Alessandro Del Piero. Atteso, difeso, incoraggiato fino a quando è stato possibile, fino a quando le ragione del cuore e del portafoglio (la Juve e gli sponsor su di lui avevano investito miliardi) non si sono dovute arrendere di fronte alla dura realtà: Pinturicchio ha perso la vena, non inventa più nulla e quel che è peggio non la butta dentro neanche a porta vuota. Mortificato, ma a suo modo dignitoso, Del Piero ha preso fischi e critiche da platee sempre più ampie, mentre gli ultimi rimasti a difenderlo cadevano sotto i colpi di partite incolori, passate a sbagliare passaggi elementari e a inseguire gli avversari col randello per rendersi almeno utile. Guardando i fimati dei gol che faceva prima dell'infortunio, si pensa di avere che fare con una vecchia gloria o un talento sfortunato come Van Basten, non con un giocatore di 26 anni ancora in attività.
Massimo Moratti. Ovvero i miliardi non danno la felicità. Un interessante caso di personalità schiacciata da una figura paterna forte e di successo, prigioniera di sogno o di una ossessione: quello della grande Inter. Dalla girandola di giocatori e allenatori in arrivo e in partenza, Moratti ha tratto un solo risultato: quello di costruirsi una solida fama di presidente ricco e scemo. La sua strategia è sempre stata coerente: coccolare i giocatori e licenziare gli allenatori. Il caso più recente: 15 miliardi di ingaggio a Recoba per cinque anni.
Zdenek Zeman. Gli juventini lo odiano, gli interisti lo temono (nella girandola di allenatori potrebbe arrivare anche il suo turno), i napoletani nutrono per lui entrambi i sentimenti. Zdenek Zeman quest anno è andato far danni sotto il Vesuvio. Il suo Napoli a trazione anteriore era una perfetta macchina da retrocessione. Eppure il boemo è sempre stato un allenatore molto apprezzato dai colleghi, gongolanti all'idea di giocarci contro. Certo è un tecnico scomodo, intransigente con la squadra: chi viene sorpeso a difendere, anche solo a passare nei pressi della propria area finisce subito in tribuna. Il suo modulo 1-10 (uno in porta, tutti gli altri in attacco) è da sempre discusso, ma talvolta produce risultati molto spettacolari come in occasione della bellissima partita vinta dal Napoli contro i pulcini del Marcianise. Di esonero in esonero la sua fama cresce sempre più. C'è chi fa il suo nome come sostituto di Trapattoni alla guida della Nazionale.
Max Biaggi. Annus horribilis per il luciferino centauro romano. Mollato dalla fidanzata Anna Falchi e relegato al ruolo di spetttore nel Motomondiale. Due vittorie e un terzo posto in classifica generale sono un bilancio molto magro per chi era indicato come il favorito per il titolo. Il punto più basso della parabola l'ha toccato nel Gran Premio di Spagna quando è caduto nel giro di ricognizione, gesto comparabile a un autogol da metà campo per un calciatore o al ko autoinflitto di un pugile.