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Giornalisti si nasce. E si muore
di Stefano Porro

Guardate bene l'uomo qui a fianco. Di nome faceva Josè e di cognome Couso, e lavorava come cameramen per la televisione spagnola Telecinco. Scrivo al passato, perché da poche ore Couso è morto all'ospedale di Baghdad, e insieme a lui un collega della Reuters, mentre altri quattro giornalisti sono rimasti gravemente feriti. Vittime di un attentato della guardia repubblicana irachena? No, di un colpo di obice partito da un carrarmato statunitense che oggi, durante un'impazzita azione di guerra, ha polverizzato il quindicesimo piano dell'Hotel Palestine di Baghdad, sede operativa di quasi tutta la stampa mondiale, quasi trecento giornalisti. Non si tratta dell'ennesimo caso di fuoco amico, ma di un attacco intenzionale. Secondo un portavoce dell'US Army, all'interno dell'albergo si nascondevano alcuni cecchini iracheni che lanciavano colpi di granate anticarro contro i tank americani.
Sarebbe stato scomodo mandare un plotone di marines all'interno del Palestine per arrestare i resistenti, così si è preferito cannoneggiarli, insieme alle altre centinaia di persone presenti nella struttura alberghiera.
Gli statunitensi sono troppo accorti per permettersi errori strategici di questo genere e sanno fin troppo bene che, soprattutto in situazioni limite come quella che si sta vivendo in Iraq, la stampa deve essere tratta con i guanti.
Dietro l'attacco frontale all'hotel Palestine, ripreso in diretta da un operatore di Al Jazeera che in quel momento stava effettuando un collegamento, si nasconde una precisa strategia del terrore. I marines sono perfettamente consci che, per scovare Saddam Hussein, dovranno mettere a fuoco la capitale irachena, e farlo con i giornalisti alle costole non giova certo alla loro immagine di salvatori della patria. Meglio allora dare un sonoro "colpo" d'avvertimento, per scioccare i reporter di mezzo mondo e fare loro capire che in questi giorni circolare per Baghdad non sarà certo salutare. E non è un caso che sempre oggi anche la sede locale di Al Jazeera sia stata bombardata e impossibilitata a trasmettere.
Laggià sta per accadere qualcosa che nessuno deve vedere, e il modo migliore per occultare tutto è colpire chi per professione racconta agli occhi del mondo gli orrori e gli errori della guerra.
Dopo l'uccisione dell'ambasciatore russo che stava ritornando nel suo paese, l'attentato all'hotel Palestine suona come una nuova forma di terrorismo bellico. Vicini alla vittoria sull'Iraq, definitiva e schiacciante, gli Stati Uniti sembrano muoversi in una sorta di delirio d'onnipotenza. Che li porterebbe a bombardare la postazione della stampa internazionale per fermare due balordi cecchini, che tutti i testimoni dell'accaduto affermano di non aver mai visto.

Inviato da Stefano Porro, 05:10 PM
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