Il californian way of life nella sua essenza più pura, la mitologia giovanilistico-sportivo-edonistica, l'esaltazione del rischio, della sfida, la retorica dei "giorni grandi", la bellezza e l'eleganza del gesto atletico: mescolate tutto e avrete il surf. Le immagini dei cavalieri delle onde sono entrate nel nostro immaginario attraverso alcuni cult movie come "Un mercoledì da leoni" (1978), o "Point Break" (1991) e hanno lasciato tracce indelebili: alzi la mano chi non ha sognato almeno per un istante di essere come uno di questi semidei della tavola, belli, agili, abbronzati, inscoscienti, liberi e felici come pensiamo fosse l'umanità all'età dell'oro. Guardando le acrobazie dei surfers oltre alla fascinazione dello spettacolo, si viene risucchiati da un'onda di rimpianto e nostalgia per un altrove, un tempo e un luogo che probabilmente non esistono dove in attesa del big day, della grande mareggiata, dell'onda gigante, si vive surfando, cazzeggiando con gli amici, firmando autografi e flirtando con donne bellissime sdraiati su una spiaggia.
CALIFORNIA DREAMING
La mecca del surfista, la location preferita di film, video e documentari sul tema è sempre stata la West Coast e la California in particolare. Da quelle parti si trovano le spiagge più famose, si svolgono le competizioni e gli eventi più seguiti e, manco a dirlo, funziona meglio il businness che gira intorno alle spiagge e alle onde.
Da qualche anno son apparsi anche lungo le coste italiane. Stiamo parlando dei surfer. Le onde buone non ci sono sempre, ma con un occhio alle condizioni meteo adatte e l'entusiasmo invincibile dei neofiti anche a pochi chilometri da casa si possono scoprire angoli di California. O quasi