A dare una spinta probabilmente decisiva a Michael Schumacher verso il quarto titolo mondiale stavolta ci ha pensato la fortuna. Anzi più che una spinta è stata una gran botta nel fondoschiena. Lo sguardo benevolo delle divinità teutoniche si è posato sul campione di razza germanica già in partenza, quando le bandiere rosse sventolate dai commissari gli hanno permesso di prendere il muletto e presentarsi di nuovo al via. Tra queste due partenze il GP di Germania ha vissuto il suo momento più emozionante quando la Prost di Burti è decollata dopo aver tamponato la Ferrari di Schumacher. Un volo pauroso per fortuna senza conseguenze. Dopo la seconda partenza la corsa sembrava incanalata nei binari previsti: le due Williams BMW in fuga, le Ferrari dietro, le McLaren rassegnate. Al 24° giro i demoni subalterni della meccanica hanno giocato un brutto scherzo al guerriero di rosso vestito lasciandolo in panne lungo la pista. Ma la rabbia e le imprecazioni dell'eroe prediletto non sono giunte inascolatate al cielo. Le divinità dell'Olimpo germanico hanno immediatamente posto mano al fato: dopo 4 giri Coulthard parcheggiava sul prato con il motore in fumo. E per non lasciare che un colombiano, un Calimero latino, si fregiasse della vittoria nella foresta sacra di Hockenheim, Thor, con le sembianze di un meccanico della Williams ha bloccato con il suo martello il bocchettone della benzina della macchina di Montoya durante la sosta per il rifornimento, fino a quando il calore non avesse prodotto i suoi nefasti effetti su bielle e pistoni. Eliminato così il compagno di squadra-rivale, Ralf, il più giovane cavaliere della famiglia Schumacher, ha potuto conquistare l'alloro senza troppa fatica, senza nemmeno sostenere un vero duello. Al di là delle ricostruzioni mitologico-fantastiche le vicende del GP di Germania hanno confermato quello che tutti già sapevano; ovvero che Coulthard non è un avversario serio (9 punti nelle ultime 6 gare sono una media da retrocessione), che per la Ferrari è un anno di grazia e che il campionato è finito da un pezzo. Per i festeggiamenti ufficiali occorrerà aspettare il GP di Ungheria del 19 agosto, ma si tratta di una semplice formalità.
La Prost di Luciano Burti tampona la Ferrari di Michael Schumacher, che procede lentamente dopo la partenza. La macchina decolla e atterrando sfiora la Arrows di Enrique Bernoldi che viene colpita da una ruota impazzita. Tutti i piloti escono illesi dall'incidente.
84 Schumacher M.
47 Coulthard D.
41 Schumacher R.
40 Barrichello R.
19 Hakkinen M.
15 Montoya J.
11 Villeneuve J.
10 Heidfeld N.
9 Raikkonen K.
9 Trulli J.
6 Frentzen H.
5 Panis O.
4 Fisichella G.
4 Irvine E.
4 Alesi J.
2 Button J.
1 Verstappen J.
1 De La Rosa P.
Presentazione: la nuova stagione, i protagonisti, il mercato piloti.
I piloti: da Schumacher a Hakkinen, i gladiatori della Formula 1.
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I ventidue cavalieri del circus: dal veterano Alesi (37 anni e 184 G.P.) a Kimi Raikkonen, esordiente baby driver di 21 anni, passando per i mostri sacri Schumacher e Hakkinen. Vita e miracoli (la morte è meglio non evocarla) di alcuni degli uomini più invidiati del pianeta (soldi, donne, pericolo, residenza a Montecarlo). Ognuno provvisto di sito ufficiale.
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Ferrari F2001 e McLaren Mercedes MP4/16: le vetture regine del campionato che va a incominciare sono sempre loro. A debita distanza seguono le altre nove scuderie con ambizioni diverse. La Williams e la Jordan a contendersi il ruolo di terza forza; Benetton e Prost in vesti di possibili outsider e le altre che puntano a fare più giri possibili per accontentare gli sponsor.
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L'anno scorso nessuno lo conosceva, non aveva nemeno un sito personale, era stato preso come seconda guida della Minardi, la scuderia più povera della Formula 1. Nonostante questo, anzi proprio per questo, noi abbiamo creduto in lui. E lui non ci ha traditi.