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Mantellini di Manteblog

Pochi splendori e molte miserie degli Intoccabili dei BLOG

ico.gifmantellini1.jpgCominciamo da Massimo Mantellini un'accurata fenomenologia e completa eziologia della patologia più sconcertante che sia apparsa sullo sciagurato Web post-neweconomy: il narcisismo da blog. Gran cosa il blog: mezzo di comunicazione efficace e comunitario, straordinario abbattimento delle difficoltà tecnologiche che finora impedivano la messa on line del libero pensiero di chiunque. Come in ogni società umana, dopo l'iniziale stato edenico, i buoni selvaggi si sono aggregati in élite: e si vantano di farne parte. L'élite dei blogger è irritante come certi allergenici, vola basso più dei jet di Linate e affascina quanto Mariapia Fanfani. Attacca i giornalisti, gli scrittori, i minatori e le papaye, in nome del principio massimalista del bar sport: la cultura fa male, evviva gente come noi che, di cultura, ne sa quanto Erminio Boso di astrofisica.
Tra tutti costoro, che sono una decina scarsa, Massimo Mantellini è la quinta colonna della verità di base che il narcisismo, come il crimine, non paga.
E' uno, Mantellini , capace di sedurre l'apparato cognitivo con chicche di devastante interesse pubblico. Tipo questa:
"Io voglio molto bene a Luca Sofri anche se so altrettanto bene che e' un po' stronzo. Dal suo punto di vista - e anche un po' dal mio per carita' - io e lui siamo semplici conoscenti (come in Sturmtruppen ricordate?). Mi pare giusto. Luca mi manda ogni tanto splendide mail di una riga tutte ben formattate in html. Una cosa che odio (sia la monoriga che l'html). Glielo ho detto ma lui persiste. Se mi telefona e' perche' e' in taxi e si sta annoiando. Se gli rispondo per le rime o mi offendo per qualcosa che dice (facendo lo stronzo capita spesso che qualcuno ti risponda per le rime o si offenda) lui risponde che scherzava. Cose cosi'".

mantellini3.jpgSì, sono proprio tutte cose così. Se non così, sono cosà, come dimostra questo intervento degli esordi di manteblog, una sorta di variabile surrealista che sembra uscita dal Laforgue pretisico o da un cadavere squisito venuto male (Mantellini si arrabbia moltissimo quando gli si beccano buchi neri culturali):

"Oggi la nazionale italiana ha perso con la Croazia, siamo troppo belli per vincere? Almeno avessero messo in campo Gattuso (o Guttuso? o Gottuso? ) che sembra uno di quei bei muratori sardi abbronzati dal sole dei cantieri..........invece niente, una marea di fighetti con orologi da 100 milioni al polso e soubrettine al seguito........perdere con queste premesse e' matematico oltre che terapeutico.
Se ci eliminassero nella prima fase oltretutto ci risparmieremmo di rivedere ancora la farsa di decine di giapponesi sugli spalti agghindati come Totti, con lamaglietta azzurra e avvolti nel tricolore........un senso di straniamento come se aprendo una birra ci trovassimo in bocca un paio di sorsi di chinotto........ ".

Mantellini esprime una grande morale spartachista: la base vuole abbattere quelli che ritiene siano vertici. Per questo, con argomenti forti quanto il grissino del tonno, il nostro blogger si è lanciato in una crociata contro quello che chiama, con zeppa stilistica degna di un coltivatore di ossimori qual è, "giornalismo mainstream". Il fondamentalista Mantellini va alla crociata armato di tutto punto, come dimostra un post degli esordi, potente sia per ragioni sia per sintassi sia per generosità di epoché:

"Sto pensando di scrivere qualcosa sui blog, non tanto sulle implicazioni dei weblogs sul giornalismo mainstream (la grande discussione che c'e' in Usa in questo momento) quanto sul fatto che i blogs mi ricordano molto certi ambiti omogenei della internet di usenet, raggruppamenti di persone per affinita' e sentimenti vicini........intanto ho letto al riguardo sia il pezzo di Jon Katz(grande Jon come al solito!!!) che il blogger manifesto di Andrew Sullivan che nelle sue velleita' economico giornalistiche mie' piaciuto assai poco.......",

il quale post sta poco sotto allo storico atto mancato freudiano dell'aspirante alla fama (sempre potente per ragioni sintassi e puntini, che è la traduzione di epoché):

"Qualche settimana fa un lettore mi ha segnalato che un mio articolo pubblicato su PI in febbraio era stato quasi interamente ricopiato dentro Dagospia, il sito di gossip di Roberto D'agostino, senza che nessuno dicesse nulla a me o alla redazione di PI.
Ho scritto a D'agostino per dirgli che sarebbe bastata una mail per ottenere l'autorizzazione alla riproduzione dell'articolo.............credete mi abbia risposto?"

A ognuno il suo, finché il suo sia veramente di quell'ognuno. Massimo Mantellini è un esperto di tecnologia e cultura digitale. Parlare con competenza di queste due autentiche chimere (si intenda: qui in Italia) era l'iniziale intento di manteblog. Purtroppo, per qualche indecifrabile perversione dell'élite blogger, la deriva ha trascinato il curatore di manteblog ben lontano dalle conclamate origini. Sa qualcuno mettere in relazione questi recenti post con la tecnologia e la cultura digitale?

