Le Olimpiadi e subito dopo i Mondiali. La stagione del ciclismo sembra non finire mai. Con il risultato che non c'è un corridore che possa reggere tutti questi impegni e ognuno punta a vincere una gara o due. La chiamano preparazione mirata, scientifica: si raggiuge il massimo della forma per 15 giorni, un mese al massimo in vista di un obbiettivo solo. Il ciclismo moderno è fatto così: poca poesia e molta prosa, poca epica e molta chimica. Il mondiale su strada è in fondo un pezzo d'antiquariato, una felice anomalia: dal lontano 1927 per un giorno tornano protagoniste le squadre nazionali e non le multinazionali degli sponsor, si vedono maglie colorate e non marchette e nel generale rimescolamento degli uomini e delle tattiche si aprono orizzonti di gloria per gregari e soldati semplici della bicicletta.
L'atmosfera un po' d'antan di questa corsa nell'edizione di quest'anno viene ancota più esaltata dai luoghi, dalla location scelta per la manifestazione: Plouay, un paesino della Bretagna, quattro case e una chiesa, battuto dalla pioggia e dal vento quasi ogni giorno che Dio manda in terra. Eppure i bretoni hanno il ciclismo nel sangue: da queste parti sono nati campioni come Jean Robic, detto "Testa di vetro", Luison Bobet, Bernard Hinault; ogni paese ha una squadra ciclistica per bambini e la feste patronali sono sempre corredate da una gara amatoriale. Correre qui insomma ha il senso di un ritorno alle origini, al ciclismo popolare e tradizionale, alle grande imprese del passato, una dimensione che con un aggettivo forse abusato si definisce "eroica", ma che certamente è dura, tosta, inclemente. E su queste strade ci saranno anche gli italiani con una squadra che si presenta forte ed equilibrata.
Il circuito del Mondiale su strada (uomini élite) misura 14,150 km e dovrà essere ripetuto 19 volte per un totale di 268,9 km. È un tracciato prevalentemente ondulato senza vere e proprie salite, ma con due strappi che negli ultimi giri potranno fare comunque selezione. Il secondo in particolare a 5 km dal traguardo (80 m di dislivello) è il trampolino ideale per le fughe. Ma a decidere la gara saranno soprattutto le condizoni meteo. Vento e pioggia da queste parti sono spesso l'avversario in più da battere.
La squadra, l'uomo di punta e un bel po' di fortuna: questi gli ingredienti per vincere la prova iridata. Secondo gli addetti ai lavori (ad esempio Bernard Hinault) saranno gli italiani a rivestire lo scomodo ruolo di favoriti. In effetti la squadra c'è, la punta di valore anche, ovvero Michele Bartoli. Se può valere a qualcosa il toscano è anche in debito con la fortuna: è arrivato due volte terzo ai Mondiali (Lugano '96 e Valkenburg '98) prima di essere fermato da un lungo infortunio.
La prova élite uomini sarà trasmessa sul Rai3 domenica 15 ottobre con il commento della premiata ditta De Zan - Cassani in questi orari:
9,30 - 11,30
12,30 - 13,20
14,30 - 17.00
Chi ha il satellite può seguire la gara anche su Eurosport.
L'ALBO IRIDATO
La maglia con i colori dell'arcobaleno di campione del mondo si assegna dal 1927. Tre soli atleti l'hanno indossata tre volte Alfredo Binda, il velocista Van Steenbergen e Merckx, il "Cannibale". Per quattorici volte nella storia un italiano è stato iridato. L'ultimo della serie e autore di una doppietta è stato Gianni Bugno nel 1991 e 1992.