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Un movimento di educazione popolare rivolto all'azionedi Claudio Jampaglia ATTAC è stata creata in Francia il 3 giugno 1998 intorno alla piattaforma che riunisce dei cittadini, delle associazioni, dei sindacati e dei giornali. L'idea di questa iniziativa è nata da un editoriale di Ignacio Ramonet: "Disarmare i mercati ", pubblicato in Le Monde Diplomatique nel dicembre del 1997. Ha investito dapprima un terreno d'azione ancora poco frequentato e piuttosto arduo: la tassazione ed il controllo dei movimenti speculativi di capitali, allargandosi a molteplici temi e lotte che convergono nella "resistenza alla dittatura dei mercati" (l'abolizione dei paradisi fiscali, l'annullamento del debito, la limitazione delle leggi dell'Omc). In Francia ATTAC ha riscosso immediatamente una vasta eco, alla fine del 2000, contava 30.000 aderenti individuali, 180 comitati locali e circa 200 iniziative sparse sul territorio al mese. Su scala nazionale, ATTAC è diventata interprete della vita sociale, cittadina e politica francese (spingendo il governo al controllo dei paradisi fiscali e per sostenere in Europa la Tassa Tobin), ha inoltre conquistato molto rapidamente una statura internazionale significativa, sia con la presenza di associazioni sorelle in più di 20 paesi, sia con la costante mobilitazione in prima linea negli appuntamenti internazionali da Seattle a Nizza a Porto Alegre (dove Attac ha svolto un ruolo di coordinamento e di proposta). Ciò che propone ATTAC Riflettere, informare, riunire, nutrire il dibattito, farsi ascoltare. Questa iniziativa necessita di un gran numero di gruppi locali, in grado di raggiungere l'opinione pubblica, gli eletti, di far conoscere le conseguenze economiche e sociali riferibili alla speculazione finanziaria e di inscrivere le preoccupazioni di ATTAC nell'attualità: dibattiti nelle sedi istituzionali, Vertici Europei, incontri internazionali, assemblee generali delle istituzioni internazionali, negoziazione di trattati commerciali, ecc. I capitali ignorano le frontiere. Tassare la speculazione dipende, per definizione, da disposizioni internazionali. Esistono, praticamente in tutti i paesi, donne e uomini, organizzazioni, raggruppamenti le cui preoccupazioni - talvolta persino le attività - fanno eco a quelle di ATTAC. Il desiderio di ATTAC è quello di poter riflettere, dibattere e lavorare con loro e, sempre tenendo conto delle differenze, far convergere per quanto è possibile gli sforzi degli uni e degli altri. Il "laisser-fairisme" (principio del "lasciar fare agli affari") e il "libre affairisme" (libero affarismo), che tendono a dominare in materia di scambi internazionali, non hanno niente di fatale ed ineluttabile. Il dibattito deve dunque ampliarsi. ATTAC si occupa di ciò, producendo l'informazione, organizzando incontri nazionali ed internazionali, interpellando coloro che decidono a livello nazionale, europeo ed internazionale. Per informazioni sulle attività Segreteria organizzativa di Attac-Italia: Raffaele Laudani (tel./fax 0516153528, e-mail: fef9157@iperbole.bologna.it) Fiorino Intorno (via di Pescaia 83, 53100 Siena, 057745858, 0347 91413775, iantornofi@libero.it) Segreteria Organizzativa Attac-Milano: tel. 02 72 01 66 42, attac.milano@katamail.com I siti: Attac.org, Attac.it
Attac: educ-azione popolareEstratto da "Mondi in Movimento", Guerre & Pace 80/81 (Adattamento del testo originale di Claudio Jampaglia) Un laboratorio della politica contro il neoliberismo. Ragioni e prospettive di un nuovo movimento cittadino che dice: "un altro mondo è possibile" Attorno ad Attac le idee di resistenza al neoliberismo hanno preso forma in Francia e in tanti altri paesi. Ma perché questo movimento ha avuto così successo? Ci sono parecchi motivi. Per prima cosa la congiuntura è stata pienamente favorevole. Attac si è costituita nel pieno della crisi asiatica, quando l'onda di sconquassi finanziari colpiva la Russia, poi il Brasile e minacciava gli Stati Uniti. RIAPPROPRIARSI DELLA POLITICA La globalizzazione si manifestava con tutta la sua arroganza, ma nel mondo realmente esistente viveva già una prima crisi di vaste proporzioni. La volontà di tassare e di controllare i movimenti speculativi di capitale, la motivazione iniziale di Attac, appariva come un'esigenza attuale e una sfida democratica lanciata all'ordine dominante. Da un punto di vista più generale, la