Anatomia di un omicidio Una nuova sequenza fotografica rimette in discussione la dinamica dell'omicidio di Carlo Giuliani. Arriva dall'Inghilterra e racconta, fotogramma per fotogramma, l'uccisione di Giuliani da parte del giovane carabiniere di leva.
Un pomeriggio da Black Block - Esclusivo: Clarence ha intervistato una tuta nera. "Le forze dell'ordine non ci hanno mai contrastato, nemmeno quando siamo passati vicino alla stazione di Brignole. Anzi, ho avuto l'impressione che ci abbiano lasciato passare".
Alla cortese attenzione di:
On. dott. Claudio Scajola, Ministro dell'Interno,
e, p.c.
all' On. dott. Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri .
Il tuo nome: (se vuoi)
Egregio ministro Claudio Scajola,
sono un cittadino italiano che ha assistito, incredulo, a quanto avvenuto a Genova durante lo svolgimento del G8. Alla luce dei fatti, penso che se la gestione delle forze dell'ordine da parte vostra fosse stata migliore, non si sarebbero verificati i gravi fatti che tutti sappiamo. Nello specifico, da cittadino quale sono, penso di avere diritto a una vostra spiegazione sui punti che le elenco qui sotto: 1) Il carabiniere imputato di omicidio volontario per l'uccisione di Carlo Giuliani era un ausiliario. Che cosa ci faceva un militare di leva ventenne in una situazione così difficile da gestire? Chi ha avuto il buonsenso di mandarlo a Genova e per di più in prima linea? Che cosa avete intenzione di fare perché fatti del genere non accadano più?
2) Per quale motivo la notte a cavallo tra sabato 21 e domenica 22 luglio un contingente di forze dell'ordine in tenuta anti-sommossa ha caricato la sede genovese del GSF, ferendo gravemente i giornalisti e gli avvocati presenti nell'ufficio stampa? Non sarebbe stato più semplice andarsene, una volta recuperato quello che si cercava?
3) Perché nè lei, ministro Scajola, nè il questore di Genova eravate a conoscenza della suddetta operazione (come avete dichiarato più volte)? Non era vostro compito e dovere essere informati? Avete scoperto chi ha autorizzato il blitz? Che rimedi prenderete in proposito, visto che sia la Federazione Nazionale della Stampa, sia Amnesty International si sono espresse negativamente contro l'accaduto?
4) Perché, infine, nonostante tutte le precauzioni adottate, il famigerato "Black Block" ha avuto la possibilità di portare ed utilizzare in manifestazione ogni genere di armi? E perché la polizia (come risulta da numerosissime testimonianze) ha caricato invece i manifestanti inermi?
Per questi e altri motivi, riscontro delle gravissime inadempienze nel suo operato, egregio ministro Scajola. Alla luce dei fatti, mi chiedo per quale motivo, da persona onesta e morigerata quale la conosco, Lei non abbia ancora avuto il coraggio e la coerenza di dimettersi. Spero di ricevere sue notizie in questo senso quanto prima. Cordiali saluti
Il tuo commento: (se vuoi)
IL MOVIMENTO NO GLOBAL TORNA IN PIAZZA
20 e 21 settembre: guerra? No, grazie
Tenere assieme il diavolo con l'acquasanta. E cioè scendere in piazza contro gli attentati negli Usa, senza però aggiungersi al coro dei peana vendicativi che chiedono a gran voce la rappresaglia. In soldoni, dimostrare fisicamente la solidarietà al popolo americano così drammaticamente colpito, ma non smettere di ragionare contro. Contro la guerra, innanzitutto. Ma anche contro le logiche della globalizzazione neoliberista che queste tragedie partoriscono. Insomma, un difficilissimo esercizio di equilibrismo, nel quale prova a destreggiarsi il movimento italiano no global. Si è cominciato ieri con Milano, Roma e Palermo. Si manifesterà invece sabato a Brescia, Firenze, Savona, Torino. Un ricco calendario di appuntamenti, fra i quali Clarence ha scelto di seguire quello milanese. Perché si è tenuto in una città non a caso qualche anno fa definita la "piccola mela" d'Italia per la sua identità fortemente "americana". E poi perché, sabato scorso, nell'assemblea per la costituzione del Social forum locale è stata scritta e votata una dichiarazione sugli attentati negli Stati uniti che è diventata il manifesto pacifista nel quale si è riconosciuto l'intero, costituendo, Social forum italiano.
