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L'Odissea di Previti

Cesare Previti
di Guido Fossati
Cesare Previti non sfugge al suo destino di imputato eccellente e in fondo indecente. Nel giorno in cui vengono depositate le motivazioni della sentenza Imi-Sir (condanna a 11 anni per corruzione) il perseguitato politico, la vittima della magistratura giacobina sapete dove si trovava? In crociera nel mar Egeo sulla sua barchetta (il famoso “Barbarossa”, un veliero di 30 metri). L’ Ulisse postmoderno, afflitto da incredibili traversie giudiziarie, può però contare sull’aiuto di due compagni fidati: Lino Jannuzzi, giornalista e senatore di Forza Italia, condannato con sentenza passata in giudicato per diffamazione e Marcello dell’Utri, anch’egli senatore della Repubblica sotto processo per associazione mafiosa, estorsione e calunnia aggravata.
La simpatica compagnia è allietata dalle frequenti telefonate del Presidente del Consiglio Berlusconi che li rifornisce (lo racconta Jannuzzi al Corriere della Sera) di rassicurazioni e barzellette fresche. Viene il sospetto che la sirena Berlusconi voglia distrarre la ciurma da propositi più bellicosi, da rabbiosi ritorni in patria.
Un altro imputato eccellente, con un senso della decenza e della giustizia un po’ diversi da quelli di Previti, che di nome faceva Enzo Tortora, dopo la condanna in primo grado si presentò in questura e disse “arrestatemi”. Per facilitare il compito ai magistrati prima si dimise da deputato del Parlamento Europeo. Gli diedero gli arresti domiciliari. Dopo un anno e mezzo fu assolto con formula piena.
Imputato eccellente lo era anche Toni Negri, anche se meno socratico di Tortora. Dopo essersi fatto quattro anni e mezzo di carcere, approfittò della sua elezione a deputato per tagliare la corda e rifugiarsi a Parigi. Ognuno reagisce alle condanne come può e come crede.
Previti veleggia al timone del suo yacht al largo di Rodi. Fra un mese quando sarà sbarcato, abbronzatissimo, ci racconterà che è vittima di una orrenda macchinazione giudiziaria. Fra un mese però perché adesso ha altro da fare. Alla domanda del giornalista del Corriere che gli chiedeva “Come ha vissuto l’attesa di questo ultimo atto?”, l’avvocato principe di Berlusconi ha risposto con un disarmante. “Non ci pensavo”. Giusto, le vacanze cosa servono a fare?
Però forse un pensierino alla sua situazione Previti farebbe bene a dedicarlo (in un momento di calma sorbendo una coppa di champagne, al tramonto). Commentando le motivazioni della sentenza, la prima preoccupazione dell’attuale avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini, è stata quella di separare le sorti del suo cliente da quelle del velista perseguitato politicamente: “Il premier è già stato prosciolto, non fa più parte del processo. Su di lui non ci sono stati accertamenti tecnici, né alcun cenno ai rapporti con Previti”.
Carlo Taormina, il braccio violento del partito anti-giudici, ha marcato ancora di più la differenza: “Le motivazioni della sentenza dimostrano che Berlusconi è fuori da ogni cosa e che la prescrizione è stata per lui un danno”.
Rifletta Previti sul fatto che Silvio non è sulla sua stessa barca (fisicamente e processualmente), che sul Barbarossa ci salgono adesso solo pregiudicati, gente che ha ben poco da perdere. Poca brigata, vita beata si suol dire. Oppure: meglio pochi amici ma fidati. Ecco, appunto. Previti controlli se la sua cerchia di amici si stia restringendo ultimamente, se c’è meno gente che gli telefona e quando gli telefona gli racconta solo stupide barzellette. La presunzione di essere inaffondabile, di poter navigare in mezzo a tutte le tempeste ha tradito anche i marinai più esperti. Si ricordi del Titanic, avvocato Previti. E di quelli che abbandonarono la nave quando cominciò a imbarcare acqua.

Inviato da Guido Fossati , Giovedì 7 Agosto 2003 | Commenti (199)
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