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Lasciate che i bimbi vengano a me

di Stefano Porro

Un milione di bambini iracheni sta aspettando di morire sotto le bombe anglo-statunitensi. A certificarlo non è la solita fonte difficilmente verificabile, ma un rapporto confidenziale dell'Onu che in questi giorni, non si sa bene come, si sta diffondendo a macchia d'olio sulla rete. Leggendo il documento, (Integrated Humanitarian Contingency Plan for Iraq and Neighbouring Countries), datato 7 gennaio e redatto dall'Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari delle Nazioni Unite, si evince che circa il 30% dei bambini sotto i cinque anni in Iraq (1,26 milioni) "sarebbe a rischio di morte per malnutrizione" nell'eventualità di un conflitto bellico.
Non meno disastroso sarebbe l'impatto sul resto della popolazione: lo stesso rapporto prevede mezzo milione di vittime dirette del conflitto, tre milioni di persone a rischio nutrizionale e altre otto che si troverebbero in mancanza di servizi igienici e sanitari, con tutte le conseguenze del caso.
Queste stime devono essere considerate come altamente oggettive, dal momento che l'Onu se ne servirà per preparare il proprio intervento sul territorio iracheno nel caso di un conflitto bellico.

Non ci vuol molto a capire che il popolo iracheno, quei civili oppressi dal dittatore Saddam Hussein che lo stesso Bush dichiara di voler difendere, sta per andare incontro ad una inenarrabile catastrofe. Stremati da oltre dodici anni di sanzioni, da condizioni igenico-sanitarie inesistenti e da un regime dispotico, i sudditi di Saddam sono sottoposti a un altissimo livello di vulnerabilità.
Secondo il WFP (World Food Programme) sono sedici milioni (pari al 60% della poplazione totale) gli iracheni che dpendono dalle razioni alimentari mensili fornite dal governo, foraggiamento che verrebbe per forza di cose interrotto in caso di conflitto.

L'Onu sta cercando di conoscere al meglio la situazione e di attrezzarsi come può per porre rimedio a questo disastro annunciato. Un altro passaggio preoccupante del dossier confidenziale, che presto sarà disponibile in versione italiana a questo indirizzo, dopo la caduta del governo di Saddam non sarà possibile instaurare un governo provvisorio a Baghdad per un periodo compreso da 1 a 3 mesi. Si verrebbe a creare in questo modo una situazione di totale anarchia, durante la quale circa 2.000.000 di sfollati cercheranno di superare i confini del Paese, dirigendosi verso Iran e Siria, gli unici due stati che permetteranno loro l'espatrio.

Alla fine del documento, l'Onu stessa si dichiara impotente a gestire una catastrofe di tali dimensioni, ammettendo che "L'attuale capacità di risposta del sistema delle Nazioni Unite rimane bel al di sotto dei requisiti critici stabiliti nel processo di pianificazione inter-agenzie". E ancora: "Tutte le agenzie delle Nazioni Unite soffrono di gravi limitazioni di fondi che impediscono loro di raggiungere anche livelli minimi di preparazione".

Insomma, i soldi ci sono per armare i soldati, ma non per aiutare gli sfollati e i senza tetto. Lo scenario fin qui dipinto, per quanto possa sembrare apocalittico, non diverge molto da ciò che accadrà. L'attacco congiunto anglo-americano, che ancora speriamo possa essere scongiurato, provocherà un disastro umanitario dalle proporzioni inaudite. Di tutto ciò sapremo ben poco, perché i media tradizionali saranno troppo impegnati a riferire le notizie ufficiali pilotate dal governo statunitense e dai potentati petroliferi che spingono per la guerra. Ma quando esulteremo per la distruzione del quartier generale di Saddam Hussein, guardando le immagini preconfezionate della CNN, ricordiamoci di quel milione di bambini che anche noi avremo contribuito ad uccidere.



Inviato da Stefano Porro , Lunedì 17 Marzo 2003 | Commenti (181)
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