Uno che nasce a Dvirkivshchyna, in Ucraina, e a 23 anni guadagna cinque milioni di dollari all'anno, senza aver fatto nulla di illegale, ha già fatto gol. Ad Andriy si applica perfettamente la parabola dell'infanzia povera che sembra essere il segno d'elezione del futuro campione : Pelè che prende a calci il pallone di stracci, Maradona e Ronaldo, il calcio delle periferie, i campetti in terra battuta e tutta l'anedottica annessa e connessa. Anche il giovane Shevchenko a nove anni viene notato sul campetto dell'oratorio, o più probabilmente della sede del locale partito comunista, visto che l'Ucraina faceva ancora parte dell'Unione Sovietica, e reclutato nelle giovanile della Dinamo Kiev. A 18 anni esordisce in prima squadra e qualche mese dopo in nazionale (Croazia-Ucraina 4-0, 25 marzo 1995). In cinque campionati con la Dinamo ha collezionato 117 presenze, segnato 60 gol e contribuito alla conquista di cinque titoli nazionali. Il suo maestro è Valeri Lobanovski, il Colonnello, ct dell'Urss a Italia '90, fautore di un calcio aggressivo e di grande dinamismo. I riflettori dei media lo scoprono nell'autunno del 1997 quando Sheva firma una tripletta al Camp Nou contro il Barcellona. Trova la sua consacrazione come capocannoniere della Champions League nella stagione 98-99: 11 gol e la Dinamo arriva alla semifinale (persa) con il Bayern Monaco. Acquistato dal Milan per 27 milioni di dollari, gli erano stata concessi i soliti "sei mesi di ambientamento", ma lui è schizzato in testa alla classifica cannonieri e ci è rimasto fino alla fine del campionato (24 gol in 34 giornate, 8 su rigore). E adesso i paragoni si sprecano: il nuovo Van Basten, il Ronaldo dell'Est, il futuro miglior giocatore del mondo (che ha pensarci bene è proprio una definizione sensa senso). È comunque il calciatore del momento, il giovane talento che viene da lontano, umile e modesto che piace tanto riscoprire in un calcio che ha perso da un bel pezzo ogni traccia di innocenza.
Sbagliato accostare Shevchenko a Van Basten: l'olandese aveva i piedi e le movenze del grande trequartista uniti alla prestanza fisica e alla cattiveria dell'uomo d'area. L'ucraino è invece una punta di movimento, veloce e resistente nella corsa, capace di saltare l'uomo con facilità e di calciare con entrambi i piedi. Le affinità, se proprio si deve, vanno cercate con Ronaldo e non solo per le qualità tecniche: scatto, dribbling, istinto per l'azione personale e aria da bravo ragazzo. Catapultato sulla grande ribalta del "campionato più bello del mondo", Andriy ha continuato a fare professione di umiltà, a dicharare ogni tre per due che ha ancora tanto da imparare, a rigraziare i compagni perché il merito, ovviamente, è soprattutto loro.
"Mi fa sempre disperare perché penso che possa fare di più".
Alberto Zaccheroni
"Io non sono tanto sorpreso da ciò che ha combinato Sheva, da lui me lo aspetto. Andriy è bravo, ha la capacità per fare tutto, anche gol come quelli. È potente, è molto veloce: è come me. Ha sia la forza, sia la tecnica".
George Weah
"Non so se Shevchenko è meglio di Ronaldo, però posso assicurare che Andriy è un giocatore universale, Ronaldo no".
Valery Lobanovsky
"Conto su Shevchenko, anche perché se va avanti così si concentreranno su di lui e io sarò tranquillo e potrò trovare più spazi per segnare".
Oliver Bierhoff
"La cosa che mi ha impressionato di più è la velocità con cui sta imparando l'italiano. Ciò significa che ha una grande forza di volontà".
Paolo Maldini
"Vale Vieri. E se penso che quando l'abbiamo comprato 40 miliardi sembravano tanti...".
Adriano Galliani