Una voce al coro delle proteste arriva anche da un nostro connazionale: Vittorio Agnoletto, il presidente della Lega italiana per la lotta all'Aids (Lila).
Alla Casa della Cultura di Milano era presente anche lui e, in un succinto intervento, non si è fatto scappare l'occasione di ricordare al pubblico che gli eventi di Seattle non hanno sancito la nascita di un movimento (come molti di noi pensano), ma hanno sancito la "nascita mediatica" di un insieme di associazioni che solo dopo Seattle è divenuto soggetto politico.
Quel gruppo di cittadini privati, di organizzazioni non governative, di associazioni era presente ben prima delle manifestazioni del dicembre del 1999 nella città americana. Ed era un gruppo nato spontaneamente che ha catalizzato i suoi interessi attorno a obiettivi comuni, quali le proteste contro le politiche economiche dei potenti della Terra che interessano sia chi vive nel sud del mondo, sia chi vive nelle più opulenti società occidentali.
Agnoletto ha poi sostenuto che il "popolo di Seattle" ha moltissime carte da giocare per far sentire la propria voce, specialmente in vista dei temutissimi investimenti delle grandi corporazioni nel settore della sanità e dell'istruzione.
Non a caso, ha detto il presidente della Lila, "l'utilizzo del logo e le politiche di branding (intese come le definisce Naomi Klein) sono centrali anche per le case farmaceutiche".
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