Non sarà Naomi Klein a salvarci dalla globalizzazione, visto che lei stessa ne è inconsapevole vittima. Abbiamo incontrato la trentenne giornalista canadese alla presentazione di No Logo, il suo osannato bestseller internazionale. L'ambiente non era quello di un centro sociale, visto che giornalisti e appassionati erano stipati al terzo piano della centralissima Fnac di Milano, nota catena internazionale francese rivenditrice di industria culturale. E siccome i media vogliono la loro parte, affianco della bella Naomi si è seduto anche Beppe Grillo, da sempre alfiere di tutte le battaglie contro tutto. Basta che ci sia qualcosa da contestare. L'atmosfera si è fatta da subito pesante: Grillo non vuole essere ripreso da alcuna telecamera perché non si fida dei montaggi e ordina di spegnere tutte le telecamere presenti (compresa la nostra, che però è una macchina fotogrsafica digitale che, guarda caso, assomiglia in tutto e per tutto a una videocamera). L'ambiente è piccolo e la sala straripa di giornalisti sempre più sudati e nervosi. Grillo intona l'inno di Forza Italia e si scaglia con la solita veemenza contro qualsiasi cosa o persona che gli passi per la testa. La Klein, seduta affianco dell'immarcescibile genovese, sospira assumendo un'aria scocciata. All'ispiratrice del movimento di Seattle non fa piacere vedersi rubare l'attenzione del pubblico. Ma ecco che, quasi per caso, Grillo tace e passa la parola alla giornalista canadese. La Klein parla con voce affettata e con pose studiate. E' felicissima, dice, del grande successo che il suo libro sta avendo in tutto il mondo. Racconta casi emblematici di globalizzazione, come quello ormai celebre del bambino sospeso da una scuola americana sponsorizzata dalla Coca Cola perché presentatosi in classe con la maglietta della Pepsi, e sprizza felicità da tutti i pori quando un collega la definisce "la madrina" del movimento di Seattle. Mal gliene colga a quel giornalista che, nel bel mezzo del vernissage, osa porre una domanda intelligente: "Mi scusi, signorina Klein, visto che le multinazionali sono brutte e cattive, come possiamo fare per ribellarci intelligentemente e metterle in difficoltà?". Visto che, l'abbiamo detto, la domanda è intelligente, Grillo non sa cosa rispondere, mentre la Klein prende il coraggio a due mani e se la cava elaborando persino un'ovvietà: "Le multinazionali sono difficili da sconfiggere, ma monitorando la situazione e comprando prodotti alternativi ce la possiamo fare", risponde la Klein, sorridendo soddisfatta per aver sciorinato il solito slogan che va ripetendo una conferenza dietro l'altra. Eh sì, perché tra tutti i difetti che possiamo imputare al suo libro, il principale è proprio quello del qualunquismo. Se da un lato è buona cosa portare all'attenzione del grande pubblico le distorsioni della globalizzazione, dall'altro non fa certo onore fingere, con aria da buona maestrina, di avere la soluzione in tasca e di averla messa nero su bianco. Coca Cola, Adidas, Philip Morris e via dicendo non si combattono certo definendole come le aziende dominatrici della Terra e la vita di una persona non si esaurisce nell'atto di acquisto di un prodotto alternativo al supermercato. Posto che le multinazionali si debbano combattere, o che sia necessario opporsi agli aspetti deviati dele loro strategie economiche, questo non significa che si debba per forza demonizzarle a priori. Povera, tenera, giovane Naomi. Evidentemente non se nè ancora accorta, ma lei stessa è diventata il prodotto di una multinazionale. Chiunque se ne convincerebbe vedendola seduta al tavolo con un famoso comico, mentre parla di un libro pubblicizzato praticamente ovunque e il cui titolo, "No Logo", è stato appositamente studiato per diventare un logo facilmente memorizzabile. "No Logo" è il brand che la società dell'antiglobalizzazione oppone a quella globalizzata. E, siccome il brand ha un costo, "No Logo" è diventato un trade mark (un marchio registrato) che negli Stati Uniti vale già diverse centinaia di migliaia di dollari. In queste pagine vi raccontiamo comunque chi è Naomi Klein, quali sono le idee fondamentali del suo libro-Bibbia, e in che modo le stesse idee sono state trasformate dall'industria editoriale in un prodotto tipicamente commerciale, imposto secondo quelle regole di mercato che l'autrice vorrebbe combattere. Crediamo nella buona fede della Klein. Crediamo invece un po' meno in quella dei suoi editori. La globalizzazione non si comprende e non si combatte con un libro scritto, venduto e pubblicizzato come una "Smemoranda".
NO GLOBAL, IL RITORNO
Sembrava scomparso, risucchiato dalle macerie delle torri di New York. Ma ecco che torna alla ribalta. Il popolo no global si è dato appuntamento a Porto Alegre, in Brasile, per il secondo Forum Sociale Mondiale.
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