Come alle Olimpiadi di Lillehammer del 1994 quando, acclamata dalla folla, salì sul gradino più alto del podio nella 15 km di tecnica libera e nella 30 km di tecnica classica. La principessa però era spesso malata. Malattie strane e misteriose, difficili da guarire e difficili anche da pronunciare: ipotiroidismo, sindrome di Hashimoto. Decise perciò di rivolgersi a un grande mago e scienziato, il professor Conconi, che nel suo laboratorio di Ferrara aveva scoperto una pozione miracolosa, l'EPO, capace di risolvere una volta per sempre il paradosso di Zenone. Dopo aver bevuto una pozione di EPO, la tartaruga non solo non si fece mai più raggiugere da Achille, ma lo doppiò addirittura al secondo giro, mettendo fine a una discussione che si trascinava da troppo tempo. Quando la principessa entrò nel laboratorio del mago aveva un po' paura ma sapeva esattamente cosa chiedere: la pozione capace di trasformare il sangue in benzina super. Lo stregone la tranquillizzò dicendole che tanti suoi amici erano già stati da lui, tanti principi azzurri, che sugli sci, in bicicletta, sulle piste di atletica avevano dovuto combattere contro avversari terribili e che, grazie al filtro magico, avevano conquistato vittorie ancora più splendide perché inattese. Manù ancora esitava a bere la pozione (temeva che fossero vere certe storie tremende che raccontavano di sangue trasformato in fluido denso e appiccicoso), ma il mago le promise tante altre medaglie pregiate, tanti soldi in pubblicità, un programma in televisone tutto per lei (su Raitre) e perfino uno scranno, anzi una poltrona nel palazzo più ricco dello sport, il CIO. Manù bevve il liquido miracoloso e tutto quello che le era stato promesso si avverò. Tutto bene dunque? Non proprio. Come si sa in ogni regno c'è un giudice zelante, qualche malalingua che mette in giro voci antipatiche e un giornale alla ricerca di un buono scoop. Così la principessa alla scadere del millennio venne messa alla gogna, additata come una truffatrice, accusata di aver fatto uso di filtri magici proibiti per conquistare gloria e ricchezze. Ma chi è veramente colpevole in questa strana vicenda? Manù, il mago Conconi, tutti quelli (ed erano tanti) che usavano la pozione, le leggi del reame dello sport, i suoi alti dignitari che facevano finta di non sapere. O forse nostra che crediamo ancora in principi e principesse senza macchia, dal sangue puro, senza traccia di EPO?
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