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Analisi:
La guerra che (non) avanza
di Maurizio PludaDoveva essere una passeggiata, anzi una cavalcata, trionfale. Si sta tramutando in una difficoltosa avanzata fra imboscate e inattese resistenze. Doveva essere l'ultima versione delle nuove guerre hi-tech, rischia invece di diventare un assedio medievale. Forse Bush e il suo clan di reazionari teorici del Pnac (Project for a new american century) hanno sbagliato i conti. Con questo non voglio dire che bisogna gioire della resistenza imprevista del regime di Saddam. Nell'assurdo dibattito fra quelli che sostengono "visto che la guerra ormai c'è, meglio che gli angloamericani vincano in fretta" e quelli che rispondono "molto meglio una guerra lunga, che punisca quei fascisti di americani", penso che sia molto molto meglio schierarsi con la pace: bisogna (bisognerebbe) fermare questa guerra. Punto e fine.
Una posizione che può sembrare velleitaria. Ma che non lo è, affatto. Basta tornare ai due conti (sbagliati) di Bush per accorgersene.
Un blitkrieg nel deserto La propaganda Usa aveva battuto forte su questo punto. La guerra sarebbe stata un blitzrieg, perché il regime era al collasso e i suoi soldati si sarebbero arresi senza combattere. Intere divisioni, intere città a mani alzate, con la bandiera bianca sventolante nel ghibli. Oggi possiamo dire che non è andata (e non andrà) per niente così. Ci accoglieranno come liberatori Logica e diretta conseguenza del primo punto, ecco la seconda previsione sbagliata. Non c'è stata l'accoglienza sbandierata. I soldati angloamericani non sono entrati nelle città e nei villaggi del sud e del nord dell'Iraq accolti come liberatori, da folle festanti. Gli sciiti si sono ben guardati dal ripetere l'errore della prima Desert Storm, quando si ribellarono al raìs convinti di avere le spalle coperte e furono invece massacrati dal regime: a Bassora, Najaf, Karbala e in molte altre aree meridionali le popolazioni combattono, in vario modo, gli invasori Usa e britannici. Nel Kurdistan la situazione è invece leggermente migliore, ma ben lontana anche lì dallo scenario "arrivano i nostri": le milizie curde sono sì schierate con Bush e Blair, ma l'ostilità della Turchia alla possibile formazione di un'entità autonoma (una bestemmia, addirittura, lo stato indipendente curdo) rende quest'alleanza alquanto difficile da sfruttare. Due conti sbagliati, che hanno portato al risultato oggi sotto gli occhi di tutti. Mentre i portavoce politici e militari sbandierano ufficialmente bollettini trionfale, la realtà sul terreno parla di una guerra che durerà ben più dei sei giorni previsti. Forse i teorici del Pnac avevano usato una metafora, presa dai libri di storia, forse però avrebbero dovuto dircelo che era una metafora. Anche perché noi cittadini della Vecchia Europa avremmo potuto ricordargli che per fare davvero una guerra dei sei giorni bis ci vuole ben altro che i deliri ideologici di Rumsfeld, Wolfowitz e compagnia reazionaria.
Inviato da Maurizio Pluda, 06:20 PM
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