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Analisi:
Gingrich, il proconsole post Saddam
gingrich1.jpgdi Giuseppe Genna
Abituato sin dall'infanzia alle improbabili logiche di potere con cui la Marvel condizionava i miei lobi cerebrali, non sono riuscito a manifestare il soprassalto che merita la notizia: Newt Gingrich, il conservatore più razzista e reazionario degli Stati Uniti, sarebbe nel novero dei candidati alla carica di pro-console in Iraq, all'indomani della caduta di Saddam. Da tempo converto in rabbia e cinismo ogni conato di sorpresa mi causano le decisioni politiche e geopolitiche assunte dall'Amministrazione Bush. Dopo l'imposizione della nomina a Presidente da parte della Corte Suprema, Bush ha infilato una perla sopra l'altra, per comporre una collana a cappio intorno al collo di chi, come me, parteggia per l'unica soluzione esistenziale possibile: la pace, lo sviluppo sostenibile, la presa di posizione nei confronti dei vessati nel pianeta. Dopo le perle, Bush & i suoi Texani hanno deciso di appesantire il cappio con un gingillo che pesa come una pietra: il proconsole Gingrich.
thenation.gifNemmeno le più torbide profezie emesse dai geni della fantascienza prevedevano, in pieno 2003, un avvento così esiziale di un mélange tra Asterix e le truppe Mormone. Perché questo sottintende la scelta eventuale di un Gingrich a capo del protettorato iraqeno: entrare in un brutto fumetto, in una specie di Blade Runner contemporaneo, grottesco non meno che tragico.
L'allucinazione imposta da questa notizia, che vale un pessimo viaggio in LSD, la dobbiamo alle menti acute di The Nation, la pubblicazione statunitense più accorta nel denunciare le malefatte della junta texana di Bush. Matt Bevens, nel suo lettissimo L'oltraggio del giorno, riporta due fonti autorevoli: Donald Rumsfeld e Steve Forbes. L'uno sta a capo del Pentagono e in questi minuti se la sta passando male a causa degli insulti generali. Insulti generali di chi? Dei generali. Un partecipante al consiglio di guerra, rimanendo anonimo, ha fatto uscire sulla stampa americana una rivelazione significativa: il Falco Idiota ha tacitato i militari e imposto una strategia di guerra leggera che rischia ora di impantanare Washington nel deserto attorno Baghdad. Steve Forbes è invece uno dei tesorieri dell'ala conservatrice - quella che ha voluto, promosso e scatenato il conflitto in Iraq. E' una specie di Diego Della Valle con molti più soldi di Diego Della Valle, e che nutre in cuor suo malizie e ambizioni non dissimili da quelle custodite nei ventricoli della Iena che ci governa.
Secondo Bevens di The Nation, basta riprendere le dichiarazioni di Rumsfeld a USA Today e quelle di Forbes sul suo sito (non lo linko perché si entra solo a pagamento), Gingrich avrebbe più di una chance di governare l'Iraq post-bellico. Governare è un verbo che non rende l'idea: la carica di cui si parla, in ambienti neoconservative, è "pro-console": se i nomi sottintendono la realtà, diventa chiaro a chiunque quanto l'America si autopercepisca in una prospettiva imperiale. Il bombardamento onomastico di questi giorni, del resto, sconta già la responsabilità di avere disseppellito dall'oblio un termine di epoca coloniale qual è "protettorato". Poiché non c'è limite al peggio, i reazionari sono arretrati un po' di più, disseppellendo Augusto e Vespasiano.
gingrich2.jpgQuanto a Newt Gingrich, una delle fisionomie più shakesperiane degli ultimi trent'anni di politica Usa, ecco di chi si tratta. Enorme coglione adottato da un militare, che l'ha educato al peggio del codinismo americano, ha speso la sua giovinezza in ambienti dell'esercito, si è pluricandidato vanamente a governatore della Georgia, fino a strappare un'elezione al Congresso. Da lì, si è messo in testa di diventare Presidente: vanamente, come nel caso georgiano di cui sopra. Non pago, ha elaborato un "Contratto con l'America" di sapore a dir poco littorio. Si sa come vanno le cose: in cambio di questa boutade pseudopatriottica, l'orrido ciccione è stato eletto al trono di speaker del Congresso. Sembrava lanciatissimo alla candidatura presidenziale per i repubblicani: Clinton però gli ha procurato una clamorosa emorroide, con un fist fucking a base di argomentazioni trash che segna un irresistibile passo in avanti nella storia della democrazia a partecipazione indiretta. Ma la stella di Newt non si è mai offuscata. Poiché le mani erano già sporche di fango, tanto valeva immergerle nel sangue: così è diventato uno dei più stretti consiglieri di Donald Rumsfeld.
Speriamo che l'Oltraggio del giorno che Matt Bivens ha pubblicato su The Nation resti l'oltraggio di un giorno e non quello di un'epoca...

Inviato da giuseppe genna, 05:36 PM
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