20 agosto: per non dimenticare, ma anche per andare oltre
E' passato un mese esatto, ma il "movimento di movimenti" non si ferma più. Il popolo no global è sceso di nuovo in piazza con presidi e sit in che hanno "occupato" circa 250 città in tutto il mondo. Per non dimenticare (la morte di Carlo Giuliani, ucciso proprio il 20 luglio a Genova, e la feroce repressione delle manifestazioni antiG8 da parte delle forze dell'ordine), ma anche per incominciare ad andare oltre. Come hanno detto gli organizzatori, da un lato si è voluto "continuare a denunciare gli oltre 500 feriti, i 300 arresti, i pestaggi in piazza, l'assalto della polizia alle scuole Diaz e Pertini, le torture nelle carceri e nelle caserme"; dall'altro però si è cercato di guardare al futuro, di mettere le basi per la costruzione di un movimento che non viva solo di scadenze di piazza, ma che riesca a far emergere i suoi contenuti e a dimostrare, teoricamente e praticamente, che la "realizzazione di un altro mondo è davvero possibile". Un duplice obiettivo che, solo per parlare dell'Italia, ha portato in piazza migliaia di persone: a Genova, con il toccante abbraccio fra il padre di Carlo Giuliani e il neo questore Fioriolli; a Bologna con il concentramento in piazza Re Enzo; a Roma davanti alla lapide che ricorda l'omicidio di Giorgiana Masi (do you remember 1977?); a Milano, infine, con un sit in trasformatosi poi in corteo, che ha visto la partecipazione di 2mila persone e che è stato guidato dal portavoce del Genoa social forum, Vittorio Agnoletto.
2 e 3 agosto: "Sui morti e sulle torture non si contratta"
Come volevasi dimostrare. Il ministro dell'Interno, Claudio Scajola, ha ottenuto la fiducia al Senato sulla mozione di sfiducia presentata da Ulivo e Rifondazione. Nel dibattito il vicepremier Fini ha fatto uno show da far accapponare la pelle a tutti i sinceri democratici, rivendicando l'operato delle forze dell'ordine (?!?) nei tragici giorni di Genova e accusando "di collusione e protezione del brodo di coltura dell'eversione (ovvero, il movimento no global... ndr.) anche qualche collega (ovviamente del centrosinistra... ndr.) che siede sui banchi del parlamento repubblicano". In tutto ciò, la Camera ha poi approvato la commissione d'indagine sulla mattanza genovese, ma in versione molto light (ovvero, senza i poteri d'inchiesta giudiziari). E sempre alla Camera, il governo ha varato la legge che depotenzia il reato di falso in bilancio: reato per il quale Silvio Berlusconi è imputato in tre procedimenti penali a Milano...
Anche contro tutto ciò è tornato in piazza il movimento no global: da Milano a Cagliari, passando per Bologna (tragica ironia della storia, oggi è il 21° anniversario della strage neofascista alla stazione ferroviaria bolognese). Clarence ha seguito l'iniziativa milanese: il presidio davanti alla Prefettura (via Vivaio, angolo corso Monforte) indetto dal coordinamento milanese contro il G8. All'insegna del doveroso slogan: "Sui morti, sulle torture contro i fermati e gli arrestati, sui massacri e i pestaggi, non si contratta".
