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"In Iran il regime è al collasso"

iran0.jpgiran1.jpgUn'esclusiva di Information Guerrilla "prestata" a Clarence: parla volta Alì Ghaderi, leader in esilio del movimento di opposizione al regime di Teheran, indiziato alla successione degli ayatollah nel caso di un crollo del regime teocratico in Iran. Mentre sale vertiginosamente la tensione dopo l'ondata di manifestazioni studentesche, Alì Ghaderi denuncia: il regime è ormai al collasso, la repressione sempre più spietata. 4.000 arresti e 560 “desaparecidos” nella sola capitale. Ed anticipa in esclusiva a Information Guerrilla i passi che l’opposizione compirà fino al 9 luglio prossimo, data di quella che si preannuncia come la più grande manifestazione dell’opposizione mai proclamata in Iran. E lancia un appello alla mobilitazione generale nel suo Paese.

Ghaderi: "In Iran il regime è al collasso"
di Roberto di Nunzio

iggif.gif28 giugno 2003 - “La tensione è ancora altissima a Teheran come in tutto il paese”, si sfoga Ali Ghaderi, responsabile esteri dell’ “Organizzazione dei Guerriglieri Fedaian del Popolo Iraniano”, e continua “oltre quattromila studenti sono stati arrestati arbitrariamente fuori e dentro le Università dell’Iran, e di molti di loro non si hanno notizie”.

iran2.jpgQuindi le manifestazioni contro il regime teocratico che governa in Iran non sono affatto concluse?

“Ma per nulla! Anzi la protesta dilaga anche tra gli operai delle industrie tessili, ed ho un’altra notizia che ritengo importantissima che mi è giunta proprio ora”.

Quale notizia?

“Parla di un certo movimento nel settore petrolifero, uno dei settori che stà più a cuore al regime”

Puoi essere più chiaro?

“Ho avuto conferma che negli ultimi due giorni è rallentata l’estrazione e la lavorazione del petrolio e questo vuol dire che siamo di fronte ad una diffusa protesta dei lavoratori compiuta anche con atti che potremo definire di sabotaggio. E questo in appoggio in modo sempre più esplicito alle lotte degli studenti e delle altre categorie di lavoratori”.

Siamo forse in presenza di una sollevazione generale della popolazione nelle più importanti città del paese?

“Certo, sì, non c’è dubbio. Nonostante il silenzio della stampa internazionale e del disinteresse diffuso che si coglie nelle cancellerie europee davanti a questo grande cambiamento in atto in Iran”.

iran3.jpgPer la posizione che ricopri, da nove anni responsabile della politica estera dell’”Organizzazione dei Guerriglieri Fedaian”, oltre che essere un alto dirigente del “Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana”, che tipo di attenzione avverti intorno alle lotte di queste settimane?

“Mah, se devo proprio essere sincero sono rimasto deluso dalla posizione dei partiti e dei movimenti della sinistra in Europa ed anche in Italia che sembrano aver sottovalutato la portata dell’insieme delle manifestazioni e delle lotte del popolo iraniano. Certo anche la stampa internazionale ci ha messo del suo quando nei primi giorni di sciopero generale, senza la minima capacità critica e di conferma delle fonti, arrivava a sostenere che gli studenti di Teheran erano appoggiati dagli Usa. Notizia, non mi stancherò mai di ripetere, completamente falsa, e che rappresenta un torto alla nostra storia, ai nostri movimenti, agli uomini e alle donne che si stanno battendo per la democrazia mettendo a rischio la loro stessa vita”.

Si parla di oltre 4.000 arresti in molte città e di 500 studenti dei quali non si sa più nulla...

