Il mondo è davvero in vendita? Siamo tutti destinati a inchinarci al dio del "mercato globale"? Con queste domande, qualche mese fa, Clarence ha cominciato ad occuparsi di globalizzazione. Senza nascondere un'avversione, quasi genetica, per un futuro nel quale a comandare saranno (potranno essere?) solo le logiche del capitale senza più frontiere. Un'avversione che non è dovuta - almeno non solo - a romantiche passioni per i subcomandanti del terzo mondo o per arcadie agricolo-industriali. Ma piuttosto alla costruzione di un mondo che faccia della diversità, economica e - soprattutto - sociale e culturale, la sua vera chiave di volta. Insomma, detto in parole semplici, abbasso le brutalità dovute alla globalizzazione dei mercati e alla dittatura del logo, viva la globalizzazione della solidarietà.
Ed è con questo slogan che ora scendiamo in campo in vista dell'incontro del G8 a Genova: nel capoluogo ligure, dal 20 al 22 luglio, si sono infatti dati appuntamento i leader di (in rigoroso ordine alfabetico) Canada, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Italia, Russia, Stati uniti. E mentre gli otto "padroni del mondo" (più o meno, visto che nell'elenco è compresa pure la disastrata Russia...) decideranno cosa sarà il nostro prossimo futuro, alle porte dell'augusto conclave batterà un convitato di pietra: tutti noi, i cittadini di questo mondo, che magari vorremmo pure avere un po' di voce in capitolo. Oddio, non pensate ora a sei miliardi di abitanti della Terra che hanno deciso di radunarsi a Genova e di forzare i lavori del G8: a rappresentarci, almeno in parte, saranno infatti le mille anime di quel movimento conosciuto come il popolo di Seattle.
A questo punto, vediamo dipingersi sul volto degli utenti clarenciani una serie di sguardi digito-interrogativi: globalizzazione? G8? Popolo di Seattle? Legittime perplessità, che con la falsa modestia che ci contraddistingue, speriamo di fugare con questo speciale. Senza salire in cattedra o vestire i panni di soloni noiosi, cercheremo di costruire, insieme a voi, uno strumento che serva a saperne di più. E a correggere, una tantum, il famoso detto brechtiano: "Mi sono seduto dalla parte del torto, perché tutti gli altri posti erano occupati". Stavolta vogliamo invece sederci, con cognizione di causa, nel posto giusto.
NO GLOBAL, IL RITORNO
Sembrava scomparso, risucchiato dalle macerie delle torri di New York. Ma ecco che torna alla ribalta. Il popolo no global si è dato appuntamento a Porto Alegre, in Brasile, per il secondo Forum Sociale Mondiale.
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Pesto alla genovese
Perché non accada più: foto, video e reportage sulla mattanza del G8.