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«È vero, Moishele, che l'acqua bolle a cento gradi?»
«Sì, è vero.» «Ma dimmi, Moishele, come sa, l'acqua, di essere a cento gradi?» ("Storielle Ebraiche" a cura di Ferruccio Fölkel)
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Analisi:
La torta irachena
![]() di Guido Fossati Mentre Berlusconi si secca con i partner europei per un documento sul dopo Saddam confezionato senza il suo prezioso consiglio (non per il contenuto , ma per la procedura con cui è stato elaborato, dice il nostro Presidente del Consiglio), i nuovi padroni dell’Iraq si spartiscono il bottino. Mentre l’Europa teorizza e si affanna a trovare una posizione comune, il presidente Bush ricompensa con lucrosi contratti la sua “guardia repubblicana”, ovvero la lobby politico-industriale che lo ha finanziato e scortato nella campagna per la conquista della Casa Bianca prima e poi in quella per l’Iraq. Un bella fetta di torta è stata assegnata ieri alla Bechtel Group di San Francisco che ha vinto un primo appalto di 34,6 milioni di dollari, destinati a diventare 680 nei prossimi 18 mesi, per ricostruire strade, centrali elettriche, aeroporti e acquedotti non esattamente in buono stato dopo i bombardamenti intelligenti di Iraq Freedom.
La vittoria della Bechtel non ha mancato di sollevare critiche tra gli esponenti del Partito Democratico al Congresso e nelle corporation industriali del Regno Unito per il modo in cui è stata condotta la gara: solo una manciata di offerte da parte dei maggiori gruppi Usa, grande velocità e segretezza nelle decisioni.
Nella centenaria storia dell’impresa di costruzioni fondata da Warren A. Bechtel i rapporti con la politica e le stanze del potere sono uno degli asset fondamentali. George P. Shultz, segretario di stato durante la presidenza Reagan, era stato in precedenza consigliere e presidente della compagnia. Nel curriculum di Caspar W. Weinberger, segretario alla Difesa negli anni ’80, figuravano le cariche di vice-presidente e direttore della Bechtel. Proprio quest’anno il presidente Bush ha nominato Riley P. Bechtel, erede e CEO della corporation, a membro del President's Export Council. La funzione di questo “consiglio presidenziale” è suggerire politiche e programmi nel settore del commercio estero, promuovere le esportazioni e fornire soluzioni ai problemi che concernono questa sfera. L’interesse della Bechtel per l’Iraq non è cosa di ieri: nel 1983 si era proposta per la costruzione di una pipeline che trasportasse il petrolio iracheno al porto giordano di Aqaba. Il progetto venne discusso in colloqui privati tra Saddam Hussein e Donald Rumsfeld, recatosi a Bagdad dicembre 1983 come inviato di pace americano per il Medio Oriente. L’accordo per oleodotto poi non si chiuse, ma ciò non impedì alla compagnia di consolidare la presenza nella regione dove ora dispone di cinque uffici e mille dipendenti. E infatti nel 1991 le fu affidato il compito di rimettere in funzioni i pozzi del Kuwait danneggiati dopo la prima Guerra del Golfo. A lamentarsi per questa rapida assegnazione dei primi lavori di ricostruzione c’è anche la Parsons una delle imprese concorrenti della vittoriosa Bechtel. La Parsons nella sua offerta aveva indicato come impresa subappaltatrice la Kellogg Brown & Root, a sua volta sussidiaria della Halliburton. Vale la pena ricordare che fino al 2000 sulla poltrona di CEO della Halliburton sedeva Dick Cheney, attuale vice-presidente e vera eminenza grigia dell’amministrazione. Lo "sgarbo" fatto alla Halliburton (già premiata con un contratto per la ricostruzione dei pozzi petroliferi assegnato senza alcuna gara d’appalto) viene spiegato dai commentatori americani con l’esigenza di salvaguardare le apparenze, una facciata di regolarità e indipendenza nei rapporti tra politica e business. Del resto c’è ancora tanto da fare in Iraq: il piano di aiuto prevede investimenti per una cifra compresa tra 25 e 100 miliardi di dollari. Basta non spingere e un posto al banchetto lo si troverà per tutte le imprese americane che hanno collaborato alla causa repubblicana, intesa come quella del Republican Party. Qualche boccone saporito verrà offerto ai sudditi di sua maestà la Regina, per gli altri (paesi europei e Nazioni Unite) solo gli avanzi. È sempre la solita, antichissima storia della “parte del leone” che il più forte non mollerà mai. Berlusconi con tutte le sue cariche, aziende e conflitti di interesse lo dovrebbe sapere bene
Inviato da Guido Fossati, 06:45 PM
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