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Il calcio non cambiaIl mondo è cambiato, il calcio no
Giornali e televisione non fanno che ripetere che dopo gli eventi negli Usa nulla sarà più come prima. E c'è da crederci. Ma noi abbiamo trovato una eccezione, un mondo a parte dove nulla è cambiato: il calcio.
  CARTELLINO ROSSO
Flavio Briatore51 anni, geometra, nato a Verzuolo in provincia di Cuneo, playboy, giocatore d'azzardo, latitante alle Isole Vergini dopo una condanna a un anno e tre mesi, sospettato di legami con la mafia e di traffico d'armi. Tutto questo prima di diventare famoso come team manager della Benetton, aprire il Billionaire e esibire come fidanzata Naomi Campbell. Avrete capito che stiamo parlando di Flavio Briatore, tornato agli onori della cronaca per aver fatto fallire l'accordo tra i piloti per una partenza soft e non competitiva a Monza. Del resto Briatore non ha mai fatto mistero delle sue opinioni (anche se lo stesso non si può dire del suo passato): "La Formula 1 non è uno sport. È soltanto un business". Può darsi che l'abbronzato manager-playboy abbia ragione: qualche sospetto di questo genere sul mondo dorato delle corse l'abbiamo nutrito tutti. Però ci sono momenti in cui anche il business fa un passo indietro (o almeno finge di farlo) e lascia che siano altre ragioni a prevalere. Briatore che minaccia i suoi piloti di ritorsioni se non corrono come lui vuole, che dice di Alesi "meno male che l'anno prossimo non ci sarà più", che si presenta in televisone la domenica sera con un paio di occhiali da sole viola più che un manager sembra un boss, un gangster. Uno di quelli che, come ci insegnano i film americani, commettono le peggiori nefandezze e poi pronunciano la classica battuta: "Niente di personale, è solo business".

  IL TENERO ERALDO
Eraldo PecciPovero Pecci. Aveva trovato un posto sicuro in Rai. Gli facevano commentare le partite della nazionale insieme a Bruno Pizzul. Veramente era Pizzul a fare il commento. Lui faceva da spalla, stava in panchina per usare una metafora calcistica; quando Bruno doveva bere un sorso d'acqua o accendersi una sigaretta Eraldo sparava la sua cazzata cercando anche di far ridere. E in effetti si rideva, più che altro per non piangere, alle sue battute. La nazionale giocava in Romania e lui si mostrava preparato: "In quella zona di campo c’è un po’ un buco, c’è un Bucarest"; oppure: "I centrali della Romania sono molto lenti, Belodedici e Filipescu mi sembrano due lenti a contatto". Memorabili certi siparietti. Pizzul: "I Tifosi invocano Mutu"; Pecci: "Allora i tifosi non sono Mutu". Purtroppo qualche capostruttura di viale Mazzini non deve aver apprezzato il suo umorismo. L'hanno silurato, l'Eraldo per prendere Sandreani, che parla più difficile e crede di dire cose intelligenti. Avevamo perso le sue tracce, temevamo che fosse finito in qualche televisione locale a straparlare di calcio inseguendo il gettone di presenza, poi la scoperta: Pecci adesso fa l'editorialista per Il Giorno. Sintassi approssimativa, stile tra il naif e il surreale, a nostro giudizio fa ancora più ridere di prima. Sentite un po'.

Uno scudetto a Roma conta come cinque alla Juve. Sotto la Mole sono abituati. È come andare alla prima dela Scala. Quando io ci sono andato non sapevo cosa indossare. Mi andrà ancora bene lo smoking? E che scarpe metto? E come ci arrivo E quanto tempo prima? Loro no, loro ci sono abituati. Hanno i biglietti tutti gli anni. Prima di una partita scudetto, alla partitella del giovedì a Trigoria, Formello, a Soccavo ci possono anche essere diecimila persone È un fatto eccezionale. A Torino no. Ci sono sempre i soliti. Ci sono abituati, è routine [...] A Milano un certo palmares ce l'hanno e la Scala è lì. Dopo qualche anno di stecche (specialmente l'Inter) hanno ingaggiato direttori d'orchestra stranieri affidando i loro organici di buoni suonatori..
[Eraldo Pecci, L'opinione, Il Giorno, 17/9/2001]

  HANNO DETTO
• "Più che della corsa preferirei parlare della vita".
[Rubens Barrichello]
• "Non esiste, mai nella vita. Non mi arrenderò mai".
[Fabio Capello]
• "Non credo che Vryzas e Ahn nella loro vita terrena manifesteranno una spiccata predisposizione al gol".
[Serse Cosmi]
• "Meglio che non dica nemmeno mezza parola".
[Franco Sensi]
  ECCHISSENE...
"Dove eravamo rimasti? Proprio qui, al Bentegodi, l'ultima giornata di A della stagione passata, quando Fabio Liverani rimediò un cartellino rosso in campo e quindi due giornate di squalifica messe in conto e pagate in questo avvio di campionato che dovrà traghettarlo, nei suoi sogni azzurri, in Giappone e Corea".
[Filippo Grimaldi, Liverani ritorna al top, La Gazzetta dello Sport, 17/9/2001]

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