Non è che la Ferrari ci abbia fatto una bella figura, ma solo gli ingenui, le "anime belle" e i parenti stretti di Barrichello potevano credere in un'altra conclusione del GP d'Austria. L'ordine di scuderia arrivato per radio a Rubinho di consegnare il secondo posto a Schumacher appartiene al genere di pratiche che si definscono antisportive, secondo la visone del mondo del marchese de Coubertin, ma del tutto amesse anzi ritenute necessarie e giustificate tra i professionisti miliardari delle corse.
La brutta figura della Ferrari e di Schumacher se proprio vogliamo vedere, deriva da una cattiva gestione della gara in senso più generale piuttosto che dalle vicende poco gloriose dell'ultimo giro quando un Jean Todt mezzo supplichevole e mezzo incazzato ha impartito il fatidico ordine. Tanto per cominciare le monoposto di Maranello hanno fatto pena in partenza (e sarebbero questi i prodigi dell'elettronica?) facendosi superare dalle due Williams, poi ci ha pensato Schumacher ha ingaggiare una assurda guerra personale conMontoya che gli è costata molto cara; nel gioco di squadra la palla è poi passata agli uomini dei box che hanno sbagliato i tempi della sosta per il cambio gomme e il rifornimento di Barrichello permettendo a Coulthard di guadagnare la prima piazza. A quel punto la frittata era fatta e la frenata imposta al riottoso maggiordomo brasiliano di Schumacher è stata solo una poco elegante dimostrazione di debolezza. Schumacher dovrebbe capire che gli altri piloti non sono come Barrichello e che c'è ancora qualche rozzo e temerario pervenu che non è disposto a fargli strada. La cosa parrà inconcepibile a "Sua Prepotenza" ma noi la troviamo divertente e avvincente. Barrichello dovrebbe capire che nel mondo o almeno alla Ferrari le cose vanno così. Prenda esempio da Irvine che invece di farsi il sangue amaro, pensava a divertirsi e a intascare i suoi miliardi.
Sull'A1-Ring la McLaren ha sciolto alcuni importanti dubbi: è evidente con la Ferrari se la può giocare e che il cavallo su cui puntare è di razza scozzese e non finnica.
La Willimas BMW conferma i suoi limiti di affidabilità, ma conferma anche di poter fare da guastafeste nella sfida tra i due team più forti, anche per effetto della faida in atto tra Montoya e Schumacher. Ma la Formula 1 vive di questi duelli, di sorpassi, antipatie, provocazioni e scorettezze tra gran figli di puttana.
Il GP d'Austria al microscopio I risultati delle prove e della gara, le dichiarazioni dei piloti, immagini, commenti e aggiornamenti dal circuito di Zeltweg.
42 Schumacher M.
38 Coulthard D.
18 Barrichello R.
12 Schumacher R.
8 Heidfeld N.
7 Trulli J.
6 Montoya J.
6 Frentzen H.
5 Panis O.
4 Villeneuve J.
4 Raikkonen K.
1 Fisichella G.
1 Verstappen J.
Presentazione: la nuova stagione, i protagonisti, il mercato piloti.
I piloti: da Schumacher a Hakkinen, i gladiatori della Formula 1.
Le scuderie: dati tecnici, prestazioni, piazzamenti e storia delle squadre.
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F1 Babes: pin up ai box, modelle del grande circo dei motori.
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I ventidue cavalieri del circus: dal veterano Alesi (37 anni e 184 G.P.) a Kimi Raikkonen, esordiente baby driver di 21 anni, passando per i mostri sacri Schumacher e Hakkinen. Vita e miracoli (la morte è meglio non evocarla) di alcuni degli uomini più invidiati del pianeta (soldi, donne, pericolo, residenza a Montecarlo). Ognuno provvisto di sito ufficiale.
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Ferrari F2001 e McLaren Mercedes MP4/16: le vetture regine del campionato che va a incominciare sono sempre loro. A debita distanza seguono le altre nove scuderie con ambizioni diverse. La Williams e la Jordan a contendersi il ruolo di terza forza; Benetton e Prost in vesti di possibili outsider e le altre che puntano a fare più giri possibili per accontentare gli sponsor.
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Pronti, via: il campionato mondiale di F1 è partito dal circuito di Melbourne, in Australia e terminerà a Suzuka in Giappone il 14 ottobre 2001. 17 gli appuntamenti da seguire sulle piste più famose di tutte i continenti. Per vedere in anteprima e analizzare tutti i tracciati ti basta un clic qua sotto.
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MAZZACANE FOREVER
L'anno scorso nessuno lo conosceva, non aveva nemeno un sito personale, era stato preso come seconda guida della Minardi, la scuderia più povera della Formula 1. Nonostante questo, anzi proprio per questo, noi abbiamo creduto in lui. E lui non ci ha traditi.