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Cabaret Berlusconi Il compito a cui si sta dedicando è immane: “Tenere insieme l’Europa, la Nato e l’ONU”. Una sforzo intenso che il nostro Presidente del Consiglio intervalla però con attività più defaticanti: impallinare il nuovo Consiglio di amministrazione della Rai, raccontare in conferenza stampa delle frittelle che mamma Rosa gli cucinava quando prendeva 30 a un esame (l'argomento era la riforma della scuola approvata dal Parlamento). Un premier così ce lo invidia tutto il mondo: mentre gli altri leader si mostrano preoccupati e parlano con toni gravi o minacciosi degli sviluppi della crisi irachena, Berlusconi conserva tutto il suo umorismo da barzellettiere sapiente e racconta: “Se dovessi fare una classifica di chi sarebbe soddisfatto di disarmare l’Iraq e anche cambiare il regime iracheno senza colpo ferire e senza fare la guerra, il primo davanti a tutti è Bush”. Grasse risate tra gli astanti e poi una nuova domanda: cosa ne pensa il capo del governo della posizione espressa dal Ministro della Difesa Martino secondo cui la guerra si deve fare e anche presto. Risposta surreale, da Cabaret Voltaire: “È una sua convinzione personale. Io non sono un tecnico, non sono un tuttologo e non bisogna porre a me la richiesta su cose che non conosco”. Ragazzi è fantastico! Berlusconi non sa, non ha una sua idea, una soluzione per questo piccolo, insignificante problema. Ce l’aveva per il rilancio dell’economia, la crisi della Fiat, le difficoltà del Milan in attacco, l’abusivismo edilizio, per far nevicare a Ferragosto ma su una questione come quella della guerra, dell’oppurtunità o meno di un attacco all’Iraq si dichiara incompetente. Chi dovrebbe occuparsene e decidere allora? Ce lo giochiamo a testa o croce se stare con gli Usa, l’Onu o Francia e Germania?Il fatto è che il nostro Premier c’ha altro a cui pensare: “è coprotagonista di tentativi di mediazione” volti a convincere Saddam a prendere la strada dell’esilio. Il Presidente del Consiglio non l’ha detto ma immaginiamo quale sia l’offerta fatta pervenire al dittatore di Bagdad: due anni di soggiorno tutto compreso in una delle sue ville in Costa Smeralda. Il nostro leader è un sognatore. “Sarebbe meraviglioso”, dichiara "che Saddam se ne andasse in esilio". È questa la prospettiva che Silvio preferisce: “mi ci applico, credendoci”. Ma poi emerge lo statista pragmatico e realista e allora dice: “Poi se mi si chiede quali sono le probabilità, è un’altra cosa”. Bella l’immagine di un Primo Ministro che si impegna in un tentativo condannato all’insuccesso, in un’opera di mediazione che già sa che si rivelerà infruttuosa. Inutile perdita di tempo? Ma no, chiamiamola piuttosto “diplomazia utopista”. Affranto dall'impossibilità di esibire sondaggi che dimostrano l’amore degli italiani per la guerra, Silvio Berlusconi fa l’indiano, cerca di sgattaiolare via, divaga quando gli si chiede quale sia la posizione del Governo in materia. Tutti gli altri paesi si schierano, annunciano il veto o il sostegno agli Usa e noi che facciamo? Giri di valzer, chiacchiere, velleitari tentativi di tenere il piede in due o tre scarpe. Meglio la ruvida chiarezza di un Martino che l’untuosa diplomazia di Berlusconi, la politica estera da paraculi che ci sta facendo ridere dietro in ogni sede internazionale. Lo dica chiaramente il capo del Governo ai suoi cittadini, prepari pure una videocassetta ad Arcore con la calza e il trucco che preferisce. Bastano poche parole: “Staremo a fianco degli Stati Uniti, anche in caso di attacco unilaterale”. È già stato deciso. Almeno su queste cose cerchiamo di essere seri. Inviato da Guido Fossati , Giovedì 13 Marzo 2003
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