creazione di Attac ha risposto a un'aspirazione largamente diffusa: non accettare mai più passivamente la "dittatura dei mercati", rimettere il sociale al centro delle preoccupazioni e delle scelte politiche, riappropriarsi della politica con un'aspirazione cittadina e con nuove forme. In effetti. Il programma di Attac non si è mai limitato alla tassazione del capitale speculativo e l'associazione ha saputo fare proprio il richiamo di tutte le resistenze alla globalizzazione, che rivendicano lo slogan: "il mondo non è una merce". DIVERSITÀ UNITE Attac riunisce al suo interno delle organizzazioni che talvolta si trovano in situazioni di concorrenza se non di conflitto. Il caso del movimento sindacale dei salariati ne è un esempio illuminante. Tra i membri fondatori dell'associazione si trovano, infatti, sia in Francia che in Italia, che in tutti gli altri paesi, sindacati istituzionali e di base, disoccupati, sans papier, associazioni cattoliche e della sinistra, centri sociali e Ong. LA CRISI DELLA POLITICA Lo sviluppo di Attac risponde, anche, alla crisi della politica almeno in due sensi. Di fronte a un ordine neoliberista che santifica la supremazia dei mercati, l'associazione con il suo successo riafferma la supremazia della democrazia cittadina della scelta politica sulla dittatura degli interessi economici. Inoltre, offre un nuovo quadro organizzativo, educativo e d'azione, nel momento in cui moltissimi militanti potenziali non si riconoscono più nelle forme tradizionali della politica. Attac non è il solo vettore della resistenza alla globalizzazione. Resta molto importante, ad esempio, il ruolo specifico della Confédération Paysanne di Josè Bové (che è una delle organizzazioni fondatrici di Attac). Il fatto che una popolazione largamente urbanizzata possa riconoscersi nella lotta di un sindacato contadino la dice lunga sulla crisi del modello dominante della società e sul modo in cui viene oggi percepito il legame tra salute pubblica e produzione alimentare, tra esigenze ecologiche e sociali. Attac occupa uno spazio politico non meno importante, che travalica il suo proprio campo d'azione. ATTAC, IN DEFINITIVA Attac resta in larga parte un'organizzazione in divenire, cosa che obbliga a inventarsi sempre nuove forme nell'esperienza. Come definire allora Attac? Noi la chiamiamo spesso un movimento di educazione popolare rivolto all'azione, ovvero un movimento di educazione politica. Attac è anche il punto d'incontro tra l'esigenza sociale (incarnata, diciamo, dalle organizzazioni fondatrici: sindacati, ecc.) e l'esigenza cittadina (incarnata dalla massa di adesioni individuali). In questo senso si tratta di un movimento socio-cittadino. LE BATTAGLIE DI ATTAC Questa dinamica propria di Attac si riflette nel suo programma e nelle sue campagne. Ad esempio, la battaglia per la tassa Tobin (una tassa dello 0,01% su tutte le transazioni monetarie), si è inscritta in una prospettiva democratica (riaffermare la supremazia della politica contro la dittatura dei mercati), sociale (tassazione del capitale e non del lavoro) e antispeculativa (limitazione dei movimenti speculativi di capitali). Dall'inizio, la tassa Tobin è stata pensata in rapporto ad altre lotte che si sono progressivamente allargate: contro i paradisi fiscali e gli accordi ineguali sul libero-commercio, i piani di aggiustamento strutturale del Fmi o la legge dell'Omc, per l'annullamento del debito al Terzo Mondo, contro la creazione dei fondi pensione e per la difesa dei servizi pubblici, l'introduzione degli Ogm nell'agricoltura e contro la brevettabilità degli esseri viventi. UN MOVIMENTO INTERNAZIONALE Attac, in Francia, ha aperto un nuovo campo d'azione, rappresentando un buon esempio, a cui è seguita la creazione di comitati di Attac in un certo numero di paesi europei [Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Germania, Grecia, Irlanda, Olanda, Norvegia, Portogallo, Svezia, Svizzera, Spagna e Italia], d'America Latina [Argentina, Cile e Brasile], nel mondo arabo [Tunisia e Marocco] e in Africa [Senegal e Camerun]. Ma l'associazione non ha mai avuto la pretesa di occupare da sola il terreno dell'antimondializzazione. Punta al contrario a fare convergere l'azione delle reti e delle campagne per costruire insieme una casa comune dove possa esprimersi un nuovo internazionalismo dei movimenti cittadini e sociali.
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