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La ribellione dell'audience

Consumo Responsabile
di Stefano Porro
Resistere al monopolio mediatico berlusconiano attraverso iniziative di consumo responsabile. L'idea era stata lanciata alcuni mesi fa da Umberto Eco con il suo provocante articolo sulla "Pasta Cunegonda", ma poi sembrava caduta nel dimenticatoio in quanto troppo difficile da realizzare. Oggi invece un manipolo di persone convinte e determinate ha deciso di crederci e di trasformare tutto in realtà. E' nato così il CoRe, ossia il "Movimento per il Consumo Responsabile per la libertà di Informazione" in Italia, il cui intento è riportare la situazione televisiva e mediatica italiana a una condizione di normalità, cancellando gli oligopoli economici e informativi che di fatto stanno soffocando la libera circolazione delle idee.
Partendo dall'art. 21 della Costituzione (quello famoso sulla libertà di stampa) il CoRe sostiene che in Italia non esiste pluralità di informazione, dal momento che i mezzi che permettono di diffonderla (le nostre 7 televisioni nazionali) sono completamente controllati dal nostro presidente del consiglio. In che modo? Sfruttando la propria influenza politica sulla Rai e attraverso il controllo pressoché totale del mercato pubblicitario per quanto riguarda le reti Mediaset e La 7 (i cui spazi di advertising sono gestiti dalla concessionaria Publitalia 80, fondata da Marcello Dell'Utri e sempre di proprietà dello stesso Berlusconi).

Un colosso mediatico-pubblicitario controllato da una sola persona e contro il quale sembrerebbe impossibile opporsi. Sembrerebbe, perché un punto debole effettivamente c'è. Lo strapotere berlusconiano, fanno notare i promotori del CoRe, è basato sulla sua possibilità di vendere ai grandi investitori pubblicitari una massa di pubblico, o audience, perfettamente controllabile. Per un commerciale di Publitalia lo spettatore non è nient'altro che merce da vendere all'inserzionista. Il quale, a sua volta, rincara dovutamente il proprio prodotto per sostenere l'elevato investimento che richiede una campagna pubblicitaria in televisione. Per farla breve: il prodotto X paga profumatamente Mediaset per una serie di spot; Mediaset ringrazia e mette a disposizione, ma sarebbe meglio dire "vende", dell'inserzionista tutta la sua platea di spettatori; il prodotto X aumenta le vendite e aumenta anche i prezzi, riversando sulle spalle dei consumatori il costo della sua campagna pubblicitaria. Risultato: tutti ci guadagnano, tranne il povero consumatore, il quale oltre che accontentarsi di una televisione mediocre e dai contenuti imbarazzanti, deve sobbarcarsi una spesa ulteriore quando va a fare la spesa.
E se fosse possibile uscire da questo determinismo capitalistico, che sta provocando l'indignazione di mezzo mondo, ma che in Italia è ovviamente sempre più sottaciuto? Quelli del CoRe hanno fatto i cosiddetti conti della serva, e si sono resi conto che non è poi così difficile abbattere il colosso mediatico. Secondo i loro calcoli, una famiglia media italiana sborsa ogni anno circa 123euro in più a causa dei rincari dovuti a questo tipo di mercato pubblicitario. Sarebbe sufficiente che i consumatori diventassero molto più accorti e iniziassero a non comprare volutamente tutti i prodotti che investono in pubblicità sulle reti Mediaset per ottenre già i primi significativi risultati. "Basta che un milione di persone, circe il 2% della massa dei consumatori italiani, inizi a non comprare i prodotti delle prime 7 aziende che investono in pubblicità su Mediaset, preoccupandosi di informare contestualmente le stesse tramite email, per spezzare il meccanismo monopolistico", recita una nota del CoRe.
Gli stessi big-spender infatti registrerebbero in poco tempo un calo sensibile del loro fatturato, e chiederebbero una diminuzione obbligata degli importi pubblicitari da parte di Mediaset, per arrivare in seguito a capire che la loro presenza su Canale5, Italia1 e Rete4 sia in realtà un danno gravissimo alla loro immagine. Per di più profumatamente pagato. A quel punto la stessa Mediaset patirebbe il danno, calcolato in un ammanco di circa 450 milioni di euro all'anno. E lo stesso Berlusconi si troverebbe costretto dallo stesso mercato che vuole condizionare a rinunciare al suo status di tycoon monopolista. Pena smenarci un sacco di soldi.
Detta così, sembrerebbe facile. In realtà l'obbiettivo è ostico, e raggiungibile solo attraverso una lotta lunga e organizzata. E' per questo motivo che il CoRe ha realizzato un apposito sito Internet per tenere aggiornati tutti gli aderenti al progetto e per realizzare una campagna di sensiblizzazione contro queste tematiche.
Come puntualizzato dallo stesso Carlo Freccero in un suo recente pamphlet edito da Treccani, manifestazioni di questo tipo funzionano solo se accompagnate da una presa di coscienza dell'audience in merito al proprio status di sfruttamento. Secondo l'ex direttore di Rai Due, gli spettatori odierni non sono nè più nè meno che la nuova moltitudine capitalista, sfruttata e fordizzata dal mercato pubblicitario e mediatico. L'unico modo per uscire da questa situazione è cominciare a considerarsi "audience di riferimento qualitativo", in grado di selezionare accuratamente il proprio consumo televisivo e la propria forza d'acquisto.
Un'ultima osservazione: nel caso in cui il consumo responsabile decollasse, non provocherebbe eccessivi cali di vendite delle aziende coinvolte, "colpevoli" solo di fare pubblicità sulle reti Mediaset? Nessun problema, rispondono dal CoRe. Il calo massimo preventivato per una società che possieda il 50% del mercato si aggirerebbe intorno al 4,4% del fatturato annuo. Inoltre si tratterebbe di una defaillances temporanea e non strutturale del suo modello di business. Temporanea, certo, fino a che l'azienda non disinvestirà la sua presenza sulle reti berlusconiane.
Tutto a posto quindi e pronti via? Sembrerebbe di sì, sebbene siano molti i dubbi che rimangono su questo genere di iniziative. Anche se il CoRe riuscisse a coinvolgere il milione di persone necessario al raggiungimento del successo, l'effetto anti-Mediaset non è per nulla accertato. E poi bisognerebbe sempre fare i conti con la fedeltà dei consumatori. Staremo a vedere. Ogni tanto anche le utopie, come i sogni, si avverano. Voi, nel frattempo, iniziate a esercitare il vostro potere tra i banchi del supermercato.


Inviato da Stefano Porro , Lunedì 24 Febbraio 2003
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