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Io sono per le partenze intelligenti, sono partito a maggio ma le ferie le avevo ad agosto.
(Fichi d'India) |
Segnalazioni:
Emergenza Iraq
di Maurizio PludaLa guerra è finita. Ma il dopoguerra rischia di essere più devastante (addirittura? addirittura!) del conflitto. Al di là della retorica e delle comunicazioni ufficiali, chi è in Iraq in questo momento racconta infatti una realtà da incubo. Fra questi testimoni indipendenti c'è Gino Strada, con lo staff di Emergency, l'organizzazione non governativa italiana da lui fondata nel '94, il cui obiettivo è fornire assistenza alle vittime civili dei conflitti, ai feriti e a tutti coloro che soffrono delle altre conseguenze delle guerre. Ecco la sua testimonianza.
Emergency ha effettuato ieri (13 aprile, ndr.) la prima distribuzione di materiale sanitario all'ospedale di Karbalà, città santa, tutta sciita, a circa 90 chilometri da Bagdad "dove le donne girano vestite interamente di nero, tutte a capo coperto", racconta Gino Strada. Tra il materiale distribuito, fluidi per fleboclisi, farmaci per le urgenze chirurgiche e per le urgenze mediche. Circa 3 tonnellate di materiale (5000 litri di infusioni, soluzione fisiologica, glucosio, soluzione di Ringer) più tantissime medicine: dagli antibiotici ai farmaci cardiologici, diuretici, disinfettanti".
"Nemmeno a Karbalà c'è sicurezza", continua Strada. "Gli americani sono arrivati, hanno bombardato e sparato, poi se ne sono andati. Ogni tanto qualche pattuglia si presenta, ogni tanto qualche elicottero sorvola basso lì intorno, sopra le distese di palme, scarica qualche razzo. Ieri ne hanno tirati tre vicino alla strada, proprio a duecento metri da dove stavamo passando noi sulla via del ritorno verso Bagdad, poi gli americani se ne vanno. L'unico posto sicuro è l'ospedale, vi fanno la guardia ragazzi e personale coordinati dai leader religiosi del luogo. Ci hanno accolto davvero in modo fraterno, ringraziandoci sinceramente: 'Ogni due o tre giorni viene qualcuno', ci ha detto il dottor Ali Aziz, capo chirurgo, 'ci chiede che cosa ci serve, poi sparisce e non si vede più. Siete gli unici che ci hanno dato una mano'. Io ho visto molti ricoverati, tra di loro una bambina ferita alla pancia e al torace dalle cluster bomb (le famigerate bombe a grappolo, ndr.); l'incidente ha provocato la morte di due fratelli e una sorella, mentre il padre e il fratellino di 5 mesi sono anch'essi in ospedale, per terra, perché non ci sono più letti liberi". Le cose non sembrano migliori nemmeno a Bagdad. "Qui si continua a sparare. Lo stanno facendo anche in questo momento, qui intorno, ma è così un po' per tutta la città. Chi spara a chi, non è dato sapere, ed è meglio non andare a curiosare. In città ci sono sempre palazzi in fiamme, alti fumi neri. Nei rottami delle macchine centrate dai razzi ci sono ancora alcuni corpi carbonizzati. Se non si rispettano i vivi, figuriamoci quando li si trasforma in morti! E i saccheggi continuano. Abbiamo deciso di aiutare l'ospedale Al Kyndi a riprendere a funzionare. Non serve personale, ne hanno e ben addestrato. Serve però il nostro cargo – l'ospedale è stato saccheggiato – e soprattutto servono carburante, sicurezza e comunicazioni. Tre camion cisterna con 15mila litri di gasolio ciascuno sono partiti poco fa dall'ospedale di Emergency a Sulaimanyia, saranno qui se tutto va bene verso le 7 di stasera (ora locale). Il nostro team", continua Strada, "è in ospedale per dare una mano, credo sarà fondamentale organizzare un sistema di trasporto per il personale con veicoli 'protetti' dagli stemmi e dalle bandiere di Emergency: la gente non può andare in giro da sola. Il mattino presto e la sera è impossibile circolare senza la copertura di un'organizzazione. E' importante che l'Al Kyindi ritorni a vivere, era tradizionalmente l'ospedale di riferimento per le urgenze chirurgiche di Bagdad. Deve tornare a vivere subito".Ma l'allarme sanitario non arriva solo dalla capitale: anche tutte le altre città dell'Iraq colpite dal conflitto sono nella stessa situazione. Nell'ospedale di Emergency a Sulaimaniya (nordest dell'Iraq) è arrivata una richiesta di aiuto dal nosocomio pubblico di Kirkuk, la città del nord colpita nei giorni scorsi da pesanti bombardamenti angloamericani e violenti scontri tra peshmerga e iracheni. "Manca tutto", ha fatto sapere a Emergency un chirurgo dell'ospedale, "non abbiamo più farmaci e per questo anche pazienti non gravi rischiano la vita". Kirkuk si trova circa 150 chilometri a est di Sulaimaniya, ma fino a pochi giorni fa era irraggiungibile, perché il fronte tra il Kurdistan e la zona controllata dai governativi divideva le due città. Ora ci sono solo tre checkpoint, due controllati dai peshmerga e uno dagli americani. Mario Ninno, con altri quattro infermieri dello staff locale di Emergency, è partito ieri mattina. "Le strade sono abbastanza buone", ha raccontato via telefono, "solo alcune buche dovute alle bombe, ma non ci sono mine sulla strada; sono invece disseminati di mine i campi ai bordi della strada. All'ospedale pubblico di Kirkuk abbiamo fornito abbondanti scorte di farmaci, strumentario chirurgico e preso accordi per trasferire i pazienti più gravi – soprattutto quelli con lesioni alla colonna vertebrale e i bambini ustionati – al nostro ospedale di Sulaimaniya, dove abbiamo reparti specialistici per questo tipo di feriti. Un paziente molto grave è stato trasferito immediatamente: si tratta di un ragazzo colpito alla schiena da un proiettile. Per altri due pazienti, le cui condizioni sono critiche, stiamo aspettando il permesso delle famiglie". Già che c'erano, Mario Ninno e l'equipe di Emergency sono andati a visitare l'ex Saddam Hussein hospital di Kirkuk. "All'ingresso ci sono militari americani di guardia, ci lasciano entrare dopo aver appurato che siamo medici e disarmati. Il direttore è assente, parliamo con un giovane medico che ci dice che hanno bisogno di molti farmaci, di antidolorifici, di cateteri, di sacche per le urine. Torneremo domani (ieri per chi legge ndr.) per parlare col direttore, e gli promettiamo di portargli quanto ci ha richiesto. Un giro tra le corsie mostra sangue, sporcizia, letti senza lenzuola, pazienti in condizioni igieniche e cliniche disastrose. Infermieri, invece, non se ne vedono". Per saperne di più: il sito di Emergency Per dare il tuo contributo: c/c postale 28426203 c/c bancario n. 713558, CAB 01600, ABI 5387, Banca Popolare dell'Emilia, Milano sms 44410 (solo utenti Tim) per donazioni di 1 euro carta di credito online dal sito
Inviato da Maurizio Pluda, 05:06 PM
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