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Italia: L'assassino è l'editore! "Complimenti! Hai ucciso un libro": scatta da lunedì, 6 ottobre, a poche settimane dall’apertura degli anni accademici, la sfida aperta - ma già dichiarata - al mondo delle fotocopie illegali.Questo è quanto recita un comunicato stampa dell'Associazione Italiana Editori che fornisce anche delle cifre: la stima della reprografia libraria illecita supera i 300 milioni di euro. Tra qualche giorno partirà quindi una campagna pubblicitaria che si strutturerà in affissioni stradali nelle maggiori sedi universitarie, nelle biblioteche e nelle librerie. Ovunque, a quanto pare leggerete: "Complimenti, hai ucciso un libro!" Lo dico senza troppi giri di parole: che muoia un libro di testo scritto da un trombone che costringe i propri studenti a comprarlo mi interessa molto poco. Non credo neanche che andrò al funerale, ma proverò comunque a dare una mano per trovare l'assassino. Sebbene si stia parlando di libri di testo scolastici e universitari, proviamo a trattare il caso come se fosse la trama di un libro giallo. Non sarebbe molto avvincente, perché gli indiziati sono solo due: lo studente e l'editore. La domanda che ci dobbiamo porre è questa: il defunto libro è stato ucciso da uno studente che non può permettersi di spendere un minimo di 100 euro per ogni singolo esame che sostiene o dalla casa editrice che lo vende a un prezzo inaccessibile? Caso risolto e libro alle stampe: l'assassino è l'editore! Capisco che l'istruzione gratuita sia un utopia, ma con quello che si spende in libri durante la carriera universitaria ci si potrebbe pagare un mutuo. Magari non per un attico in centro, ma un monolocale a Sesto San Giovanni lo porti via! Probabilmente questi capolavori letterari vengono realizzati da un amanuense con una Monblanc costruita appositamente per l'occasione, altrimenti non si riesce proprio a capire come si giustifichino prezzi del genere. Veniamo però al nocciolo della questione che non viene mai neanche sfiorato. Vogliamo far finta di non sapere che moltissimi docenti assegnano un libro di testo scritto da loro stessi? Ci sono casi in cui un professore universitario ha assegnato ai propri studenti un libro di testo scritto dalla moglie. E la consorte, professoressa pure lei, ha fatto lo stesso con i suoi malcapitati allievi. Geniale! Uno così in università è sprecato, dovrebbe far parte del consiglio di amministrazione della RAI. Cerchiamo di analizzare il messaggio che ci viene inviato. Cosa ci viene chiesto? Di sentirci in colpa se un docente universitario non percepisce il diritto d'autore su un libro che chiunque potendo scegliere non avrebbe acquistato? Di sentirci in colpa se una casa editrice che da anni spenna gli studenti facendo pagare libri anche 50 euro passa un momento di crisi? Accettate un consiglio: non sentitevi in colpa! La legge stabilisce che è possibile fotocopiare una parte di un libro (fino al 15%) pagando, tramite la S.I.A.E., all’autore e all'editore un prezzo proporzionato alla parte riprodotta. Questo piccolo capolavoro è frutto di una accordo tra la SIAE e l'AIDRO. Manca solo Luciano Moggi e poi ci sono tutti! In pratica se fotocopiate il 15% di un libro dovreste pagare più o meno il 15% del prezzo di copertina. Sembra però che qualcuno abbia già trovato il modo di aggirare la legge: uno fa le fotocopie di un libro e le paga quanto previsto dalla legge, gli altri potranno poi fare fotocopie dai ciclostilati. Se le copie vengono fatte da altri documenti fotocopiati, non vale il massimo del 15% stabilito dalla legge e non si è più tenuti a pagare l'equivalente del 15% del prezzo di copertina. Solitamente non si tratta di pubblicazioni del National Geographic, quindi il risultato è accettabile. Questa battaglia degli editori ricorda molto da vicino quella che la RIIA e le case discografiche hanno perso su tutti i fronti. A dir la verità questa è anche più insensata perché non c'è neppure l'aliquota IVA del 20% a giustificare un simile prezzo. Per concludere cito testualmente da un altro comunicato stampa dell'AIE: Nelle percezioni del caro prezzi degli italiani sono gli alimentari i più citati (64% dei casi), seguiti da abbigliamento (46%), svago (30%) e medicinali (28%). Solo agli ultimi posti sono indicati i libri di testo, citati dal 9% degli intervistati. Gli italiani sono chiari anche sul tema spesa per l'istruzione: nel complesso, la voce più "pesante" in termini di costi è data dal corredo scolastico. Lo ammette più del 70% dei genitori. Forse ho capito male, ma secondo me si tratta di un comunicato ad uso interno che tradotto dovrebbe suonare più o meno in questo modo: "Questi coglioni non se ne sono ancora accorti. Avanti così!" Inviato da Gianmarco Neri , Giovedì 2 Ottobre 2003
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