Fin dalla sera di domenica il tam tam delle mail e delle telefonate annunciava la volontà di organizzare un corteo a Milano, per rispondere alle mazzate di Genova. L'idea prendeva piede e il coordinamento cittadino della Rete contro il G8 nella mattinata di ieri l'accoglieva: concentramento in piazza San Babila, nel cuore di Milano, alle ore 18. Sembrava una sfida azzardata. Siamo a fine luglio, molti milanesi sono già partiti e in più questa città sembra ormai essere anestetizzata da un ventennio di craxismo prima e berlusconismo poi. Ma arrivando in San Babila, la sorpresa: sotto l'enorme fontana (un obbrobrio architettonico-urbanistico, simbolo del cattivo gusto della giunta Albertini) c'è già radunata una discreta folla. Apre il corteo lo striscione I vostri profitti, il nostro sangue, opportunamente macchiato di vernice rossa. Dietro, la folla cresce con il passare dei minuti, raggiungendo alla fine l'incredibile numero di 15/20mila persone. Ci sono le centinaia di associazioni e di movimenti (dai cattolici ai centri sociali) che hanno dato vita al popolo no global. Ci sono le storiche mamme del Leoncavallo (più storiche, ormai, delle agguerrite madri di plaza de Mayo argentine...). C'è Gino Strada con la sua Emergency, l'ong specializzata negli interventi sulle vittime nelle zone di guerra (un segnale, anche questo). Ci sono quarantenni con la pancetta, ieri con l'eskimo, oggi in giacca e cravatta, che tornano in piazza dopo un lungo oblio. Ma ci sono soprattutto loro, i molti "sopravvissuti" alle botte e alle cariche di Genova: ognuno di loro racconta storie drammatiche, ognuno di loro tira un bel sospiro di sollievo per essere scampato alla trappola congiunta di tute nere e forze dell'ordine.
Alle sette della sera finalmente si parte. E' un fiume impressionante di persone, un po' spaesate ma con l'evidente voglia di dire finalmente basta. Basta alle violenze, basta al pensiero unico della globalizzazione liberista, basta con i cervelli all'ammasso. Un filo rosso che riesce a dare una trama un minimo omogenea a questo nuovo movimento che sta nascendo. C'è ancora bisogno di tempo, di organizzazione, di maturazione. Lo provono gli slogan, che scandiscono il percorso del corteo. Si va dall'immarcescibile Pagherete caro, pagherete tutto all'ossessivo Assassini, assassini rivolto verso forze dell'ordine e autorità varie. Il più azzeccato lo grida però lo spezzone delle "donne in marcia": Governo Berlusconi, governo Tambroni, ricordando a tutto il corteo un'analogia quanto mai inquietante (Tambroni fu il premier democristiano che nel 1960 fece un governo con i voti dei neofascisti del Movimento sociale e che, corsi e ricorsi storici, passò alla storia per una violentissima repressione di una manifestazione a Genova...).
Il corteo raggiunge poi palazzo Marino, sede del "governo" cittadino. C'è un presidio di poliziotti in assetto anti-sommossa, ma i lilliputziani no global alzano le loro mani bianche e dimostrano, ancora una volta, che l'unica arma che possiedono è quella della non violenza. Dentro il palazzo, intanto, si tiene un consiglio comunale dedicato ai fatti di Genova. Passa, ovviamente (hanno una stragrande maggioranza), la mozione del Polo. Depurata però della parte più incredibile: quella in cui s'indicava "moralmente e politicamente responsabile delle violenze di Genova coloro che si sono proposti portavoce dell'anti G8". Ovvero, Vittorio Agnoletto e il Genoa social forum. Si può così proseguire verso piazza Duomo, dove la manifestazione si conclude, dandosi appuntamento per stasera: alle ore 21, ci sarà un'assemblea pubblica aperta a tutti coloro che vogliono capire cosa sia successo a Genova e come ora andare avanti. Con una certezza che unisce tutti: senza tute nere e forze dell'ordine il popolo no global è proprio difficile da fermare. Non è un nuovo '68, men che meno un nuovo '77. E' tutta un'altra cosa, che ha la forza delle idee e delle proposte per realizzare un sogno: un mondo diverso è possibile.
NO GLOBAL, IL RITORNO
Sembrava scomparso, risucchiato dalle macerie delle torri di New York. Ma ecco che torna alla ribalta. Il popolo no global si è dato appuntamento a Porto Alegre, in Brasile, per il secondo Forum Sociale Mondiale.
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