Perdere uno scudetto all'ultima giornata è già una brutta cosa, ma se a questo aggiungete il fatto di regalarlo alla Juventus di Moggi, Giraudo e Lippi c'è quasi da uscire pazzi dalla rabbia.
Ti tocca sopportare il sarcasmo di Moggi che dice "ha vinto il calcio pulito", vedere Lippi perfettamente ristabilito dopo gli attacchi di vomito che l'avevano tormentato in settimana, assistere impotenti alla celebrazione dell'orgoglio e del potere bianconero, mentre televisoni e giornali, agilissimi nel riposizionarsi, celebrano lo "scudetto meritato". Al sapore amaro della sconfitta si somma quello aspro della beffa.
È andata come peggio non poteva, ma va detto che allo psicodramma nerazzurro hanno contribuito tutti. Il presidente Moratti è stato il primo a perdere la testa agitando i fantasmi del complotto, imboccando la strada scivolosa delle recriminazioni e dei sospetti. Il delirio persecutorio del massimo dirigente nerazzurro ha raggiunto il culmine dopo la sconfitta dell'Olimpico: gli è perfino parso di cogliere nella scazzatissima compagine di Zaccheroni l'animus pugnandi di una finalista di Champions League. Mancava solo che dicesse che chi ha infilato quelle due pere a Toldo non era Poborski, ma Zidane camuffato con una delle maschere di Diabolik. Una parte consistente del merito per questo finale di stagione interista va dato a Cuper, che dopo aver forgiato una squadra brutta e tignosa ma combattiva, nelle ultime cinque giornate ha puntato sui grandi campioni. Giocare con Ronaldo, Vieri, Recoba e Seedorf contemporaneamente, significa presumere di essere il Brasile. Il pensiero retrostante è questo: "Mi segni un gol? Non importa. Tanto io ne segno uno più di te". La cosa non ha funzionato, perfino la Selecao ha abbandonato questa mentalità, ma la difesa a tre nella partita in casa con l'Atalanta passerà alla storia: come uno dei rarissimi casi di suicidio di massa tra le squadre di calcio. Un Fenomeno (forse un ex-Fenomeno) l'Inter già ce l'aveva, Cuper faceva bene a restare quel che era, cioè un pragmatico.
La lista dei colpevoli (che è in fondo uguale a quella degli eroi, prima della partita di ieri) da consegnare alla gogna comprende ovviamente tutta la rosa dei giocatori. Ronaldo piange, Vieri sfonda le porte degli spogliatoi, Materazzi cerca qualche laziale da menare, ma in campo questi campioni, questi professionisti, questi valorosi cos'hanno fatto? Il capro espiatorio è già bello e confezionato e si chiama Gresko, ma chi doveva portare in alto l'Inter? Gresko e Sorondo o qualcun'altro? Un squadra che gioca la partita più importante degli ultimi tredici anni con il braccino, si trova due volte in vantaggio per grazia ricevuta e riesce a perdere senza nemmeno combattere non ti fa solo incazzare. E qualcosa di peggio: si mescolano umiliazione, frustrazione e amarezza, rassegnazione e autocommiserazione da eterni perdenti; la senzazione di essere entrati nella leggenda, ma dalla parte sbagliata.
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