Tra il 1980 e il 1990 in Australia i morti per attacco di squalo sono stati 20, contro i 10 provocati da punture di insetto o i 19 per fulmini. È stato anche calcolato che negli Stati Uniti il rischio di morire per effetto di un fulmine è trenta volte superiore a quello di essere divorato da uno squalo. Delle circa 350 specie note di squali, quelle che di certo hanno attaccato l'uomo almeno una volta sono una trentina e solo 12 si possono considerare autenticamente pericolose. Il rischio vero è invece che questa specie si estingua in seguito alla pesca indiscriminata a cui è sottoposta. Dallo squalo si ricavano vari prodotti commercialrmente remunerativi: la carne viene mangiata, la pelle utilizzata in pelleteria, dal fegato si ricavano oli cosmetici, per non parlare del collezionismo di denti e mandibole. La zuppa di pinna di pescecane è considerata una prelibatezza nella cucina orientale, un genere di lusso come l'aragosta per noi. Molto spesso lo squalo viene pescato solo per la pinna, mutilato e ributtato in mare.
Considerando che lo squalo non è prolifico, ha un ciclo vitale piuttosto lungo e raggiunge la maturità sessuale tardi, i rischi di estinzione per questa specie si fanno ogni anno più concreti. E mentre le balene e delfini godono per così dire di buona stampa e non mancano di agguerriti difensori, gli squali non raccolgono molte simpatie tra la gente. I danni che potrebbre derivare all'ecosistema marino dalla scomparsa di questo superpredatore sarebbero tuttavia incalcolabili: posti ai vertici della catena alimentare (come i leoni o le tigri sulla terraferma) essi provvedono alla eliminazione degli esemplari deboli o malati delle altre specie, ne stabilizzano e controllano la popolazione.
Negli utlimi anni molti pregiudizi e false opinioni contri gli squali sono caduti e sono sorte organizzazioni che reclamano tutela e protezione per l'ex mostro degli abissi.