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(Adriano Ciccioni)
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Segnalazioni:
Stati di polizia?
Ha un titolo vagamente poetico, "All'ombra della guerra: la reazione violenta contro i diritti umani", ma il contenuto è tutt'altro che rassicurante. E' il rapporto lanciato da Amnesty International, che denuncia come gli abusi dei diritti umani collegati alla guerra in Iraq non siano limitati a questo paese. L'impatto della guerra è infatti "visibile" in molti altri Stati. Nel mirino di Amnesty ce ne sono ben 14: Belgio, Danimarca, Egitto, Germania, Giordania, Gran Bretagna, Grecia, Norvegia, Spagna, Sudan, Svezia, Turchia, Usa e Yemen. "I governi sembrano voler sfruttare l'attenzione rivolta al teatro di guerra per violare i diritti umani al riparo dagli sguardi dell’opinione pubblica", si legge nel rapporto, che descrive violazioni dei diritti umani verificatesi dall'inizio della guerra in 14 paesi: Belgio, Danimarca, Egitto, Germania, Giordania, Gran Bretagna, Grecia, Norvegia, Spagna, Sudan, Svezia, Turchia, Usa e Yemen. "I governi devono rispettare i diritti umani fondamentali ed evitare di usare la guerra in Iraq come un pretesto per limitarli o violarli". Il rapporto di Amnesty International denuncia:Attacchi ai diritti alla libertà di espressione e di riunione Le autorità di vari paesi hanno tentato di impedire la partecipazione alle manifestazioni contro la guerra e hanno minacciato o arrestato arbitrariamente i dimostranti, utilizzando in alcuni casi le leggi "antiterrorismo" vigenti. In Belgio, dall'inizio di marzo, oltre 450 manifestanti sono stati posti agli arresti amministrativi, una forma di detenzione "preventiva" che può durare fino a 12 ore. In Gran Bretagna, l'Atto sul Terrorismo è stato applicato in alcune aree per attribuire alla polizia poteri speciali di "fermo e perquisizione" ai danni di persone senza plausibili motivi. Uso eccessivo della forza da parte della polizia contro i manifestanti A partire dal 20 marzo, milioni di persone nel mondo hanno preso parte alle manifestazioni contro la guerra in Iraq. In sette paesi, la polizia ha fatto ricorso all'uso eccessivo della forza, provocando in alcuni casi la morte dei dimostranti, tra cui un ragazzo di 11 anni. Diverse persone sono state picchiate e migliaia arrestate arbitrariamente; alcuni degli arrestati sono stati sottoposti a maltrattamenti e torture. In Sudan, tre studenti sono stati uccisi nel corso di una manifestazione a Khartum. In Grecia, la polizia anti-sommossa ha picchiato un gruppo di immigrati iracheni, arrestando 38 persone per controllare i loro documenti: tre di esse sono ancora ricoverate in ospedale. In Turchia, il 21 marzo, la polizia ha disperso con i manganelli circa 5000 persone che si erano radunate per protestare contro la guerra in Iraq all'uscita della moschea di Beyazit. Limitazioni al diritto di asilo In molte parti del mondo, i diritti di chi chiede asilo politico sono sottoposti a limitazioni e abusi. Danimarca, Gran Bretagna, Norvegia e Svezia hanno congelato le richieste di asilo politico presentate da cittadini iracheni. Negli Stati Uniti, l'operazione Liberty Shield prevede la detenzione dei richiedenti asilo politico in arrivo dall’Iraq e da almeno altri 33 paesi, il cui elenco non è stato reso ancora noto. Per saperne di più: il sito di Amnesty Italia dedicato alla guerra in Iraq
Inviato da Maurizio Pluda, 01:46 PM
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