Formidabile Sampras. Nell'epoca del tennis cibernetico e meccanico, portata a compimento da quella macchina senz'anima che fu Courier, trionfa l'ex campioncino che, insieme alla potenza muscolare, è stato in grado di preservare doti tecniche fuori dal comune. Lo dicono i numeri: per il bel tenebroso è il tredicesimo trofeo del Grande Slam, conquistato dopo una maratona epica condotta contro Patrick Rafter (il risultato: 6-7 [12-10], 7-6 [7-5], 6-4, 6-4). E' stato un Superwimbledon, Sampras e Sorelline Williams a parte. John McEnroe, uno che di solito non si lascia andare all'entusiasmo (ma alle incazzature, sì), ha commentato la semifinale tra Rafter e Agassi come "il più bell'incontro che io abbia mai visto sull'erba di Wimbledon".
Dal ghetto al più esclusivo circolo sportivo del Vecchio Continente, da Compton, malfamato sobborgo di Los Angeles, a Wimbledon. Le sorelle Williams, 20 e 18 anni afroamericane, sono perfette come testimonial del sogno americano in salsa agonistico-sportivo. Forse memori del fatto che sono stati i pugili i primi a uscire dal ghetto e dare la scalata a fama, gloria e denaro, le due ragazze hanno fatto del tennis un esercizio di potenza atletica, uno sport di mazzate, anche se tirate alla pallina. Venus e Serena sono due perfette macchine da guerra: fisico straordinario (1,86 m per Venus, 1,78 per Serena), determinazione feroce, fede nel loro destino di elette (sono testimoni di Geova) e rabbia agonistica. Le hanno programmate per vincere praticamente dalla culla: papà Richard mise loro in mano la prima racchetta a quattro anni e da allora comanda e dispone del futuro delle figlie, che ha voluto invincibili sul campo ma anche brave e studiose. Una strana famiglia quella Williams: un padre padrone, cinque figlie dai nomi improbabili (le altre tre si chiamano Yetunde, Isha e Lyndrea), legami strettissimi, affari e affetti intrecciati a costuituire un vero e proprio clan. La compattezza del gruppo pare non sia scalfita nemmeno dalla rivalità tra le due campionesse in erba che giocano insieme in doppio e quando il tabellone le mette una contro l'altra si profondono in abbracci e complimenti. La scena si è ripetuta nella semifinale di Wimbledon: Venus, la più grande, ha sconfiitto 6-2, 7-6 Serena (il bilancio degli scontri diretti è di quattro vittorie per Venus, una per Serena) e poi le ha asciugato le lacrime. Ma la faida familiare è appena iniziata e non è detto che avrà sempre conclusioni in stile Libro Cuore.
Avrebbe potuto diventare una grande giocatrice di basket, una decathleta, una regina delle piste di atletica, oppure una modella. Con il fisico che si ritrova, aveva solo l'imbarazzo della scelta. Approdata al tennis e alle semifinale degli US Open nel 1997, dopo qualche battuta a vuoto, sta per conquistare la posizione di primadonna incontrasta che tutti le assegnavano nei pronostici. La vittoria a Wimbledon la potrebbe lanciare definitivamente nell'Olimpo delle grandi.
Spalle da culturista, gambe da calciatore, Serena Willima non ha le forme eleganti e flessuose della sorella. La si potrebe considerare il brutto anatrocolo al cospetto del cigno, se non esistesse un animale che come giocatrice di tennis la rappresenta meglio: il pit bull. Temperamento da fighter, gioco muscolare, bordate da fondo campo: con queste caratteristiche la più piccola delle Williams ha portato in dote alla famiglia il primo trofeo del Grande Slam, gli US Open nel 1999. È il prototipo del nuovo tennis femminile che si fa sempre più virile.
Saranno anche brave, nessuno lo vuole negare, ma non si fanno apprezzare solo per il dritto e il rovescio . Nel tennis femminile la lotta per il primato esce dall'ambito strettamente sportivo e diventa una questione di immagine, di sex appeal e di "misure" giuste. Chris Evert e Martina Navratilova, le signore del tennis di una volta, hanno lasciato il posto a una nuova leva di ragazzine che esibiscono altre qualità oltre a quelle tecnico-atletiche. Le lolite della racchetta (come ogni lolita che si rispetti) sono tutt'altro che inconsapevoli: sanno stare benissimo davanti alle telecamere, fanno le finte ingenue, professano fede assoluta nella famiglia e nello sponsor e tengono a ragionevole distanza le frotte di adolescenti in piena tempesta ormonale che farebbero qualunque cosa per un loro polsino. Le top del tennis non sono diverse dalle top della moda: altere e inaccessibili, viziate e disadattate, stanno sul campo come su una passerella. In fondo quando perdono si è molto più contenti.