24 e 25 luglio: la protesta continua "Carabinieri e polizia hanno agito benissimo contro una strategia di guerra tesa a impedire lo svolgimento regolare del vertice dei G8". Il ministro degli Interni, Claudio Scajola, è intervenuto lunedì sera in Parlamento e ha rivendicato il massacro di Genova (un morto, un altro manifestante in coma e oltre 600 feriti) come una doverosa opera di ordine pubblico. Noncurante del ridicolo e delle evidenti prove sulla strategia d'attacco usata dalle "forze dell'ordine" verso il pacifico ed enorme corteo di sabato. "Forze dell'ordine" (vale la pena ripeterlo, perché, come dimostra il nostro forum, ancora in molti non si sono resi conto di quello che davvero è successo a Genova venerdì e sabato scorsi) che hanno invece lasciato praticamente indisturbate le famigerate tute nere: quasi a utilizzarle come "utili idioti", per giustificare le cariche contro le manifestazioni pacifiche del movimento anti-globalizzazione. Tanto che le opposizioni in Parlamento non si sono fatte certo convincere dall'incredibile intervento di Scajola e compatte (da Rifondazione all'Ulivo) hanno prima chiesto le dimissioni del ministro e poi presentato una mozione di sfiducia individuale nei suoi confronti.
Ma mentre alla Camera andava in scena il dibattito, fuori dal Palazzo continuava la protesta. Da Milano a Palermo, molti cortei e sit in dimostravano che la volontà, radicalmente antagonista e al tempo stesso non violenta, del movimento non è stata spezzata dalle mazzate di Genova. Noi di Clarence abbiamo seguito il grande corteo di Milano. E martedì si è replicato, con la giornata di manifestazione nazionale indetta dal Genoa social forum nelle principali città italiane, che ha visto scendere nelle diverse piazze (da Trieste a Bari) una quantità incredibile di persone.
Prove tecniche di regime
Nella notte tra sabato (21 luglio) e domenica (22 luglio) la polizia ha scatenato la sua rappresaglia: gli agenti hanno fatto irruzione nella sede del centro media del Genoa social forum e in una scuola vicina, picchiando selvaggiamente chiunque abbiano trovato lì dentro. Decine di feriti portati via in ambulanza, molti arrestati. E tutto ciò alla fine di una giornata incredibile, che ha visto un corteo, enorme e pacifico, di oltre 200mila persone preso nella terribile morsa congiunta di tute nere (il famigerato "black block") e "forze dell'ordine". Sotto accusa il capo della polizia e il ministro dell'Interno, che però hanno fatto quadrato e ricevuto la copertura politica di Silvio Berlusconi e di tutto il governo. Nel racconto del nostro inviato, l'allucinante cronaca di quelle che possono essere davvero definite "prove tecniche di regime"...
L'assalto delle tute nere
E' una città blindata, che va a fuoco. La Genova blindata, voluta così per evitare ai manifestanti di entrare nella zona rossa si è ritrovata, a partire dalle 13.15 di venerdì 20 luglio, in stato di assedio, con elicotteri che giravano in tondo in continuazione, con l'odore acre della gomma bruciata nei dintorni di Brignole, con le sirene spiegate delle ambulanze che facevano da colonna sonora tra le vie del centro. Il casino è incominciato molto prima che le tute bianche e i gruppi della cosiddetta disobbedienza civile si organizzassero per concentrarsi lungo il corso Garibaldi, a circa un chilometro e mezzo dall'inizio della zona interdetta, nei pressi di piazza della Vittoria. I principali responsabili degli atti di guerriglia urbana, che hanno portato alla rottura di numerose vetrine di negozi, all'incendio di dozzine di automobili e cassonetti della spazzatura (stranamente ancora pieni di spazzatura) e agli assalti a supermarket e sportelli bancomat sembra che siano stati quelli del Black Block, altrimenti conosciuti come tute nere.
La faccia non violenta del popolo no global
Ci sono le tute nere, poche, brutte e cattive. Ma ci sono poi decine e decine di migliaia di persone, di tutti i colori e di tutte le "religioni" che a Genova si sono date appuntamento per dimostrare come "un altro mondo sia possibile" senza usare la violenza. La prova? Il bellissimo, enorme, pacifico corteo dei migranti che giovedì 19 luglio ha "occupato" il capoluogo ligure.
NO GLOBAL, IL RITORNO
Sembrava scomparso, risucchiato dalle macerie delle torri di New York. Ma ecco che torna alla ribalta. Il popolo no global si è dato appuntamento a Porto Alegre, in Brasile, per il secondo Forum Sociale Mondiale.
Il forum
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Pesto alla genovese
Perché non accada più: foto, video e reportage sulla mattanza del G8.