatori e mi accorgo che sono stritolato dalla globalizzazione e mi viene voglia di gridare e poi dopo dieci minuti mi passa tutto e la mia vita abbastanza felice, un po' globalizzata (ma non troppo perché io mi devo convincere che non sono uno stupido che fa le cose perché glielo dice qualcun'altro). Mi fa sorridere che tutti si preoccupino o della globalizzazione o dei teppisti, è incredibile come non so per quale miracoloso intervento siano riusciti a farci dimenticare che di mezzo ci siamo tutti noi con una vita reale e davvero non ci interessa più sapere quali siano le decisioni prese dai capi di stato, ma solo di vedere immagini violente o sentirci tristi e poi rinnovati con le immagini dei bambini che muoiono di fame e come conseguenza ci stiamo abituando anche a questo. Impariamo a leggere gli eventi e impariamo ad avere paura del lasciarci convincere che le cose sono tutte normali oppure lontane, cerchiamo di sapere e capire, allora forse capiremo quanto già la globalizzazione ci ha danneggiato, non perchè direttamente ti faccia soffrire, ma perchè ci dimenticheremo del bisogno personale di tutti quelli che non siamo noi.
Grazie Clarence!

I vostri interventiMarF
La globalizzazione non si arresterà. E' una conseguenza di un processo storico, economico e sociale cominciato nella Belle Epoque e reso possibile 100 anni prima ancora dalla diffusione e dalla consolidazione di una mentalità liberista e "capitalista" nata in seno alla prima rivoluzione industriale nel XVII secolo in Inghilterra. Non si arresterà un processo di tali proporzioni e con un così solido background solo sfasciando vetrine e lapidando poliziotti. Né con un boicottaggio periferico e inadeguato. Le multinazionali sono riuscite a fagocitare molte forme d'arte, la quasi totalità di designer e pubblicitari addirittura hanno mercificato e reso "trendy" (e quindi fonte di entrate per loro) molti degli slogans, dei simboli, degli atteggiamenti dei ribelli di ieri e di oggi. Il 90% degli "alterna" si veste solamente da "alterna" e basta, magari con capi firmati. Gli aspetti assolutamente fascisti e economicamente violenti della globalizzazione si assesteranno nel giro di una decina di anni. La mentalità collettiva si conformerà al nuovo ordine delle cose e il mondo andrà avanti con i soliti esclusi, che ci sono sempre stati, da quando esiste l'uomo. Almeno nel mondo occidentale. Nel resto del pianeta che sarà sempre più omogeneo e sempre più povero le alternative saranno due: morire o (e solo pochi ce la faranno) passare dalla parte dei ricchi, giocando il nostro stesso gioco. Un mondo alla '1984' è davvero improbabile. Ci sarà solo molta più pubblicità. Ma nei paesi e cittadine quali il mio si continuerà a mangiare pane fresco e carne di mucca quasi sana. E questo soprattutto in Italia dove nessun menefreghista, qualunquista, e politicamente incapace quali ce ne sono tanti qui da noi rinuncerà mai alla pasta di qualità cotta come si deve. Facciamo capire a Genova che siamo consapevoli dei rischi e che teniamo d'occhio le mosse degli 8 (anche perchè non possiamo fare molto altro), ma evitiamo di coprirci di ridicolo supportando improbabili giovani comunisti col cervello bollito da ideali estemporanei e improponibili, e tutta una bella feccia riunita di confusi ambientalisti femministe tute bianche casinisti e anonimissimi individui entusiasticamente votati al "contro" a tutti i costi. Contro.

I vostri interventiEdo
Il mio consiglio è che si deve riuscire a convicere i media a pubblicare gli articoli riguardanti le disgrazie che avvengono nelle fabbrichette del terzo mondo che hanno i subappalti delle multinazionali. Neanche al telegiornale delle tre reti rai si è avuta la notizia dell'incendio della fabbrichetta cinese con ragazze chiuse dentro a chiave. Fin quando la gente non verrà a conoscenza di questi episodi vedrà la guerra alla globalizzazione solo come la protesta di un gruppo ristretto di casinisti anarchici che hanno interesse solo a provocare disordini.

I vostri interventiDavide Nut
Globalizzazione è diventato un termine sinonimo di meschinità, contro cui scagliarsi in un misto di ignoranza e ipocrisia, come se il WTO fosse un circolo di multinazionali e non un'assemblea di rappresentanti di nazioni COMPRESE quelle in via di sviluppo, come se il FMI cercasse strade per far crollare le piccole economie, come se nel G8 si decidesse come sfruttare i popoli poveri. C'è chi pensa che la globalizzazione renda i "ricchi" sempre più ricchi, a danno dei "poveri", sempre più poveri. La realtà empirica mostra che è non è per nulla così. Gli economisti di tutto il mondo, quale che sia la loro corrente, non la pensano così. I paesi in via di sviluppo stessi non la pensano così: è anni che premono per avere accesso ai nostri mercati... ma il PROTEZIONISMO (che è il contrario di libertà di scambio, di globalizzazione) delle nostre multinazionali frenano il loro accesso. Perché nessuno cita la ricerca economica degli ultimi 50 anni? Perché non si presta attenzione a quello che gli economisti pensano e scrivono, come l'articolo pubblicato sul Corriere della Sera, La globalizzazione fa bene ai poveri di Giovanni Peri (EUI, IGIER-Università Bocconi), o alle pubblicazioni dei grandi economisti internazionali? La realtà empirica sembra essere questa: la globalizzazione discrimina tra ricchi e poveri nel senso che chi non si globalizza cresce poco, chi si globalizza cresce meglio, ma non a danno dei primi (la ricchezza si crea, non si ruba soltanto).

I vostri interventiJosi De Martino, Napoli
Ho deciso di scrivere ancora in questa sezione stimolato dalla lettura degli interventi che leggo ora: devo dire quello che penso? Mi sento un po' confuso. L'anti-globalizzazione lotta contro chi vuole calpestare le diversità che caratterizzano e "impreziosiscono" le numerose culture del nostro bel pianeta. Ma qual è il modo giusto di lottare? Questo è senza dubbio quello che ci divide: chi giustifica e anzi collabora ad azioni più terroriste che liberiste, e chi invece, come me, preferirebbe un dialogo; come ho già scritto, ma ora ne sono più convinto di prima, è preferibile "partecipare" a lavori come il G8 e cercare di rendere sempre più forti in questi le voci dei governi, a discapito naturalmente delle multinazionali. Non dobbiamo insomma, per farla breve, "distruggere" il sistema, ma farlo nostro e fare in modo che parli a nostro favore. Ancora una volta,vi prego: non gettatevi in bocca al lupo, non date cioè ragione di parlare male di chi contesta alle reti Mediaset che, guarda caso, ormai trattano la cronaca solo quando si muove la sinistra.

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   data: 27 giugno 2001 protezione contenuti: assente Aiuto  

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