Erano in diecimila nel capoluogo lombardo. Alle 18.30 del 20 settembre, in Piazza della Scala, si sono riuniti tutti dietro lo striscione che recitava: "Per la pace. Contro la guerra. Un mondo senz'armi è possibile". Lo slogan del neonato Milano social forum raccoglieva dietro di sé decine di associazioni e di organizzazioni (dai Verdi ad Attac, dagli umanisti a Rifondazione comunista) che si erano date appuntamento nella piazza meneghina per dire no alle mobilitazioni militari statunitensi messe in moto in seguito agli attentati dell'11 settembre a New York e Washington. Piani di guerra che interessano 50mila riservisti dell'esercito Usa per il possibile intervento militare in quelle nazioni del Medio Oriente (prima fra tutte l'Afghanistan dei Talebani) accusate di ospitare campi di addestramento per il terrorismo internazionale e leader carismatici quali il famigerato Osama bin Laden.
Tra le migliaia di persone presenti a Milano fermissima è stata la condanna agli atti terroristici e la totalità delle associazioni ha espresso cordoglio per le vittime degli attentati alle torri gemelle e al Pentagono. Ma allo stesso tempo diffusa era la convinzione che una reazione militare ai danni di popolazioni inermi (come fu il caso dell'Iraq nel 1991) non risolva la questione "terrorismo". Anzi, a parere di chi il 20 settembre è sceso per le strade, una guerra non farebbe altro che favorire il malcontento delle masse povere e diseredate e incrementare, come ha affermato Marco Bersani, coordinatore di Attac Italia, "i casi di arruolamento nelle cellule dei fondamentalisti islamici disposti a immolarsi pur di abbattere qualsiasi simbolo dell'Occidente".
Il coordinamento milanese delle donne della Marcia mondiale contro le guerre ha dichiarato infatti "Esprimiamo tristezza e sdegno per le vite spezzate di migliaia di persone negli Usa e vediamo dagli eventi di questi giorni confermate le ragioni di fondo del nostro radicale rifiuto dell'uso del terrore contro le popolazioni inermi come strumento della politica". Il radicalissimo Partito Marxista-Leninista italiano distribuiva volantini che recitavano: "Condanniamo i miopi e folli attacchi terroristici a New York e a Washington" ma sottolineava poi "Il terrorismo giova solo all'imperialismo".
Posizioni simili le aveva anche Fahe, 38 anni, operaio, cittadino della Costa d'Avorio, emigrato in Italia da dieci anni e attivo militante dell'organizzazione antirazzista 3 febbraio. "Dopo il crollo del muro di Berlino - racconta Fahe - gli Usa hanno perso il loro nemico tradizionale. Adesso si trovano nella necessità di individuarne uno ed ecco spunta all'orizzonte l'Islam, con i suoi ideali di tutela del mondo oppresso in chiave anti-occidentale. E per annientare il pericolo che viene dal Medio Oriente si mobilitano in chiave bellica, senza minimamente tenere conto delle implicazioni economiche e sociali ai danni dei paesi poveri del mondo".
Ma c'era anche un po' di preoccupazione per le sorti del movimento italiano che si oppone all'ingiusta globalizzazione. Marino, trentenne milanese, lamentava la scarsa informazione dei manifestanti rispetto alle questioni di politica nazionale e internazionale. "Quando ho sentito a Radio Popolare un ragazzo che, intervistato sul perché della sua presenza in piazza, diceva 'sono qui perché gli Stati Uniti vogliono fare la guerra al Pakistan' mi sono vergognato" ha commentato Marino.
Non è mancato, infine, un saluto a Carlo Giuliani, il ragazzo ucciso a Genova durante il G8 da una pallottola dei carabinieri. D'altronde il 20 settembre era proprio l'anniversario di quel tragico 20 luglio.
NO GLOBAL, IL RITORNO
Sembrava scomparso, risucchiato dalle macerie delle torri di New York. Ma ecco che torna alla ribalta. Il popolo no global si è dato appuntamento a Porto Alegre, in Brasile, per il secondo Forum Sociale Mondiale.
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Perché non accada più: foto, video e reportage sulla mattanza del G8.