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Sono stato picchiato, ma mi sono difeso bene. A uno di quelli gli ho rotto la mano: mi ci è voluta tutta la faccia, ma ce l'ho fatta.
(Woody Allen)
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Bombe a grappolo...
di Maurizio PludaLa denuncia è arrivata da Human Rights Watch e accusa esplicitamente la premiata ditta di guerra Bush & Blair: le forze di terra angloamericane in Iraq stanno usando munizioni cluster (le famigerate bombe a grappolo), con un alto tasso di errore, creando pericoli immediati e di lungo termine per i civili e anche per i soldati alleati. I due governi hanno fatto orecchie da mercante, cercando di svicolare la questione. Alla fine, mezze ammissioni sono saltate fuori, anche perché mentire non si poteva davanti alle immagini televisive e fotogiornalistiche dei media che seguono da vicino le unità militari alleate. Le bombe a grappolo, vale la pena ricordarlo, sono ordigni micidiali: sono infatti composte da un dispenser riempito di molte submunizioni (da poche unità a 1800, dipende dai modelli), che vengono sparse su un'ampia area, a volte larga fino a undici volte un campo di calcio; quando queste bombette non esplodono all'impatto, il che succede in un'altissima percentuale dei casi, diventano proiettili esplosivi potenzialmente pericolosi. Funzionano, in pratica, come mine antiuomo.
Gli Usa hanno usato in modo esteso queste bombe nella prima Guerra del Golfo nel 1991, nella ex Jugoslavia nel 1999 e in Afghanistan nel 2001-2002. Almeno ottanta morti incidentali sono state attribuite alle munizioni cluster nel 1991. E oltre 4mila civili sono stati uccisi o feriti dai proiettili a grappolo dopo la fine del conflitto. Perché questi maledetti ordigni continuano a colpire per anni. E a farne le spese è la popolazione civile, in particolar modo i bambini.
Human Rights Watch ha chiesto una moratoria internazionale sull'uso delle munizioni cluster, almeno finché i problemi umanitari causati da queste armi non siano stati risolti. Al di là della moratoria, l'organizzazione ha anche implorato il governo americano di proibire l'uso di qualsiasi munizione cluster negli attacchi in aree popolate e di sospendere l'utilizzo di quei modelli con alti margini di errore. Gli Usa dovrebbero rapidamente avvisare le popolazioni civili per proteggerle dai pericoli. L'impiego di grandi quantità di queste munizioni complicherà la ricostruzione dell'Iraq, metterà in pericolo i civili e gli eventuali peacekeepers. Molte zone del paese, soprattutto lungo il confine nord-orientale con l'Iran, sono già piene di mine antiuomo a causa della prima Guerra del Golfo e del conflitto contro il regime degli ayatollah tra il 1980 e il 1988. Il governo iraqeno ha usato le mine anche durante i conflitti interni. Quelle usate nel Kurdistan e in Kuwait, o trovate nei magazzini militari, sono state prodotte in Belgio, Canada, Cile, Cina, Egitto, Francia, Italia, Romania, Singapore, ex Unione sovietica e Stati Uniti. Nel 1991 gli Usa hanno usato 117.634 mine in Iraq e Kuwait. Di queste, 27.967 erano antiuomo, il resto antiveicolo. L'esercito americano potrebbe davvero aver utilizzato di nuovo questi ordigni. Il Pentagono ha infatti rivendicato il suo "diritto a farne ricorso" nell'attuale conflitto, dato che il Congresso Usa non ha ratificato il trattato sul divieto dell'uso di mine, varato nella Conferenza di Ottawa del dicembre 1997. L'esercito britannico, invece, non dovrebbe usarle in quanto la Gran Bretagna ha ratificato il trattato. Per questo Amnesty international ha replicato a muso duro alle dichiarazioni del segretario inglese alla Difesa Geoff Hoon, imbarazzate ammissioni che l'esercito di Sua Maestà sta facendo uso di tali armi: "Avevamo chiesto", ha scritto in un comunicato l'organizzazione che tutela i diritti umani, "a Stati Uniti e Gran Bretagna di confermare che non avrebbero usato armi indiscriminate a causa della minaccia che esse costituiscono per i civili. Ora abbiamo capito le ragioni del loro silenzio. Chiediamo di sapere dove e perché sono state utilizzate le bombe a grappolo". Piacerebbe saperlo pure a noi.
Inviato da Maurizio Pluda, 05:04 PM
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