“Si, è vero, assolutamente vero. In realtà gli studenti che noi indichiamo come scomparsi, e che mi auguro non diventino i “desaparecidos” della storia iraniana, sono 560. Questi, soprattutto questi 560, corrono un gravissimo pericolo: essere giustiziati dalle Guardie della Rivoluzione (i cosiddetti “Pasdaran,”ndr).
Nella preghiera di oggi (venerdì 27 per chi legge, ndr) a Teheran, l’Iman ha letto un appello agghiacciante: considerare gli studenti e gli operai in sciopero, e tutti coloro che partecipano alle manifestazioni di solidarietà, come dei “negatori di Dio”, uomini e donne che “sporcano la terra”. Questo discorso equivale di fatto ad una condanna a morte preventiva per tutti quegli oppositori che tutti i giorni da settimane scendono nelle strade di tutto il paese.
Significa lasciare mano libera ai reparti militari dei servizi segreti più impegnati nella repressione. Le carceri scoppiano letteralmente, non sanno più dove mettere i prigionieri: nella grande prigione di Teheran, ad Evin, i prigionieri sono ammassati nei corridoi delle varie sezioni, negli atrii ed in ogni spazio disponibile. E nonostante le condizioni nelle quali sono tenuti, gli studenti dell’Università di Teheran solidarizzano con gli altri prigionieri”.

Ho notizie di uno sciopero della fame...

iran4.jpg“E’ vero, dimenticavo. Ad Isfan, gli studenti del politecnico sono arrivati al quarto giorno di sciopero della fame e di occupazione del loro Istituto, circondati dalla solidarietà di tutta la popolazione civile”.

Vorrei porti ora una domanda che, capirai, non posso non fare: l’opinione pubblica europea, ed in particolare quella francese ed italiana sono rimaste molto colpite e turbate nel vedere, seguendo i notiziari televisivi, che alcuni oppositori al regime sono arrivati a darsi fuoco pubblicamente in alcune piazze d’Europa. A Parigi una ragazza è morta dopo due giorni di agonia per le ustioni riportate. Cosa pensi di questa forma di protesta tanto radicale?

“Grazie per la domanda. Mi dai la possibilità di far chiarezza su questi episodi che possono prestarsi ad una facile strumentalizzazione e non essere compresi dalla pubblica opinione. Non esito ad affermare che noi, tanto come “Organizzazione dei Fedaian del Popolo Iracheno”, quanto come “Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana”, condanniamo queste forme di protesta che non devono assolutamente più manifestarsi. Anche i nostri compagni in carcere a Parigi hanno scritto un documento che sarà presto reso pubblico nel quale si appellano a tutti gli oppositori al regime di Teheran che non procedano su questa strada dell’immolazione pubblica.
Immolarsi non fa parte della nostra cultura di oppositori e di combattenti”.

In queste ore come reagisce la nomenklatura del regime all’espandersi della protesta?

“Reagisce con la violenza degli arresti arbitrari perpetrati dalle milizie dei servizi segreti, reagisce con la violenza non meno pericolosa affidata ai sermoni degli Iman, ed infine con lo spettro di esecuzioni di massa per gli oppositori.

Ma i ragazzi delle università, gli operai dei settori tessile e petrolifero, con l’appoggio della stragrande maggioranza dell’opinione pubblica, non si danno certo per vinti. Proprio oggi è stata scritta una lettera aperta al presidente Kathami nella quale lo si invita una volta per tutte a prendere una posizione ufficiale. Vogliamo che la sua posizione sia conosciuta pubblicamente. Da che parte stai presidente Kathami? Stai con gli uomini e le donne del tuo paese che lottano per la democrazia o con le forze più reazionarie e repressive che tentano in ogni modo, invano, di annientare le opposizioni?

Ad un Khatami “democratico” non crede più nessuno in Iran, e mi auguro che anche in Europa si possano aprire gli occhi dopo l’abbaglio generale di quanti hanno espresso la loro fiducia ad un esponente del regime che si è rivelato né migliore né peggiore di tutti gli altri esponenti governativi. Semplicemente Khatami è uno di loro. E non scenderà mai al nostro fianco. Se mi sbaglio in questa mia valutazione, sarei felicissimo di ricredermi e chiedere pubblicamente scusa. Ma che sia Khatami a dimostrarlo, con le parole e con i fatti. Non è più tempo di silenzi”.

