Il giorno del debutto è arrivato. Sabato pomeriggio allo stadio Flaminio di Roma alle 15 la nazionale italiana di rugby avrà l'onore di ospitare la Scozia per la prima partita del torneo Sei Nazioni. L'aristocrazia della palla ovale europea ha deciso di ammetterrci come nuovi menbri e la prima cosa di cui ci dobbiamo preoccupare è non fare brutte figure. Come quelle rimediate durante la Coppa del Mondo dello scorso ottobre dove siamo stati strapazzati da Inghilterra (67-7) e Nuova Zelanda (101-3) e sconfitti anche da Tonga. Cadute di stile, rese vergognose che ci fanno apparire ancora di più dei parvenù, gli ultimi arrivati senza vero pedigree. Le cinque partite del Sei nazioni tra febbraio e aprile ci faranno incontare dopo la Scozia, il Galles a Cardiff, l'Irlanda a Dublino, l'Inghilterra a Roma e la Francia a Parigi. Sarà difficile vincere anche uno solo di questi match ma bisogna almeno provare a riconquistare l'onore perduto. E soprattutto evitare di farci ridere addosso
IL NUOVO CORSO
Dopo i rovesci in Coppa del mondo la nazionale italiana è stata affidata a un nuovo c.t., il neozelandese Brad Johnstone, un ex pilone degli All Blacks, accompagnato dalla fama di sergente di ferro. Uno dei suoi primi atti è stato quello di dettare ai giocatori un "codice d'onore" in otto punti, uno dei quali recita testualmente: "Porta con orgoglio la maglia e in allenamento rialzati anche sei infortunato o dolorante". Il vecchio Brad sta insomma torchiando a dovere gli azzurri nell'intento di creare una vera mentalità di squadra: "Ci saranno giorni in cui mi odieranno e altri in cui rideremo molto insieme". La prima occasione per verificare se i metodi del nuovo c.t. hanno dato qualche frutto è la partita di sabato contro la Scozia, vincitrice dell'ultima edizione del Cinque Nazioni.
Un incontro del torneo Sei nazioni segue un protocollo molto dettagliato e singolare, che sembra attingere direttammente agli usi e costumi dell'Inghilterra vittoriana. La nazione ospitante è tenuta a organizzare vari eventi squisitamente mondani tra cui un gala in smoking la sera della vigilia, un lunch prima dell'incontro, l' immancabile tè e una cena post partita. Gli invitati sono i membri dei comitati delle due federazioni con rispettive signore, ma a molti appuntamenti partecipano gli stessi giocatori, a cui è ugualmente prescritto lo smoking. Tutto è studiato e scandito secondo un protocollo inviolabile:al team dinner i tavoli devono essere sistemati in maniera da permettere ai giocatori di socializzare tra loro. Gli stessi giocatori dovono intrattenersi con gli ospiti per un periodo di almeno trenta minuti prima dell'inizio della cena e rimanere fino al caffè. E poi ospiti d'onore, visite guidate alla città, musica ed etichetta come si addice a un circolo aristocratico.
Il rugby a pensarci bene è un paradosso: bisogna avanzare passando la palla all'indietro. Ma non solo: la palla è è ovale, ha rimbalzi e traiettorie incontrollabili, si gioca con i piedi ma anche con le mani, nella stessa squadra c'è posto l'ala veloce e sgusciante e il pilone di oltre cento chili. Potenza e velocità, scontri brutali e cavalleria, botte in canpo e bevute colossali a fine partita (il cosiddetto terzo tempo). Nato come eresia del football quando nel lontano 1823 Wiliam Web Ellis, studente della cittadina di Rugby, prese il pallone con le mani, ha mantenuto l' identità di sport aristocratico, con un proprio codice d'onore e un senso orgoglioso della propria diversità.
Il regolamento
La storia del Cinque (ora Sei) Nazioni