Sconfiggere la fama di paese calciomaniaco, di popolo di furbi, di avversari facili: questo è il primo imperativo della nazionale italiana, allenata dal sergente di ferro ed ex pilone degli All Blacks, Brad Johnstone. Uno dei suoi primi atti è stato quello di dettare ai giocatori un "codice d'onore" in otto punti, uno dei quali recita testualmente: "Porta con orgoglio la maglia e in allenamento rialzati anche sei infortunato o dolorante". Il vecchio Brad sta insomma torchiando a dovere gli azzurri nell'intento di creare una vera mentalità di squadra, il famoso gruppo, che nel rugby conta perfino più che nel calcio.
Nella prima esperienza al Sei Nazioni lo scorso anno il 15 azzurro ha alternato prestazioni di carattere (la vittoria con la Scozia, la sconfitta onorevole con la Francia) ad altre meno convincenti soprattutto fuori casa. La batosta peggiore ce l'ha inflitta proprio l'Irlanda nel match di Dublino sepellendoci sotto un 60-17. L'occasione del riscatto ci è offerta dalla prima partita del Sei Nazioni 2001, che si giocherà a Roma sabato 3 febbraio alle 15. Ci presentiamo all'esordio con nuove maglie (senza colletto per un look più guerriero), alcuni giovani innesti e il piede magico di Diego Dominguez.
La compagine irlandese è molto esperta e solida e dispone anch'essa di un calciatore micidiale, quel Ronan O’Gara, che l’anno scorso ci fece neri segnando 30 punti (12/12 nei calci).
Per il piazzamento finale nel Sei Nazioni non è il caso di farsi troppe illusioni: i bookmaker danno la vittoria dell'Italia 100 a 1. Con tre partite da giocare in casa su cinque l'obbiettivo, indicato dallo stesso ct Johnstone, è di vincerne due. E di vendere care la pelle nelle altre. Come siamo stati capaci di fare nell'incontro dello scorso novembre contro gli All Blacks.
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