Ho sentito parlare alla Bbc della costituzione di un “Comitato Organizzativo dei Referendum sui Muri”. Cos’è questo comitato, me ne puoi parlare?

“Ah, certo. Il “Comitato per i referundum sui Muri” è stato costituito grazie al lavoro ed al coraggio di molti intellettuali, professori universitari, giornalisti e studenti di Teheran. Prende questo nome, forse un po’ curioso per voi, dal fatto che da tempo vasti settori della opinione pubblica iraniana chiedevano a gran voce di poter votare con il sistema referendario per potersi esprimere sulle riforme più impellenti ed urgenti delle quali il paese aveva bisogno.
Naturalmente non è stato mai possibile andare alle urne. Ed allora si è costituito il Comitato che come impegno più visibile si è dato, quasi per gioco, quello di scrivere sui muri delle nostre città quali sarebbero dovute essere le riforme più necessarie e più sentite dai cittadini. Ed è stato un successo senza precedenti: tutti i muri, di tutti i palazzi governativi, dei giornali, delle università si sono riempiti di scritte di ogni grandezza e colore. Potremmo chiamarlo una specie di “Iranian graffiti” per la democrazia”.

Nell’intervista precedente, che avevi concesso in esclusiva ad Information Guerrilla, sostenevi che una data molto importante per il movimento di opposizione è quella del 9 luglio prossimo. Sei ancora di questo parere?

“Ancor di più. Il 9 di luglio è per noi un data di grande valore simbolico, ed anche di tristezza. Ma è una data che ci sprona e ci fornisce coraggio per continuare a lottare. Il 9 luglio del 1999, infatti, segna la data della prima grande protesta popolare dentro e fuori l’università di Teheran. Un’esplosione di vitalità e di democrazia come mai si erano viste nella capitale. La repressione fu brutale: molti studenti vennero uccisi, ed alcuni di loro inseguiti fin dentro i dormitori e gettati ancora vivi dalle finestre.
Una data indimenticabile quella del 9 luglio, e per la quale abbiamo già chiesto tutte le autorizzazioni alle autorità per un grande corteo nel centro di Teheran. L’opposizione è questa volta davvero determinata: con o senza autorizzazioni scenderemo in piazza. E sarà una manifestazione immensa, pacifica e combattiva pur sapendo tutti i rischi ai quali andiamo incontro. Ma che sappiano fin d’ora che, per il prossimo 9 luglio, non basterà alcun divieto a fermarci”.

Una dichiarazione di guerra?

“No. Una dichiarazione di coraggio e di determinazione politica: siamo ad un passo dal rovesciamento del regime. E questo loro lo sanno bene. Non gli converrà continuare ad usare la forza, le intimidazioni, gli arresti illegali.
Un popolo in rivolta non si può fermare”.

Sento che mentre stiamo parlando ti arrivano comunicazioni da parte dei tuoi collaboratori. Hai novità?

“Si, ecco qui una notizia che mi è appena arrivata attraverso i nostri canali direttamente dalla città di Kernashah, dove una manifestazione di studenti ed operai, che chiedevano il reintegro di 33 operai di una fabbrica licenziati per motivi squisitamente politici, è terminata con un sit-in davanti all’edificio del Ministero per le Risorse del Sottosuolo. Ma la polizia e le milizie dei servizi di sicurezza sono intervenute con durezza provocando scontri che sono ancora in corso nelle strade della città”.

