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  "SIAMO TUTTI UN PO' MIGRANTI"
Don Gallo in testa al corteo dei migrantiGenova, 19 luglio, ore 17.00, piazza Sarzano: parte la prima delle due grandi manifestazioni organizzate dal Genoa social forum (Gsf). E' la manifestazione dei migranti, pensata per ricordare ai potenti del mondo che è urgente affrontare con umanità e rispetto la questione immigrazione e migrazione. Lo slogan ufficiale della giornata non può che essere allora "Nessuno è illegale". Ma i primi applausi non sono per un politico o una "autorità". Sono per un ragazzo che, dall'alto della sua casa al terzo piano di una palazzina, inizia a stendere i suoi panni sullo stendibiancheria appeso fuori dalla sua finestra. Beh, che c'è di così eccezionale, visto che qui a Genova è pratica comune stendere i panni alla finestra per farli asciugare? Tanto, perché per i giorni del G8 è giunta una disposizione che, oltre ad avere ingabbiato gli abitanti del centro della città, ha vietato di appendere i panni perché non sta bene, perché non è bello a vedersi. E allora, per rendere più bella (e falsa) una città che ha fascino da vendere, si vietano usi e costumi centenari. Ma c'è chi dice No. Come il ragazzo alla finestra di Piazza Sarzano o come Ahmed, il 32enne pakistano del Punjab che abita a Brescia e che è arrivato a Genova insieme ad altri 30 connazionali e ai ragazzi del centro sociale lombardo Magazzino 47. "Sono qui per chiedere una casa, un lavoro e più dignità" dice Ahmed. "Abbiamo bisogno di far sentire la nostra voce perché siamo qui e lavoriamo. E' fondamentale manifestare e lavorare in questa direzione perché solo così riusciamo ad essere regolarizzati e raggiungere un obiettivo di cui andiamo fieri a Brescia, dove il 90% dei pakistani ha i documenti in ordine". Ahmed è solo uno dei tantissimi manifestanti che sono giunti a Genova per il forum sociale, quello che si oppone al G8 ufficiale.
Sotto uno striscione di Attac (l'organizzazione francese più impegnata nella denuncia delle politiche dei potenti) c'è anche Fathi Chamkhi, il presidente di Attac Tunisia che dichiara di essere qui per tre motivi: "Annullamento del debito estero dei paesi in via di sviluppo, economia sostenibile e libertà democratiche per un paese che vive sotto una dittatura militare". Ci sono poi i 40 lavoratori russi di Mosca e di San Pietroburgo che hanno voglia di scherzare e camuffano il nome del loro presidente da Vladimir Putin a Putana. Sono arrivati da tre giorni e hanno voglia di far sapere che il loro paese sta attraversando una congiuntura economica spaventosa, dove dilaga la povertà. "Ma quale G8?" commenta il 35enne Evgeny.
E la Rete Lilliput? Si tinge le mani di bianco. "E' un simbolo, per caratterizzarci come movimento non violento e trasparente" dice Tiziano, il 38enne di Pordenone. Alla testa del corteo lo striscione di apertura della manifestazione recita: "Libertà di movimento. Libertà senza confini". Il manifesto viene retto da numerose persone dalle facce e dai tratti somatici alquanto differenti. Ci sono infatti tunisini, marocchini, nigeriani, ecuadoregni e anche qualche italiano. Tra loro c'è anche Amel, una ragazza tunisina che lavora per l'associazione genovese Oltre la mediazione e per il gruppo Al Nissa (che in arabo significa donne).
Ma in testa al corteo la faccia più nota è quella di Don Gallo, lo storico prete genovese che ha speso una vita per i diritti degli emarginati e per i poveri della città. Quando l'inviato di Clarence lo raggiunge per chiedergli quale sia il modo migliore per manifestare, Don Gallo risponde: "La visibilità. Me lo dicevano sempre i miei amici Sem Terra del Brasile. Farsi vedere e farsi sentire. Senza lasciarsi 'assediare'. Noi oggi siamo visibili e possiamo ben dire che gli assediati, i non visibili sono i cosiddetti otto potenti".
Intanto qualcuno fa ritornare nelle strade genovesi un motto che pareva rimasto alla storia: Ce n'est qu'un debout continuons les combats". Ma si sa, i francesi duri e cazzuti sono tanti e anche qui manifestano alla loro maniera. Come José Bové, il contadino del sud della Francia che ha trascinato le masse nelle lotta allo strapotere delle multinazionali. Quale sarà la sua strategia di lotta? Si chiede Clarence. "La strategia della non violenza" risponde Bové. "Ma dobbiamo essere consapevoli - continua il Masaniello di Francia - che a volte, per tutelare i diritti fondamentali dell'uomo, è necessario andare contro la legge. E non è necessario che siano a milioni a dichiarare il proprio dissenso. Ne basta anche uno, l'importante è che questo poi faccia massa critica e trascini altri sulla sua strada". Proprio come ha fatto lui, che un paio di anni fa ha distrutto un McDonald's come forma di protesta.
La manifestazione si è sciolta alle 20, tre ore dopo l'inizio. Ma alle 19 la coda del corteo era ancora in piazza Sarzano. Qualcuno ha stimato la presenza di 100mila persone. Vittorio Agnoletto, il portavoce del Gsf, dirà più tardi alla conferenza organizzata con i leader dei movimenti: "la giornata di oggi è stata straordinaria. Eravamo in 60mila e non sono successi incidenti. Qualche giornalista ha però obiettato che ci sono stati casi di lancio di pietre. Io ho chiesto loro 'quanti sono stati?' Cinque, hanno risposto. Bene, allora, quando scriverete i vostri articoli, su mille righe di testo che preparerete per i vostri giornali abbiate il buon senso di scriverne al massimo cinque sui casi di lancio di pietre".
Chi invece ha un paio di osservazioni sul corteo è Luisa, 32 anni, di Bergamo, che dice: "La manifestazione è stata certamente molto bella, colorata, gioiosa, con tanta musica per ballare e variegata per età e tipologia di manifestanti. Ma i migranti, dove erano? Ce ne erano toppo pochi. Probabilmente hanno avuto paura e solo chi ha la cittadinanza si sentiva sicuro di poter esserci. Io credo che anche una persona con il permesso di soggiorno non sarebbe stata tranquilla qui a Genova, dove hanno creato un clima di terrore. Comunque è stata una gran bella giornata. Ma quanti eravamo?" domanda in giro. "Il telegiornale ha parlato di 20mila, qui qualcuno spara 100mila" gli risponde un ragazzo. "Cento o venti eravamo comunque in tanti" ribatte la bergamasca.

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 di Alberto Burba
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   data: 20 luglio 2001 protezione contenuti: assente Aiuto  

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