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Trainstopping E' un mondo difficile, è una vita intensa. Sembra di vivere in Hellzapoppin, in una zona priva del senso di realtà, sembra di fare gli stalker in un'area che sospende le categorie del buonsenso. Due "giapponesi" asserragliati nell'isola deserta della Rai di viale Mazzini, un Cinese saggio che - unica voce contro - difende l'obiezione civile, un ex Presidente della Repubblica che litiga con Pippo Baudo sul Dopofestival di Sanremo, e una guerra ingiusta che non tiene conto della prospettiva delle vittime e che si annuncia disastrosa per civili indifesi. E' un Belpaese che si iscrive di diritto nelle file trangugione del Belmondo: governato da bovari texani col vizio del petrolio e del controllo di massa, da piacioni che ridono trasvolando tra conflitto d'interessi e capitali occidentali e tavoli diplomatici interpretati quali sedute di Risiko.In tutto ciò, non poteva mancare l'inevitabile assalto al treno. Gli indiani attaccano il convoglio, difeso da scherani del West feroce bianco e protestante. Diciamolo subito: noi siamo gli indiani. Noi siamo per l'assalto al treno. Il treno in questione, proprio come nel selvaggio West, trasporta armi per lo sterminio di noi indiani. Ci sia lecito fare casino sui binari. Ci sia lecito sapere cosa cavolo passa sulle rotaie della nostra nazione. Ci sia lecito indagare sull'effettiva portata di quanto viene trasportato fino all'improbabile, hellzapoppiana località di Camp Darby, che non sta nel Lancashire bensì fuori Pisa. Trattasi di un autentico fortino in cui le giubbe blu americane utilizzeranno quale base di appoggio per lo sterminio dei civili iraqeni: dopo gli indiani, bisogna fare piazza pulita dei puzzoni arabi. I cosiddetti "convogli della morte", che sinistramente rievocano ben altro tipo di deportazioni, hanno per capolinea questa base toscano-americana: portano armi e sottoconvogli militari. La verità? E' questa: non si sa se effettivamente trasportino soltanto innocenti jeep dai pneumatici infangati almeno quanto le coscienze dei loro piloti in berretto verde. Ripetiamo: non si sa che cosa i treni diretti a Camp Darby portino con sé. E non è dato saperlo, a quanto ci riferisce il ministro dell'Interno Pisanu, specialissima riedizione spettrale dell'ex collega di partito e di ministero, il memorabile Remo Gaspari.A fronte di tutto ciò, non un manipolo di pazzi, bensì una folla immensa di realisti sognatori, armati di bandiere multicolori e di tanta speranza e fiducia nel vangelo laico della Pace. Questi "eversori" - così li ha bollati l'ex Presidente Cossiga, quello che discetta di Sanremo con Pippo Baudo - non hanno bisogno di patenti di legittimità. Però, ogni tanto, una pacca sulla spalla fa bene. A dare la pacca sulla spalla e parecchia credibilità politica a quest'immensa ondata di civiltà, ci ha pensato Sergio Cofferati. Il quale, da buon Cinese, è parecchio saggio, e ha spostato il problema del blocco dei treni su un piano decisivo. Sergio Cofferati ha definito "auspicabile" la protesta dei pacifisti, in quanto si tratta di "obiezione civile". Tra Cossiga e Cofferati, i soliti pavidi: da D'Alema a Castagnetti a Follini, è una pioggia di distinguo, di arzigogolate invocazioni di chissà quale "diritto internazionale", di chissà quali "patti d'Alleanza".E' tutto molto più concreto di quanto ipotizzino gli incubatori dei nostri incubi cioè certi "politici di professione" che fanno professione di sinistra salvo poi andare a leccare per mezz'ora i piedi a Tony Blair, durante le sue vacanze romane. Nella ridda caciona di urla isteriche, tra un epiteto infamante lanciato dal forzista Bondi e una solenne dichiarazione di Mastella, quello che sembra non essere abbastanza sottolineato è un dato inequivocabile: insieme ai Disobbidienti, c'è anche la Cgil. Non è poco. Significa che i lavoratori delle ferrovie, i portuali, gli addetti ai voli che sono iscritti a questo sindacato faranno inevitabilmente parte di un'ormai vastissima movimentazione che, giustamente, Cofferati definisce "obiezione civile". Con le ragioni della civiltà obiettiva, e quindi dell'obiezione civile, si vive. Con le regioni opposte, quelle dell'inciviltà interessata e conflittuale, si muore. Da un sondaggio SWG, risulta che l'81% degli italiani chiede pace. La jena dei sondaggi, quel gagà pericolosissimo che attualmente governa e fra tre anni no, a furia di invocare sondaggi farlocchi ha deciso di non invocarli più. E' un segno. La crepa si è aperta. E passa per i passaggi a livello che portano letali convogli a Camp Darby. Siamo solo all'inizio della battaglia. Non quella all'Iraq, bensì quella all'inciviltà. E il pronostico è molto favorevole. Perderemo forse la guerra, ma questa battaglia, la battaglia dei diritti civili, è sicuro che la stravinceremo noi indiani. Inviato da giuseppe genna , Lunedì 24 Febbraio 2003
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