In effetti passare dalle grinfie del Colonnello Lobanowsky e dalle limitate attrattive di Kiev alle corte di Berlusconi, al pre-ritiro in Costa Smeralda deve aver contribuito a fargli assumere l'espressione stupita, riconoscente, volonterosa e un po' spaesata, che il bravo giovane mostra, crediamo, senza alcuna premeditazione.
Se fuori dal campo ha l'aria del cerbiatto, sul rettangolo verde corre come una gazzella. Il "coast to coast", dalla sua meta-campo alla porta del Bari con la palla al piede, è entrato nella cineteca dei gol che ogni grande campione deve realizzare per essere riconosciuto come tale e all'occasione esibire come una specie di biglietto da visita.
Il fatto che 18 delle 24 reti segnate in campionato le ha abbia realizzate nel secondo tempo la dice lunga sulle qualità atletiche dell'uomo di Kiev, che è capace di grandi prodezze ma anche di sbagliare le cose più facili, per la disperazione di Zaccheroni.
In altri tempi, con una squadra impostata all'italiana, Sheva sarebbe stato l'attaccante ideale: lanciato in contropiede o negli spazi aperti semina gli avversari con facilità disarmante. Il gioco più manovrato e corale, la distribuzioni dei compiti con le altre due punte voluti da mister Zac, gli impongono di sacrificare estro e ispirazione al rispetto degli schemi. Non sempre tutto gli riesce bene, ma il ragazzo sta imparando a giocare per la squadra.
Gli amanti delle statistiche ricordano che solo Zico, tra gli stranieri al debutto in Italia, aveva fatto meglio di lui (17 reti nelle prime venti giornate contro le 15 segnate dall'ucraino). Al suo carnet vanno aggiunti 4 gol in Coppa Italia e 1 in Champions League. Non vale ancora la pena di scomodare i mostri sacri, di istituire confronti con le massime divinità dell'Olimpo calcistico ma il ragazzo nato a Dvirkivshchyna, ha le credenziali giuste per diventare qualcuno.