Tutti ne parlano, molti li demonizzano, a volte si fanno male da soli o aiutano il "manganello globale" a picchiarli sempre più duro. Come è successo pochi giorni fa a Goteborg, per il vertice dei capi di stato e di governo europei. Ma cos'è davvero l'ormai celeberrimo popolo di Seattle? Che facce hanno, da dove vengono e cosa vogliono questi rivoluzionari del terzo millennio? Domande che sono diventate sempre più importanti per noi italiani, visto che il nuovo appuntamento degli anti-globalizzatori è a Genova, per il vertice del g8 in programma dal 20 al 22 luglio. Come rispondere allora a queste domande? Magari evitando di cadere nella doppia trappola della demonizzazione "terroristica" e dell'agiografia "rivoluzionaria"? Semplice, provando a conoscerli meglio. Cosa che cerchiamo di fare con questo speciale, nel quale lasciamo direttamente a loro la parola: volti e messaggi, che arrivano dalla Finlandia e dall'Inghilterra, dall'Italia e dalla Svezia, dalla Norvegia e dalla Repubblica Ceca. Senza filtri e censure.
A trovare altre risposte ci aiuta anche Naomi Klein, con il suo saggio No Logo, il bestseller diventato una delle "bibbie" del movimento contro la globalizzazione. "Un movimento di resistenza", scrive la giovane giornalista canadese, "che quando nacque alla metà degli anni '90 sembrava solo uno strano mosaico di protezionisti che si univano spinti dalla necessità di combattere tutto ciò che fosse globale. Ciononostante, a mano a mano che si sono stabilite delle connessioni transnazionali, si è andato anche affermando un diverso ordine del giorno che coinvolge la globalizzazione, ma che cerca di strapparla dalle grinfie delle multinazionali. Azionisti attenti ai principi dell'etica, interferenza culturale, rivendicazione delle strade, attivisti sindacali che si occupano di McDonald's, oppositori del logo nelle scuole e controllori delle aziende su Internet iniziano oggi a chiedere soluzioni centrate sui cittadini in alternativa alle regole imposte dai marchi. Questa richiesta, che in molte parti del mondo viene solo sussurrata a titolo scaramantico, mira a creare un fronte di resistenza che sia nel contempo tecnologico e di base, centralizzato e frammentato, ma che sia soprattutto globale e capace di intervenire con azioni coordinate al pari delle multinazionali che cerca di sovvertire". Insomma, un movimento dalle mille facce, che, come ben spiegano Jeremy Brecher e Tim Costello nel loro Contro il capitale globale (1997, edito da Feltrinelli), ha adottato "una strategia lillipuziana: migliaia di persone e realtà sociali che in tutto il mondo si coalizzano per fermare Gulliver il predone".
NO GLOBAL, IL RITORNO
Sembrava scomparso, risucchiato dalle macerie delle torri di New York. Ma ecco che torna alla ribalta. Il popolo no global si è dato appuntamento a Porto Alegre, in Brasile, per il secondo Forum Sociale Mondiale.
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Pesto alla genovese
Perché non accada più: foto, video e reportage sulla mattanza del G8.