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Italia: Acquistereste una Telekom da quest'uomo? Comprereste un'auto usata da quest'uomo? Chiaro che no. Allora perché dovreste comprare da lui un'intera compagnia telefonica? E per di più serba? La domanda, per quanto sembri oziosa, è destinata a determinare le sorti della politica italiana. Perché il tarro qui a fianco altro non è che Igor Marini, il superteste intorno a cui ruotano l'indagine della Commissione d'inchiesta Telekom Serbia e le residue speranze della Iena Ridens di diventare monarca assoluto del Belpaese. Igor Marini appare ora molto diverso dall'immagine qui a fianco, come si deduce dalla foto sotto. Si è raffinato e ha parecchi difetti in meno: non ha più una moglie che si chiama Isabel Russinova; non usa più il nome d'arte di Igor Zalewski; non rischia più il collo ogni giorno che iddio manda in terra, guadagnandosi la pagnotta come stuntman; non recita più in B-Movie come A cena col vampiro, indimenticabile cult trash di Lamberto Bava; non si inventa più di essere intimo di Stallone e Schwartzenegger. Però in cambio si inventa di essere intimo di Prodi, Dini, Fassino, Rutelli, Veltroni, Mastella e Bordon - tutta gente a cui avrebbe girato il grano di una maxitangente relativa all'acquisto di Telekom Serbia. Ora, se ci pare una follia che un tipo del genere ci procuri un'auto usata, perché dovremmo permettergli di procurarci una dittatura?Sono le miserie della politica italiana: una volta ancora, come asserito in tempi non sospetti da Clarence, assai vicine alle miserie della cultura trash. Risulta infatti che Igor Marini, nato dalla bella attricetta polacca Valeria Zalewskia, ha attraversato una gioventù trash che nemmeno Jimmy il Fenomeno. Roba da fare schiattare d'invidia Tommaso Labranca. "Igor Marini era uno stuntman: si faceva pagar bene per lanciarsi da una qualche altezza, e magari rischiare la vita, al posto del protagonista del film. Mi è tornato alla mente pochi giorni fa, è stato come un flash. Guardavo la foto di questo Marini sui giornali e mi dicevo: 'Ma questo io lo conosco, ma dove l’ho incontrato?'. Poi mezza riga all’interno di un articolo – era l’ex marito di Isabel Russinova – e tutto mi è tornato alla mente. Sarà stato il 1996 o il 1997: per guadagnarmi la pagnotta spacciavo idee originali, e conseguenti articoli, a vari giornali, tra cui la cronaca romana di un quotidiano. Una volta andai a teatro: c’era un tipo che si buttava dall’alto. Qualcosa mi colpì nelle note biografiche del libretto di sala. Proposi al caporedattore della cronaca romana del quotidiano un’intervista a questo stuntman, la sua esperienza nei set cinematografici, a Cinecittà, gli incontri con i divi che aveva sostituito nelle scene pericolose. L’idea piacque. Mi incontrai con Igor Marini al Caffè Canova, a Piazza del Popolo. L’impressione che ebbi - e sto parlando solo del fisico - fu di una sorta di Frankenstein: c’era qualcosa di rappezzato e rabberciato nel corpo, qualcosa di rifatto nella bocca o nel viso, non so. Infatti mi elencò le operazioni alle quali si era dovuto sottoporre a causa delle cadute venute male: c’era in lui una sorta di masochismo cupo e ossessivo nel parlare del suo corpo martoriato per esigenze di copione. Lo sguardo era inquietante, lo ammetto. L’impressione, comunque, era che non raccontasse balle troppo grosse. Ogni tanto svisava, sembrava scivolare nella sbruffoneria e nel falso più falso, ma subito si riprendeva, doveva avere bene in mente che ero una giornalista e avrei riferito tutto, nero su bianco, su un pezzo di carta che altri avrebbero letto e valutato con attenzione. Gli chiesi di Stallone, di Schwarzenegger, i divi con cui diceva di aver lavorato: ne parlava come ne potrebbe parlare uno che frequenta la stessa piscina e riesce a malapena a rubarne qualche pezzo di frase o un atteggiamento mentre quelli si tuffano dal trampolino o sbaciucchiano la fidanzata. Mi precisò comunque che lui non era un pazzo, non come quelli che accettavano pacchi di soldi per andare incontro alla morte. Mi raccontò di una caduta che lui rifiutò perché troppo rischiosa, e di un suo amico che invece accettò, per soldi, e cadendo morì. La storia sembrava autentica ed è forse il ricordo più vivo che ho di quella conversazione con Marini. Poi a un certo punto mi disse che era stato l’ex marito di Isabel Russinova. Probabilmente pensava che lo avessi cercato anche per questo, e attendeva da tempo una mia domanda in proposito, ma io davvero non ne sapevo niente. Si mise a parlare della loro storia, ormai finita. Non ricordo bene cosa disse, forse parlò di un tradimento, di lei che dipendeva in tutto e per tutto da lui e che, una volta che lui involontariamente si era allontanato, era rimasta vittima della propria sterminata fragilità e si era lasciata andare ad un altro. Forse, non ricordo bene. Però devo dire che sembrava sincero. Mi disse anche che voleva una storia seria con una donna, metter su una famiglia. Disse che faceva il promotore finanziario. Me ne andai seguita da quello sguardo fisso e un po’ inquietante. Il pezzo uscì pochi giorni dopo sul giornale, gli venne dato ampio spazio. Io tornai a caccia di idee e articoli da spacciare in giro e Marini cadde nel più assoluto oblio. Fino a quando ho visto la sua foto e mi è tornato in mente questo stuntman, pronto a farsi dare pacchi di soldi per farsi del male".Attore fallito, stuntman pavido, pessimo marito (la Russinova, intervistata, ha detto che vuole dimenticare, se pensa a Marini le vengono i brividi): quest'uomo è l'asso nella manica di Silvio Berlusconi (che di assi nella manica, secondo il costume di certi pokeristi, ne ha a decine) per sbaragliare l'opposizione tutta. Non c'è da scandalizzarsi: quando ti circondi di gente come Previti, Dell'Utri, Bondi e Jannuzzi, uno come Marini fa, come dire?, pendant. Inviato da giuseppe genna , Giovedì 28 Agosto 2003
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