AVVISO (relativamente) IMPORTANTE
Oggi primo giorno di bermuda.

Questa sera guardero' in TV la finale della Coppa dei Campioni (Champions League, scusate, mi fa senso). Da piccolo "tenevo" per il Milan. Era la squadra di mio padre e divento' per via naturale la mia squadra. Mi piaceva il calcio, mi piaceva giocarlo e vederlo giocare. Poi per molti anni non me ne e' importato piu' nulla. Per molto tempo non ho mai visto piu' nemmeno un incontro in TV, a parte mondiali e cose del genere. Da un po' invece, per qualche oscena ragione, ho ricominciato a seguire qualche partita. Cosi' stasera daro' un'occhiata. Sono ancora del Milan? Certamente si' per ragioni familiari. Posso tifare per una squadra che rischia di vincere un trofeo che Berlusconi sollevera'al cielo? Certamente no. C'e' un limite a tutto, anche alla tifoseria trasmessa geneticamente. Del resto il premier qualche giorno fa ne ha detta una delle sue e mi ha un po' spianato la strada:
"Vincerà il Milan, per forza. Io sono condannato a vincere sempre, per me la sconfitta è impensabile".
Cosi' da tifoso invecchiato, sollevato da ogni furore agonistico questa sera mi turo il naso e spero solo di vedere una bella partita. Non so come faranno i debosciati tifosi italiani ad abituarsi a uno stadio senza transenne come quello di Manchester abituati come sono ad agitarsi dentro enormi canili di vetri antisfondamento e reti metalliche alte 4 metri. Io dal divano di casa provero' a dimenticare i forza milan di mio padre e di suo figlio adolescente. E in silenzio, fregandomene altamente, sperero' che, diciamo cosi', il Milan non vinca. Perche' essere condannati a vincere sempre e' una gran brutta schiavitu'. Per chiunque. Anche per chi ormai da un po' di tempo ci ha abituato alla volgarita' dei suoi commenti perfino sulle piccole cose della vita di tutti i giorni.

E ancora:
Approfitto della divertente faccenda segnalata da B.Georg sulle citazioni di Roberto Cotroneo (Cotroneo nel suo neonato blog prima si esibisce in una colta dissertazione sui simbolismi del film MATRIX e poi cancella un commento che gli fa notare come simili concetti nel medesimo ordine siano espressi altrove sul web) per fare una piccola e cattiva considerazione. Chiunque scriva sul web sa bene che la distanza fra la citazione e la copiatura e' minima. Sa inoltre che comunque la si voglia girare pochi concetti striminziti ( di qualsiassi argomento si stia parlando) gireranno il web in decine di piccole variazioni. Si crede generalmente che questo sia un valore ( o un disvalore) legato alla comunicazione elettronica. Vero solo fino a un certo punto. Cotroneo ne e' un esempio ( e quello sul suo minimo incidente web e' solo la versione digitale di un vizio antico ed analogico). Ricordo bene le sue recensioni sotto lo pseudonimo, Mamurio Lancillotto, sul Sole24ore della domenica. Cio' che le caratterizzava per me non era tanto il rigoroso scegliersi un bersaglio da distruggere (una cosuccia che riferita ai libri e' discretamente vergognosa) quanto l'ampia e continua citazione di classici, saggi, altri romanzi sul medesimo argomento, episodi storici ecc ecc. con cui si condivano le recensioni. Non e' che un qualsiasi Cotroneo ventisettenne potesse aver letto tutte quelle meraviglie. Non avrebbe potuto per banali ragioni di orologio. Ma gia' allora esisteva il cut & paste analogico riservato solo a quanti avevano accesso in scrittura alla carta stampata. Cosi' come per quello digitale, ai lettori estasiati da cotanta soverchiante cultura, non restavano che due strade: restare ammirati da tante dotte citazioni o relegare l'uomo nel girone dei saccenti.

GIURARLA a GIURATO
Oggi quando ho visto che il venerdi di repubblica ha dedicato una intero articolo con tanto di intervista a Flavio Giurato non credevo ai miei occhi. Poi ho pensato malignamente che basta poco per rovinare un mito costruito in anni di astinenza.
"una donna alta non e' mai banale, sara' per lo sguardo...necessariamente superiore"

E' tutto bellissimo, tutto estremamente profondo, acclarato, condotto con perizia verso i lidi dell'inconscio collettivo. Insomma: l'opera mantellina costeggia l'abisso dell'capolavoro letterario e del miglior giornalismo. Imperdibile, quindi, l'escursione che consigliamo caldamente nell'estetica neoesistenzialista di Massimo Mantellini : ma guardate che immagini poetiche e significative ci regala il signor manteblog! E non ditene male: Mantellini è capace di mandare raffinatamente a quel paese anche Capa e Newton (Helmut, Mantellini, non Isaac!)...

Inviato da giuseppe genna , Lunedì 23 Giugno 2003 | Commenti (5)
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