Quindi la protesta dilaga veramente a macchia d’olio da un lato all’altro del paese?
“Ma certo, te l’ho detto. E’ un’autentica sollevazione popolare.
A questo proposito vorrei lanciare un appello attraverso le colonne del sito di Information Guerrilla. Sai, dopo l’intervista che ti ho rilasciato l’altra settimana neppure io credevo che avrebbe fatto tanto “rumore”. Mi hanno telefonato esuli ed oppositori da ogni angolo d’Europa che avevano letto quanto avevi scritto attraverso le traduzioni che l’intervista aveva avuto in moltissimi siti web e giornali dei movimenti iraniani d’opposizione. Perfino a Teheran, grazie ad internet, le mie parole sono arrivate velocissime, e l’intervista stampata e tradotta in persiano nelle università.
E non ti nascondo che è stato anche grazie alla pubblicazione di quell’intervista se sono riuscito ad ottenere tanto velocemente, e proprio nella giornata di oggi, un importante appuntamento con la direzione nazionale di Rifondazione Comunista, a Roma.
Quindi considero Information Guerrilla il “media” più autorevole ed internazionale al quale affidare il nostro appello alla “Unità Nazionale”, che lancio a nome dell’”Organizzazione dei Guerriglieri Fedaian del Popolo Iraniano”.

Dimmi pure.

“Chiediamo al popolo di tutte le città dell’Iran di preparare gli appuntamenti politici ed organizzativi che culmineranno con la grande manifestazione del 9 luglio prossimo a Teheran. Chiediamo quindi che si predispongano:
Comitati popolari per l’organizzazione.
Nuclei operativi.
Appelli a tutta la popolazione del paese per una presenza di massa nelle manifestazioni.
Che durante la mobilitazione generale del 9 luglio si occupino, in modo pacifico, i palazzi e le strutture governative.
Che si inizino a predisporre dei comitati di controllo e sicurezza per far fronte alle emergenze successive all’inevitabile crollo del regime”.

Ripeto: è una dichiarazione di guerra?

“Ripeto: No. Non una dichiarazione di guerra, solo la consapevolezza che il regime è ormai prossimo al rovesciamento.
Aiutateci. Sostenete la lotta degli uomini e delle donne dell’Iran soffocato da un regime che ha in disprezzo la democrazia e che imprigiona ed uccide i propri oppositori.
Mi piacerebbe vedere il prossimo 9 luglio una manifestazione di sostegno alle lotte del popolo iraniano in ogni città d’Europa. Così che il mondo intero si accorga del coraggio di quegli uomini e di quelle donne”.

Appello di sostegno agli studenti iraniani nelle prigioni della Repubblica Islamica e la loro lotta per la libertà e democrazia in Iran

Noi firmatari di questo appello dichiariamo il nostro sostegno alla lotta degli studenti e del opposizione democratica dell’Iran per la liberta e la democrazia.

Condanniamo la repressione messa in atto da parte del governo in risposta alle richieste di libertà e democrazia degli studenti e tutta la popolazione.

Condanniamo gli arresti indiscriminati degli studenti, intellettuali e giornalisti.

Chiediamo un urgente intervento del governo Italiano e di tutte le forze politiche per premere su governo della Repubblica Islamica affinché si abbiano notizie certe sulla sorte delle persone scomparse dopo gli arresti nelle ultime settimane.

Condanniamo ogni strumentalizzazione da parte dei governi stranieri in particolare da parte dell’amministrazione Americana di queste proteste, a protesta della popolazione e degli studenti in Iran ha radici profonde nella lotta di liberazione dal fascismo religioso e uno dei suoi punti cardine è la lotta per l’indipendenza politica ed economica dal sistema neo liberista e creazione di un sistema politico secolare.

Dichiariamo la nostra solidarietà con gli oppositori arrestati a Parigi sulla base della lista nera delle organizzazioni terroristiche, e chiediamo l’immediata liberazione della Signora Maryam Rajavi tutt’ora detenuta in Francia in modo strumentale e nel quadro di un vergognoso accordo tra governo iraniano e quello francese.

Organizzazione dei Guerriglieri Fadaian del Popolo Iraniano / Organization of Iranian People's Fedayee Guerrillas
Comunicate la vostra adesione via e-mail o fax: 085 8025356
Specificando nome, cognome e firma

Tel: 3384633949 - http://www.fadaian.org


Inviato da giuseppe genna , Lunedì 30 Giugno 2003 | Commenti (39)
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